
di Francesco Pontelli
“La politica è l’arte del possibile la scienza del relativo” .
Otto von Bismack.
Tanto il mondo della politica Nazionale quanto quello europeo hanno sempre interpretato questa massima della sua definizione più ampia. Fino ad arrivare ad una sua versione la quale non intende il “sentiment” ed il conseguente voto degli elettori una variabile fondamentale nella elaborazione delle priorità politiche degli stessi vertici politici.
Non comprendere, in questo preciso momento, come esista una forte avversione nei confronti dell’attuale Presidente della Commissione Europea di una larga fetta di elettorato moderato in relazione tanto alla gestione della pandemia, ma soprattutto per gli effetti della guerra russo-ucraina rappresenta un errore di dimensioni ciclopiche raramente registrato in passato.
Di conseguenza oggi, a pochi mesi dalle elezioni europee, il dichiarare oggi da parte di tutte le forze popolari di centro, o che si dichiarano in grado di interpretare le aspettative di questa importante fetta di elettorato non estremista, il proprio appoggio politico alla sua ricandidatura rappresenta un insulto nei confronti dei propri elettori.
Innanzitutto, questa mancanza di capacità di comprendere questo malessere rappresenta una forma di mancanza di sensibilità e di rispetto nei confronti degli elettori.
Questi cittadini altamente scontenti delle conseguenze di una ideologica deriva del green deal ma soprattutto delle nefaste conseguenze occupazionali, non troveranno più un riferimento politico.
Al centro dello schieramento politico si azzera la possibilità di manifestare il proprio dissenso nei confronti delle strategie adottate dalla Ursula Von der Leyen, in quanto percepite come avverse alla crescita economica ed occupazionale del continente europeo.





