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DIAMO IL GIUSTO VALORE AI BENI SIA MATERIALI CHE IMMATERIALI

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“Hic et nunc” traducibile in “qui e adesso” esprime la esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova l’opera d’arte. Concetto associato all’autenticità, all’autorità della cosa volta con la sua effettiva presenza e proprio per questo collocata nella tradizione dell’eredità culturale, a valorizzare l’aura che la riproducibilità tecnica, introdotta grazie a mezzi come la fotografia e il cinema, ed ora con la Intelligenza artificiale, non è in grado di riprodurre.
 
Il saggio probabilmente più noto di Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” (1936), è una delle prime riflessioni sul rapporto tra arte e sviluppo dei nuovi mezzi tecnici fotografici e cinematografici. Oggi elevato alla ennesima potenza dalla AI.
 
Il tema sul quale vorrei riflettere però, riguarda il concetto di “aura”. Tutto umano. E per certi versi figlio di una costruzione mentale.
 
Possiamo riprodurre perfettamente la Gioconda, il quadro forse più famoso al mondo, ma migliaia di persone ogni giorno si fermano al Louvre davanti all’originale. Perché? Non vedono nulla di nuovo. Credo chiunque di noi ha visto e rivisto foto, poster, riproduzioni di ogni tipo dell’ enigmatico sorriso. Ma quel che conta, è poter dire o pensare di aver visto da vicino il quadro. L’originale.
 
Concetto replicabile con oggetti normalissimi venduti ad una qualunque asta a prezzi non corrispondenti all’oggetto, che però acquista un valore speciale perché appartenuto a qualcuno famoso. Anche questo oggetto si arricchisce della fantomatica “aura”.
 
E mentre quanto sopra descritto vale per certe situazioni, per altre lavora al contrario. La rappresentazione teatrale dovrebbe essere al massimo della considerazione, data l’unicità della stessa. E quella cinematografica dovrebbe invece essere svilita dalle infinite riproduzioni della stessa interpretazione. Eppure non è così. Il “divismo” è molto più sviluppato nel cinema che nel teatro.
 
Tutto ciò solo per sottolineare quanto la nostra società sia pervasa da falsi valori, e segua falsi idoli, che in realtà ci vengono imposti fin da piccoli. L’oggetto in se tende ad acquistare valore per certe condizioni, che sono artificiali e indotte. E molto spesso in relazione all’altro concetto di “esclusività” che marcia affiancato all’ egoismo.
 
Allora, se a mente fredda si può facilmente capire la non necessità di tutto ciò, non è possibile che attribuiamo valore esagerato a situazioni che in realtà non ne hanno? Forse dovremmo fare un bagno di salute mentale e ritornare con i piedi per terra, smettendola di divinizzare oggetti e situazioni che oltre la loro effettività “hic et nunc” non hanno altro.
 

Autore

  • Redazione

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