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DIGITALIZZIONE, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E REDISTRIBUZIONE

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di Ugo Busatti

Paolo Benanti, 49 anni, frate francescano, docente di Bioetica, Etica delle tecnologie e Artificial Intelligence alla Pontificia Università Gregoriana ha scritto un interessantissimo articolo pubblicato su 7, al quale vorrei riferirmi per continuare il percorso che ho intrapreso nel tentativo di capire dove stiamo andando e dove dovremmo andare nel nostro immediato e a medio termine futuro.
Parlo ovviamente della digitalizzazione e della intelligenza artificiale. Il punto centrale a mio avviso é definire chi alla fine é il beneficiario di questo viaggio dell’umanitá. ” La tecnologia digitale, che attualmente naviga su un’onda di esuberanza irrazionale per un AI onnipresente, è in piena espansione, mentre l’idea di una prosperità condivisa sembra essere diventata una chimera malinconica.” Con questa frase a mio avviso il Frate disegna perfettamente il presente e cosa ci aspetta.
L’articolo spazia tra commenti a libri e visioni di come si sviluppa la IA negli USA, nella UE, ed in Corea. Per chi é interessato al tema suggerisco la lettura dell’articolo.
Io invece, pur prendendo spunto dallo stesso, vorrei fermarmi un momento a riflettere sulle conseguenze asincrone dello sviluppo tecnologico.
Il mantra odierno é sostituire l’uomo in tantissime attivitá. Si dialoga con le macchine. In banca, alle poste, negli uffici pubblici, alle pompe di benzina. E dunque: cosa ne facciamo dei “sostituiti”? Alcuni possono essere reimpiegati, formati, aggiornati. Ma gli altri?
E ancora: per sviluppare le tecnologie, servono (ancora per poco, fintanto che le macchine non prenderanno il comando) persone con competenze. E badate, bene, persone che parlano una lingua diversa, per noi cittadini normali, incomprensibile. Quindi si apprestano a formare una casta che avrá il potere economico derivante dalla conoscenza. Lo sviluppo scientifico prevarrá su quello delle scienze umane. E ci costringeranno a seguire. Volenti o nolenti.
E ancora: i meno competenti o anche semplicemente i meno utili, verranno mandati a casa. E cosa faranno? Come sopravviveranno? Per ora con i lavoretti in nero, ma poi, quando inevitabilmente il contante sparirá, come mangeranno?
E ancora: lo spostamento dei profitti e la creazione di imperi economici sempre piú grandi, come produrrá ricchezza diffusa senza la quale anche i consumatori tenderanno a sparire? Come Re Mida. Vogliono trasformare in oro tutto quello che toccano, ma poi moriranno di fame e di sete, perché anche il cibo diventerá oro, dunque non digeribile.
“Solo ciò che sa garantire un benessere economico e sociale per tutti può essere considerato come vero progresso.”, ci ricorda Frate Paolo, ed ha ragione. Se non ci sará una redistribuzione della ricchezza artificiale generata dalla Intelligenza artificiale, ci sará una crescita delle disparitá e del malessere che non sará artificiale, ma reale.
 

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  • Redazione

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