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DINO MADAUDO, LA SOCIALDEMOCRAZIA COME SCELTA DI VITA

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Maurizio Ballistreri

E’ un viaggio nella politica della I Repubblica, la “bella politica”, quella costituita da ideali, impegno sociale, rapporto con le collettività ed anche di conflitti ideologici e di lotte per il consenso, quella che Dino Madaudo compie nel suo libro autobiografico dal titolo “Memorie di vita politica”, per la Collana della Fondazione Saragat, 2024, curato dalla giornalista Serena Manfrè, con un volume di appendice che raccoglie alcuni dei suoi scritti e discorsi.

Madaudo, esponente nazionale del Partito socialdemocratico, deputato per quattro legislature al Parlamento dal 1979 sino al 1994, consigliere comunale di Messina dal 1964 sino al 1993, è stato sottosegretario di Stato prima alla Finanze nel Governo-De Mita e nel IV e VII Governo-Andreotti e poi alla Difesa nel I Governo-Amato, ha sempre svolto l’attività di imprenditore del settore vinicolo: citando Max Weber “un politico di professione e non per professione”, riscontrato da numerosi riconoscimenti tra qui ben quattro lauree honoris causa.

Il libro di Madaudo narra di un impegno politico legato ai valori ed ai programmi della socialdemocrazia italiana ed europea, con l’ammirazione per Giuseppe Saragat, segnato dal racconto di un dialogo con il fondatore del Psdi e Presidente della Repubblica che apre il volume, in cui le vicende del suo impegno di dirigente di partito e di uomo delle istituzioni, si intrecciano con quelle familiari, con l’amore verso i genitori, la moglie, i figli, ma anche la cifra di un uomo legato al valore dell’amicizia, radicato nel suo territorio, al servizio dei cittadini.

Si può ben parlare di un socialismo democratico e riformista di tipo umanitario e popolare, per l’emancipazione dal basso delle classi sociali più deboli attraverso l’azione politica ed amministrativa, sul modello del “riformismo municipale” di uomini come Prampolini e Massarenti.

E la lettura dei volumi di Madaudo propone alla riflessione del nostro tempo il pensiero e la prassi dell’autentico socialismo democratico, consentendoci di misurarci con la sfida di verificare se la lezione della storia, hegelianamente intesa proprio secondo il pensiero di Saragat, la “forza creatrice”, abbia ancora un suo valore e una potenzialità intrinseca.

Si può ben parlare del “riformismo del fare” quello di Madaudo, con una forte caratterizzazione unitaria verso il Partito socialista a Messina, non colta nelle sua potenzialità dal Psi negli anni Settanta e Ottanta del ‘900, di contrasto alle logiche notabilari del tempo nella città dello Stretto, con un metodo non intellettualistico di risolvere il problema delle profonde disuguaglianze economiche e sociali causate dalla posizione in cui gli individui vengono a trovarsi nella società; al di là e in alternativa alle prospettive “messianiche” riconducibili all’impianto ideologico di quella sinistra, che al tempo guardava all’interpretazione leninista di Marx. E’ proprio nella scelta per questo impianto concettuale, si rileva la cifra politica e sociale di Madaudo, fondata su una prassi riformista intesa a rimuovere il peso delle costrizioni socio-economiche, attraverso l’eliminazione degli ostacoli destinati a condizionare le possibilità di piena realizzazione della persona umana, in un rapporto dialogico con l’umanesimo cristiano e il liberalismo democratico, testimoniata, quest’ultimo, dalla prefazione al libro scritta da Enzo Palumbo, già senatore del Partito liberale.

E così, nelle intense pagine del leader socialdemocratico scorrono le immagini del ruolo del Partito socialdemocratico a livello nazionale, con i rapporti con Pietro Longo, Franco Nicolazzi, Luigi Preti, Mario Tanassi, ma anche con Bettino Craxi per la prospettiva di una Unità socialista che Madaudo interpretava aperta dopo il crollo del Muro di Berlino agli eredi del Pci, assieme alle battaglie sul territorio per il risanamento urbano e per la difesa dell’occupazione, condotte con un partito a lungo relegato per volontà della Democrazia Cristiana nella città di Messina all’opposizione, dal 1970 sino al 1990, periodo in cui il Psdi con il protagonismo di Madaudo cresce elettoralmente, soprattutto nelle zone popolari, prima che la tempesta mediatico-giudiziaria – che non toccò l’esponente del Psdi – con sullo sfondo i “poteri forti” finanziari italiani ed internazionali, travolgesse la politica della I Repubblica,

Le “memorie di vita e politica” sono indubbiamente un contributo per la ricostruzione di un periodo fondamentale della vita politica nazionale, siciliana e messinese, con l’affermazione a sinistra dei valori del socialismo democratico e del suo metodo gradualista, che costituisce la scelta di vita dell’Autore, dando riscontro alla frase pronunciata da Saragat nell’incontro con l’Autore che apre il volume: “Caro Madaudo, la nostra idea è destinata ad andare avanti…malgrado noi”.

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  • Redazione

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