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DIVORZIO, RICORDI PANNELLIANI

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di Valter Vecellio
 
Il 12 e 13 maggio 1974 (giusto mezzo secolo fa), ha luogo il primo referendum abrogativo: promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani, con le firme raccolteanche  in diocesi ed oratori, unitamente al sostegno dell’allora Movimento Sociale di Giorgio Almirante; si voleva così cancellare con il voto popolare la legge istitutiva del divorzio (1 dicembre 1970, primi firmatari il socialista-radicale Loris Fortuna e il liberale Antonio Baslini).
Non mancheranno nei prossimi giorni e settimane storici della sesta giornata che racconteranno come sono andate le cose: una storica battaglia politica di cui ognuno cercherà di strappare una quota di merito.
Gioco d’anticipo e racconto la storia come a suo tempo la raccontò Marco Pannella che ne fu campione e protagonista. Lo faccio sulla base di corposi appunti presi mentre ascoltavo lo stesso Pannella in quella stanza che era il suo ufficio a via di Torre Argentina 76,  che ora è la sede della Fondazione che porta il suo nome. Lo ascoltavo e lo interrogavo perché preparavo un libro su di lui (a sua insaputa; l’avesse saputo mi avrebbe forse detto di non perdere tempo e occuparmi di cose più serie).
Quel materiale raccolto, quei taccuini e altro ancora, finirà il più tardi possibile, in qualche archivio di fondazione. Al momento cerco di utilizzarlo al meglio. Chi legge si metta comodo, non sarà un racconto breve..
Qui comincia il racconto di Marco.
Per prima cosa mette in chiaro che quel referendum non lo voleva nessuno, radicali a parte. Occorre però fare un salto indietro: “Nei primi anni Sessanta quando con Mauro Mellini e gli altri rifondatori del Partito Radicale costituiamo la Lega per l’Istituzione del Divorzio, quasi solo Loris Fortuna è al nostro fianco. E un settimanale che pubblicava fotografie di donne con mutandoni che oggi fanno ridere, ma all’epoca facevano scandalo, “ABC”, diretto da Antonio Sabato, di cui si è smarrita memoria. E’ stato quel settimanale a fare da megafono della nostra battaglia. Varata la legge Gabrio Lombardi, Luigi Gedda, i loro comitati civici e l’ala più intransigente del mondo cattolico, sostenuti dall’ala più conservatrice del Vaticano, raccolgono le firme per un referendum abrogativo della legge”.
Accade, è sempre Pannella che parla, che “la sinistra, i laici, il PCI, perfino gli extraparlamentari di allora, fanno di tutto per evitare il referendum”.
Lo stesso Pannella confessa di aver avuto all’inizio qualche timore: “Poi Mellini mi convinse”. All’inizio c’è solo Fortuna a dare una mano: “La nostra testa di ponte alla Camera. Sandro Pertini ci viene incontro; ci aiutano, anche contro la linea ufficiale del Partito, Umberto Terracini, Fausto Gullo, Vittorio Vidali. Almirante fa una mezza promessa mai mantenuta. L’elenco di cerca di fermarci in ogni modo è lunga, comprende tutti i segretari dei partiti di governo, oppure sono indifferenti come il socialista Francesco De Martino o il liberale Giovanni Malagodi”.
Pertini è presidente della Camera: vuole seguire le vie della procedura parlamentare. Pannella mette fretta: “S’infuria, chiama i commessi, minaccia di cacciarmi da Montecitorio, non ero parlamentare entravo come visitatore. Tempo dopo mi trovo a Milano, c’è anche Pertini. Non sapevo che ce l’aveva ancora con me. Mando avanti Enzo Tortora di cui ero già allora amico, con una lettera. Pertini in mezzo a tutti apre la busa, legge, bofonchia: questo è quel delinquente di Marco”.
Fanfani è presidente del Senato. Si comporta da perfetto garantista, rispetta i diritti e i doveri di tutti: “Si capiva che era sicuro di vincere. Ugo La Malfa era contrario: si preoccupava dei possibili effetti del referendum, Pannella farà saltare il centro-sinistra e ci porterà alla rovina”.
All’inizio della campagna per la legge Pannella va a parlarne con Mario Pannunzio: “Mi gela con una battuta: Pannella, lei porterà questo Paese nelle mani dei comunisti…”.
I comunisti, racconta Pannella, d’intesa con la DC fino all’ultimo cercano di aggirare il referendum: “Manca poco più di un mese dal voto e l’Unità mi accusa di essere pagato dalla DC. Terracini e Vidali mi chiamano per esprimermi solidarietà. Gullo fa parte della presidenza della LID. Galante Garrone è dei nostri. Ma un amico comunista mi rivela che Berlinguer ha paura che i divorzisti siano sconfitti”.
A proposito di Berlinguer racconta che per un certo periodo vivevano vicini: “La sera scendeva a portare a spasso il suo cane, un pastore tedesco. Se lo incontravo, passeggiavamo insieme parlavamo di politica. Ma sul fronte del divorzio la storia dei vecchi leader del partito che stavano con noi non gli piaceva. I nostri rapporti si raffreddarono. Me ne accorgo quando anziché chiamarmi Marco mi rivolge un gelido Pannella”.
Andreotti: “L’unico che intuisce fin dall’inizio il pericolo per la DC. Alla vigilia di un primo voto decisivo, sulla costituzionalità della legge, presagisce la sconfitta. Lo incontro per caso all’uscita della Camera di via della Missione… Mi vede e mi ferma: Pannella, smetta di digiunare, ce l’avete fatta…”.

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  • Redazione

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