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Demografia, ricchezza e consumi

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Sono questi i principali driver della Longevity Economy, la grande economia dei prossimi decenni che trasforma in opportunità l’invecchiamento della popolazione italiana

Il tema demografico è all’ordine del giorno ma discutendo di invecchiamento molto spesso il fenomeno viene interpretato esclusivamente come un maggior costo per lo Stato e per le famiglie.

In realtà, la sfida posta dalla longevità può rivelarsi un’ottima opportunità di crescita e investimento per il Paese, con ricadute proficue per l’occupazione, il settore dei servizi, per attività commerciali e produttive dedicate, così come per il mondo della finanza in genere.

Si tratta della Longevity Economy, la grande economia dei prossimi decenni descritta nell’ultimo volume del Professor Alberto Brambilla per Guerini e Associati “Longevity Economy. Da Silver a Longevity, la grande economia dei prossimi decenni”.

Perché parlare di economia della longevità? Se ne parla adesso perché negli ultimi ottant’anni abbiamo vissuto una trasformazione senza precedenti: la popolazione mondiale è cresciuta dai 2 miliardi del 1927 agli oltre 8 del 2026 e la vita media si è allungata di oltre vent’anni.

Per la prima volta nella storia, una quota sempre più consistente di cittadini sul totale della popolazione supera i 65 anni. Non è solo un cambiamento demografico ma una rivoluzione economica e sociale. E se ne parlerà nei prossimi decenni perché la Longevity Economy è mossa da almeno tre importanti driver: demografia, ricchezza e consumi.

Tendenze che emergono non solo dai dati messi a disposizione da Banca d’Italia, INPS, Istat e Ministero dell’Economia e delle Finanze ma anche degli esiti della seconda indagine demoscopica “Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani”, realizzata da Itinerari Previdenziali e Format Research su un campione di 5.120 over 50: la forte spinta demografica che aumenterà la platea coinvolta, l’ammontare e le caratteristiche della ricchezza detenuta da questi soggetti e la propensione al consumo verso alcuni particolari settori economici, dall’alimentazione alla sanità, dalla casa alla tecnologia.

La spinta demografica

Per la prima volta nel corso della millenaria storia dell’umanità, i Longennial in Italia, come del resto in molti altri Paesi sviluppati, non sono mai stati così tanti: secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, al 1° gennaio 2026 la popolazione over 65 è stimata in 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente; gli ultra-ottantacinquenni raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale; infine, gli ultracentenari ammontano a 24mila e 700 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente.

Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi con la più elevata speranza di vita (nel 2025 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne) e al primo delle classifiche per quota di anziani sul totale della popolazione.

Al 1° gennaio 2025, infatti, l’Italia presenta la percentuale più bassa di giovani (11,9%) e la maggiore over 65 (24,7%) e over 80 (7,8%). Questo squilibrio si riflette nell’età mediana, pari a 49,1 anni in Italia, oltre 4 anni in più rispetto alla media UE27 (44,9 anni), quasi 10 anni in più rispetto all’Irlanda (39,6) che presenta il valore minimo.

Dalle previsioni demografiche Istat scaturisce un’amplificazione di questo processo di invecchiamento, con la quota di popolazione anziana che crescerà ancora come conseguenza del transito verso le età senili delle consistenti generazioni degli anni del Baby Boom (nati negli anni Sessanta e prima metà dei Settanta).

Entro il 2050, infatti, la quota di over 65 anni salirà al 34,5% e la quota di over 80 arriverà addirittura a raddoppiare, toccando il livello del 13,6%.

Quota di over 65 e over 80 in Italia sul totale della popolazione
Quota di over 65 e over 80 in Italia sul totale della popolazione. Fonte: elaborazioni Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Istat, previsioni 2025 su base 2023

Dunque, in prospettiva si amplierà la platea dei “beneficiari” della Longevity Economy.

Tuttavia, non si modificherà solo la struttura per età della popolazione ma anche l’organizzazione sociale, a partire dalle famiglie spesso senza figli e alla fine mononucleari: le tendenze di breve e medio periodo mostrano un progressivo incremento percentuale delle persone sole che dovrebbero salire al 31,2% nel 2030 e al 32,7% nel 2040. Ciò significa che tra meno di vent’anni 1 Silver su 3 vivrà da solo.

Peraltro, nelle fasi più avanzate della vita, le implicazioni socio-sanitarie saranno significative: difficoltà motorie, compromissione delle normali attività quotidiane, malattie croniche, non autosufficienza, solitudine. Tutto ciò comporterà una visione del futuro differente da quella di oggi a partire dallo stile di vita, dal risparmio e dai consumi.

La ricchezza dei Longennial

Ma, fatto altrettanto importante rispetto al passato, questi soggetti sono i maggiori detentori di ricchezza, intesa come patrimonio sia mobiliare che immobiliare.

Come dimostrano i dati forniti dalla Banca d’Italia, le due fasce di popolazione che rientrano nel perimetro della Longevity Economy, e cioè dai 50 ai 64 anni e dai 65 anni in su, dispongono di un reddito più elevato rispetto alle altre classi di età e hanno saputo reagire meglio nei periodi di crisi economica.

