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DA “IERI OGGI DOMANI” DI CARMINE PARADISO

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IERI OGGI DOMANI  1° Edizione maggio 2020
 Capitolo I     CORNICE DEI TEMPI
 
“Riesco a vedere il Mondo come dovrebbe essere, 
lo squilibrio rende la vita insopportabile”.
Afferma con la sua caratteristica flemma, che potrebbe definirsi britannica, se non appartenesse ad un dandy belga, orgogliosamente tale, l’investigatore Hercule Poirot, protagonista, tra l’altro, del celebre romanzo di Agatha Christie “Assassinio sull’Orient Express” – “Murder on the Orient Express”. 
Povero Poirot, se vivesse nel Mondo contemporaneo, ne riceverebbe un nocumento fatale, in un omnicomprensivo squilibrio dei sistemi di vita degli individui e della società. La sua mente aritmetica, matematica, dalla precisione geometrica, chirurgica, gli permetteva di collegare soggetti, eventi ed indizi unendoli tra di loro con linee rette e curve. 
Il suo ragionare, avvezzo ad una logica stringente, gli consente di analizzare fatti, persone e circostanze anche insignificanti, attraverso una formidabile, magica lente d’ingrandimento che ne elimina le distorsioni, svelandogli i più segreti aspetti delle cose. 
Se, con il suo habitus mentale, Poirot fosse stato catapultato, con una fantascientifica macchina del tempo, a vivere nel ventunesimo secolo, epoca di transizione, avrebbe collassato, precipitando in un default di neuroni da obnubilargliene le facoltà, privandolo della capacità d’interpretare correttamente il susseguirsi degli anomali eventi contemporanei. 
Nella turbolenta epoca di transizione che stiamo vivendo, si assiste ad una trasformazione epocale che resterà nella Storia, diversa da ogni periodo precedente, nella quale sono presenti i fermenti di un nuovo Mondo, le cui regole cambieranno la vita sulla Terra, non è dato sapere se in meglio o in peggio.
Sarebbe una fortuna se i vertici della gestione della cosa pubblica universale, potessero giovarsi del talento di un investigatore con simili caratteristiche o avessero essi stessi la capacità di prevenire o correggere le devianze della società e della politica contemporanee, adottando un sano buon senso nella gestione amministrativa degli Stati. Il compito è improbo, di ardua soluzione, non tanto per la complessità della materia in sé, comunque superabile con studio e metodo, bensì per i danni e le perversioni accumulatisi in tanti lustri nella società mondiale, per i più diversi e nefasti interventi economici, finanziari e politici, da richiedere la riscrittura globale dei meccanismi gestionali della cosa pubblica. Un’opera immane che richiederebbe una rivoluzione copernicana che modifichi strutturalmente la società mondiale.. 
Gli equilibri consolidatisi tra i poteri internazionali, i legami tra Stati, i collegamenti finanziari ed economici, non possono dissolversi d’incanto, sparsi al vento come polline di fiori, dovendo pur seguire una loro rielaborazione che necessita di un processo lungo e faticoso, alla ricerca di un nuovo e differente equilibrio tutto da inventare e sperimentare.
L’Umanità, dopo aver attraversato un deserto costellato d’infinite tragedie, pericoli e sofferenze, dopo un turbolento passato ricevuto in eredità, avverte il desiderio, anzi la necessità di recuperare il tempo perduto, di sanare le ferite subite, nel disperato tentativo di scongiurare il ripresentarsi di mostri già conosciuti.
Serve un lavoro certosino a più mani e su molteplici livelli, attraverso un’universale e volenterosa collaborazione ricostruttiva, ponendo attenzione a non ripercorrere i medesimi perversi percorsi, evitando devianze sempre in agguato. È la cornice di un viaggio nel regno delle utopie. Ma disperare non è mai consigliabile.
Dopo il secondo conflitto mondiale del ’900, a causa delle condizioni createsi per perdite di vite umane, distruzioni materiali e terrore, si crearono i presupposti e le condizioni oggettive per riportare ordine e regole condivise tra Nazioni, onde prevenire nuove tragedie, consentendo una rinascita globale in tutti i Paesi e Continenti, anche a seguito del crollo economico.
Gli organismi internazionali identificati dai noti acronimi, ONU, CEE, NATO, WTO, OMS, PATTO DI VARSAVIA, frutto della diplomazia internazionale e del contemperarsi di opposte e contrastanti esigenze e visioni egemoniche, nacquero con la finalità di avere a comune denominatore il medesimo fine di tutelare le comunità al loro interno e verso l’esterno, incentivando collaborazione, mutuo soccorso, produzione, a livello culturale e commerciale.  
Un circolo virtuoso trovò la forza di emergere dalle macerie, dettato dalla paura del passato, animato da un progetto positivo che garantisse un florido, produttivo e sereno futuro, dissuadendo i singoli Stati da perverse iniziative autonome. Sino al 1939, pur a seguito del rivoluzionamento della mappa euroasiatica che vide il crollo di imperi secolari, l’ancien regime pervadeva ancora gli Stati, succubi d’antiche visioni politiche espansionistiche di conquista territoriale, secondo schemi consolidatisi dall’inizio dell’epoca storica.
La novità rappresentata dal nuovo meccanismo virtuoso faticosamente intrapreso nel secondo dopoguerra, funzionò per alcuni decenni, sebbene in un’atmosfera di continua e malcelata tensione e “guerra fredda”. 
Pace effimera e solo nell’Occidente del Mondo, in uno stato di tacita non belligerante tra potenze, combattuto per interposta persona, la cortina di ferro tra Europa Occidentale ed Orientale con egemoni USA e URSS. Guerre nel Sud-Est asiatico, interventi cruenti, rivoluzioni e neocolonialismo in America del Sud, Africa, focolai mai spenti nel tormentato Medio Oriente, Sud Est asiatico e zone limitrofe. Una pace presunta, costellata di endemica instabilità e sofferenza, tra mille dichiarazioni di buone intenzioni della diplomazia internazionale, belle parole, inutili vertici (summit !?), dichiarazioni d’intenti, nobili propositi, quasi sempre traditi, scontri bellici trasformatisi in cronici, tuttora vivi. 
Una pace mondiale tanto osannata quanto precaria, se non del tutto inesistente.
Segue…

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  • Redazione

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