
di Giulio Galetti
Mi sono forse perso qualche corteo*.
Sepideh Rashno, scrittrice e poetessa nota per la sua opposizione all’hijab obbligatorio, è stata condannata a tre anni e undici mesi di reclusione. La prigione di Evin l’aspetta.
È il carcere più famoso in Iran. Il 15 ottobre del 2020 un rogo misterioso si sprigionò nel reparto femminile della prigione di Evin, la più temuta dell’Iran. Quanto accaduto nel carcere è ancora un mistero anche perché, così come per tutto il resto, nella Repubblica islamica degli ayatollah non sono ammesse indagini indipendenti.
Dietro le sbarre ci sono prigionieri politici, dissidenti e comuni cittadini, una gran parte di giovani manifestanti alla protesta antigovernativa che scosse la Repubblica islamica a guida sciita.
Familiari e amici di alcuni detenuti e prigionieri politici, denunciano quanto successo quella notte e sono gli autori di un documento e di un file audio ove è contenuta la voce di chi c’era quella tragica notte nel reparto numero 7, quando rimasero uccise in 50. l regime iraniano ammise la morte di sole 8 detenute.
Nel luglio 2022, Sepideh Rashno era stata arrestata e costretta a dichiarare la sua resipiscenza alla TV di stato dopo aver indossato male l’hijab obbligatorio e aver protestato contro ‘interferenza di una donna di nome Rayeheh Rabiei, che l’aveva redarguita su un autobus per il velo posizionato male. Prima di questo incidente, Rashno aveva precedenti di arresti e condanne derivanti dalle sue attività.
Durante il processo Sepideh è stata multata di un milione e mezzo di toman per essersi presentata in tribunale senza indossare l’hijab obbligatorio.
* Non ho avuto notizia di sit-in, cortei, manifestazioni o altre forme di protesta nei confronti di questi criminali patriarcali, magari ero distratto…





