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DAVOS MAN

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di Savino di Scanno

Davos Man, termine coniato dallo storico Samuel Huntington viene portato alla conoscenza del grande pubblico dal giornalista Peter S. Goodman e diviene identificativo della elité radical chic progressista, ricchissima, influente in modo tale da governare mass media, istituzioni finanziarie, scelte governative e di opposizione, modellare sistemi sociali, il tutto al fine di garantire interessi economici privati in esclusiva in assoluto spregio di ogni controllo democratico avendo a libro paga le amministrazioni deputate a tale compito.

La sua espressione istituzionale è il World Economic Forum (WEF) fondato circa mezzo secolo fà da Klaus Schwab dimissionario il giorno 21 aprile a poche ore dalla notizia della morte di Papa Francesco a Roma.

Il Wall Street Journal in queste ore ci partecipa della ulteriore notizia che proprio il WEF ha aperto una indagine interna , a seguito di una denuncia anonima, circa possibili distrazioni di denaro della istituzione finanziaria proprio da parte di Schwab, come se quest’ultimo con tutti i mezzi finanziari a propria disposizione avrebbe avuto la necessità di far fare qualche prelievo bancomat ad un suo dipendente per favorire la moglie.

Sempre il Wall Street Journal in passato aveva pubblicato altre inchieste verso Schwab, anche in relazione di presunte molestie sessuali a danno di dipendenti.

Possiamo scrivere che con le dimissioni di Schwab il modello globalista è entrato in una fase di declino, modello questo che ha plasmato la politica internazionale finanziaria degli ultimi 30 anni.

Ci sarà tempo per tornare sulle tematiche squisitamente tecniche a riguardo, ma il fine di questo articolo è proporre una visione “laterale” degli eventi che si stanno vivendo in queste ore.

Roma è tornata “Caput Mundi” ed il fatto che ben 170 delegazioni politiche internazionali sono attese per il funerale di Bergoglio è la sintesi di un fatto, ovvero che cultura e geografia spesso coincidono.

Con Bergoglio, al secolo Papa Francesco, scompare un Papa di cui oggi i vaticanisti dell’ultima ora, novelli esperti di tuttologia, declamano doti e virtù di colui “Ex Cathedra Petri” nel bene e nel male non è stato lontano dalla contaminazione del “globalismo”, cosa ben diversa dal Principio di Universalità della Chiesa Cattolica Romana. Ma basta leggere i quotidiani, ascoltare trasmissioni televisive, visionare le amenità dei social ove ubriachi da bar scrivono le peggiori insensatezze, e nulla può essere ulteriormente scritto o discusso in quanto nulla di sensato può avere argomentazioni avverso il delirio degli stupidi.

In ogni caso, giusto il fatto che malgrado ulcere perforate a danno di esponenti politici di opposizione e travasi di bile dei giornalisti pagati profumatamente da società che godono benefici fiscali esteri, sabato 26 c.m. dopo il funerale del Santo Padre, mentre si assisterà alla proclamazione dell’ ” extra omnes” i cosiddetti potenti della terra si incontreranno per parlare ufficialmente di dazi rendendo merito alla intelligenza politica di Giorgia Meloni che sta vincendo per “palese supremazia di gioco” contro i vari professori della politica dai nomi famosi ed ossequiati dalla sinistra.

Per chi scrive, a ricordarlo solo un appassionato di letteratura, un breve ricordo accademico.

La Treccani ci illustra il significato di “gattopardismo” o comunemente “gattopardite s.f.” come atteggiamento tradizionalmente definito “trasformismo” , proprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato in un precedente regime, si adatta a una nuova situazione politica,sociale o economica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e privilegi della propria classe.

Nel “Gattopardo” scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il personaggio Tancredi Falconieri rivolgendosi allo zio Principe di Saline, esclamò che “..Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi..”

E’ uno dei massimi principi del Potere, della sua conquista ma soprattutto della sua conservazione.

E’ tattica e strategia di chi si sente investito nel riconoscere le famose patenti di democrazia ma solo per difendere la sua bella barca a mare o la villa in montagna, ma si scrive dei soliti camerieri nostrani.

Ai vertici della “catena alimentare” i grandi predatori , dotati di illimitati mezzi finanziari concentrati in non più di 4 Fondi di investimento internazionali, decidono chi come e quando investire i loro capitali nella assoluta massimizzazione di profitto, e ciò che ne deriva oggi, giusto il tramonto del “globalismo” è un “neo protezionismo” di cui la politica dei dazi, da sempre in essere, è solo l’ennesimo specchietto per allodole ed allocchi tanto per far parlare i burattini mestatori di menzogne e falsità.

Assisteremo all’ennesimo show, e per quanto riguarda il nostro Bel Paese finito di cantare “Bella Ciao” tutti a portare barche e canotti a mare.

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  • Redazione

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