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CROLLA LA DITTATURA DEI SOCIALISTI TAROCCATI DA SOROS E DAVOS

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La notizia è di quelle che danno il segnale che la dittatura è moribonda e che rimane solo, dopo la fine, da ripulire l’Occidente dalle macerie: tante, troppe.

Anche Black Rock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, ha abbandonato l’alleanza globale di società di gestione che lavorano per raggiungere la neutralità carbonica, la Net Zero Asset Managers Initiative (Nzam) lanciata nel 2021 allo scopo di ridurre l’emissione di CO2.

La decisione di Black Rock segue quella di altri sei
grandi del credito.

A luglio, l’iniziativa contava più di 325 membri, per un totale di 57,5 trilioni di dollari in asset in gestione. Secondo il sito web del programma, dal 6 dicembre sei società hanno abbandonato il programma: Goldman Sachs, Wells Fargo, Citi, Bank of America, Morgan Stanley e JPMorgan Chase.

Siamo di fronte ad un’inversione di tendenza notevole per un’azienda che un tempo era l’emblema del movimento per gli investimenti ambientali, sociali e di governance.

L’iniziativa era nata sotto l’egida dell’Onu, organizzazione internazionale sempre più inadatta ad affrontare i reali problemi del mondo e sempre più invasa da ideologie malate di élite del socialismo taroccato.

Anche la cosiddetta “cultura woke” sta per essere abbandonata da molte aziende, dopo i fallimenti di chi ha insistito su idiozie tipo mettere nei film medievali o nelle favole europee attori e attrici di colore in omaggio ai temi dell’inclusione.

Alcune aziende hanno iniziato a percepire che l’adesione a politiche woke potrebbe non essere sempre redditizia. Campagne pubblicitarie o iniziative aziendali percepite come opportunistiche o non autentiche possono portare a un calo delle vendite o a boicottaggi da parte dei consumatori.

Alcune aziende hanno preferito ridurre la loro esposizione a tematiche sociali controverse per evitare di alienare segmenti significativi della loro base clienti. Ci sono segnali di una certa stanchezza verso le politiche di “diversità e inclusione” (DEI) che non portano benefici concreti o che vengono viste come un peso amministrativo o finanziario.

Ad esempio Victoria’s Secret ha deciso di tornare a modelli più tradizionali di bellezza, riconoscendo che la loro strategia precedente non era più efficace dal punto di vista commerciale.

Walmart ha eliminato finanziamenti per eventi Pride e ha rimosso prodotti transgender dalla vendita, in risposta a minacce di boicottaggio.

Harley-Davidson, Meta e Google hanno tagliato programmi legati a tematiche di genere, segnalando un cambio di rotta.

Oltre a questi segnali, c’è stata, grazie all’azione di Elon Musk, la rottura della dittatura censoria nei social media, proni alla tecno finanza e alle sue ideologie correlate. Dittatura censoria sviluppatasi con la proposizione del pensiero unico politicamente corretto, ossia di un pensiero orwelliano controllato da élite politiche che si sono caratterizzate per essere la versione taroccata in chiave sorosiana e davosiana del socialismo.

Cosa è oggi il socialismo?

fabianismo e socialismo

E qui sorge la questione, in parte posta ieri da Pietro Imberti sul Nuovo Giornale Nazionale, di che cosa sia oggi il socialismo, considerato che tutte le politiche che oggi stanno crollando con le loro correlate ideologie-idiozie sono state sostenute e sono sostenute da formazioni politiche che si definiscono socialiste o eredi del socialismo.

Se stiamo aderenti all’idea che quella del socialismo democratico è un’idea di sostegno e di elevamento delle condizioni di vita delle classi lavoratrici in un quadro di competitività economica liberale, potremmo oggi ben dire che in Italia un leader della socialdemocrazia badgodesberghiana c’è già e si chiama Giorgia Meloni, ottima erede di Bettino Craxi.

La considerazione ci porta inevitabilmente a tentare di capire cosa siano i socialismi taroccati.