Nel 2022 (ultimo anno disponibile) la popolazione over 65 dispone del reddito medio equivalente per caratteristiche del capofamiglia più alto e pari a 24.090 euro, seguita da quella di età compresa tra i 51 e i 65 anni con 23.110 euro.

In particolare, la fascia over 65 nel 2006 aveva un reddito medio equivalente di poco superiore a 17mila euro; sedici anni dopo, registra un tasso di crescita pari al 41,7%.

Ulteriore conferma arriva dai dati relativi alla ricchezza netta familiare media per caratteristiche del capofamiglia: nel 2022 le famiglie con capofamiglia di età compresa tra i 51 e i 65 anni dispongono di una ricchezza pari a 313.567 euro e quelle con capofamiglia over 65 pari a 304.489 euro, i valori più alti tra le fasce d’età considerate.

Proseguendo nell’analisi dei dati della Banca d’Italia, è possibile calcolare la ricchezza mobiliare e immobiliare dei Longennial. Iniziando con la ricchezza finanziaria al netto delle passività, vediamo che le famiglie con capofamiglia tra i 51 e i 64 anni di età hanno una ricchezza finanziaria media netta di 203.267 euro, seguite dalle famiglie con un over 65 (197.394 euro).

Moltiplicando per il numero delle famiglie, risulta che le prime hanno una patrimonializzazione di 1.733 miliardi (37,26% del totale) e le seconde di 1.797,86 miliardi (38,65%). Queste due classi di età – che “formano” la Longevity Economy – possiedono, dunque, il 75,91% dell’intera ricchezza finanziaria italiana.

Patrimonio mobiliare e immobiliare medio per età del capofamiglia (migliaia di euro)
Patrimonio mobiliare e immobiliare medio per età del capofamiglia (migliaia di euro)

Procedendo con lo stesso metodo per il calcolo della componente reale/immobiliare, si può stimare che la ricchezza delle famiglie over 65 ammonti a 281.021 euro, leggermente più bassa della fascia 51-64 anni, pari a 289.384 euro, probabilmente per il passaggio di qualche proprietà immobiliare dal capofamiglia ai figli o nipoti.

La ricchezza reale im­mobiliare complessiva per le famiglie over 65 quindi sarebbe pari a 2.559,5 miliardi di euro, pari al 38,64% dei 6.629 miliardi di ricchezza reale complessiva e il 44% della ricchezza immobiliare (5.808,5 miliardi di euro).

Le famiglie con un over 50 raggiungono invece una patrimonializzazione di 2.467 miliardi, pari al 37,26% del totale; il che porta le due fasce d’età a possedere il 75,9% del totale Italia.

La propensione al consumo

Se, come emerge dai risultati della già richiamata indagine demoscopica, il maggior desiderio dei Longennial è vivere il più a lungo possibile in buona salute e invecchiare attivamente, si può ragionevolmente supporre che buon parte dei consumi di questa fascia della popolazione saranno destinati verso beni, servizi e, più in generale, attività economiche legate al raggiungimento di questi obiettivi.

Dalle rilevazioni Istat sulla spesa per consumi delle famiglie italiane nel 2024 emerge, infatti, una maggiore propensione dei Silver ai consumi di qualità con particolare attenzione ai consumi “sani”, quindi meno alcolici e tabacchi rispetto alle fasce più giovani della popolazione.

Più in generale, subito dopo le spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che pesano di più per le persone sole con almeno 65 anni di età (48,2% della spesa mensile, pari a 864 euro) e le spese per la sanità che continuano a caratterizzare le famiglie con persona di riferimento con almeno 65 anni di età, sia che viva in coppia senza figli (5,8%, 164 euro al mese) sia che viva sola (5,7%, 103 euro), i Silver concentrano maggiormente i consumi verso quei beni e servizi utili a preservare la propria salute fisica e mentale, attività di svago comprese.

In questo contesto, il sistema economico, produttivo e dei servizi sta progressivamente prendendo atto delle nuove esigenze e si sta attrezzando di conseguenza proponendo soluzioni studiate specificamente per questa fascia di popolazione, quali servizi e prodotti finanziari e assicurativi calibrati, prodotti alimentari, farmaceutici e nutrizionali specifici, mezzi e attrezzature per favorire l’autonomia e la mobilità, strumenti di domotica, device e piccoli elettrodomestici per il controllo a distanza della salute o servizi di assistenza per autosufficienti fino ai grandi non autosufficienti.

Nasce così una grande economia che crea occupazione aggiuntiva e che obbliga a superare un’immagine fin qui troppo stereotipata degli anziani: non (solo) soggetti prevalentemente bisognosi di assistenza, ma anzi platea attiva le cui specifiche necessità, se adeguatamente comprese e assecondate, possono diventare un’importante leva di sviluppo per il Paese e la società intera.

In collaborazione con Itinerari Previdenziali 

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