Il socialismo, negli ultimi decenni, si è trasformato in un partito radicale, elitario e nichilista; ha rinunciato ad essere riformista, come era stato dopo la svolta di Bad Godesberg e si è fatto assorbire e trasformare dalle logiche della finanza che, in alleanza con i neocon Usa, ha introdotto il globalismo, la delocalizzazione, la distruzione delle attività produttive, in America e in Europa, e ideologie orwelliane di marca fabiana, come il green, la lotta alla CO2, la destrutturazione dell’essere umano con il transumanesimo e la comprensione della libertà di pensiero, con la censura operata contro chi non si adeguava al pensiero unico politicamente corretto.

Perché è accaduto tutto questo? Perché il socialismo europeo è il tarocco del socialismo costruito dalle azioni delle Open Society di George Soros e dall’influenza delle teorie di Davos. Un tarocco venduto come asse portante di una sinistra a sua volta taroccata e trasformatasi, anch’essa, in un sistema politico radicale, elitario e nichilista.

La sinistra, nel suo complesso, ha rinunciato a porsi come interlocutore riformista del capitalismo è si è alleata con squali della finanza e grandi gruppi industriali.

Tutto quello che oggi si definisce sinistra o, peggio ancora, socialismo è la versione taroccata della sinistra e del socialismo, frutto di una svendita di un brand storico, figlio di una storia travagliata, ma mai arrivata a livelli così infimi.

Se vogliamo fare i conti con il socialismo è consigliabile un ripasso della storia, per non confondere un movimento politico serio, pur nelle sue contorte evoluzioni, dal ciarpame attuale.

Un riferimento interessante, tanto per cominciare, sono le internazionali del socialismo, che rappresentano uno sviluppo storico significativo del movimento socialista a livello globale, organizzate in diverse fasi o “internazionali” per promuovere la cooperazione tra i partiti socialisti e il proletariato internazionale.

La prima Internazionale (Associazione Internazionale dei Lavoratori, AIL) fu fondata nel 1864 a Londra, con Karl Marx che ne stese il programma e lo statuto. Obiettivi pratici includevano la limitazione della giornata lavorativa a otto ore. La Prima Internazionale fu caratterizzata da tensioni tra marxisti, anarchici (seguaci di Bakunin) e socialisti utopici (proudhoniani), culminando con la scissione e l’espulsione dei bakuniniani nel 1872. Si sciolse nel 1876.

La seconda Internazionale, fondata nel 1889 a Parigi, fu una federazione di partiti socialisti e laburisti europei. Propose riforme economiche e sociali e una politica antimilitarista, ma fallì con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando molti partiti socialisti sostennero i propri governi nazionali.

Un esempio molto concreto e a noi vicino è quello del socialista Benito Mussolini, diventato interventista e agente degli inglesi (lo fu fino alla fine dei suoi giorni) e, poi, duce del fascismo.

La Terza Internazionale (Comintern o Internazionale Comunista), fu fondata a Mosca nel 1919 sotto la guida di Lenin, con l’obiettivo di promuovere la rivoluzione mondiale del comunismo. Era fortemente egemonizzata dal Partito Comunista Russo e mirava a coordinare le attività dei partiti comunisti globali. Si dissolse nel 1943.

Infine, e qui arriviamo alla questione attuale, c’è l’Internazionale Socialista (IS): un’alleanza mondiale di partiti politici socialdemocratici e socialisti, fondata in forma moderna nel 1951 a Francoforte sul Meno. È l’erede della Seconda Internazionale e attualmente include più di 150 partiti da tutto il mondo. L’IS si riunisce regolarmente per discutere politiche comuni e strategie globali per il socialismo democratico, il riformismo e la giustizia sociale.

L’Internazionale Socialista (IS) e il Programma di Bad Godesberg sono legati in quanto il programma rappresenta una significativa evoluzione ideologica che ha influenzato molti partiti socialisti e socialdemocratici, tra cui quelli affiliati all’IS.

Il Programma di Bad Godesberg.

Nel 1959, il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) ha adottato il Programma di Bad Godesberg durante il suo congresso straordinario nella cittadina tedesca di Bad Godesberg. Questo programma ha segnato un cambiamento fondamentale nella politica della SPD, abbandonando formalmente l’ideologia marxista e accettando l’economia di mercato, la concorrenza e la proprietà privata, pur mantenendo un impegno verso la giustizia sociale e la riforma sociale. È stato definito come il passaggio da un “partito di classe” a un “partito popolare”, aperto anche ai ceti medi.

In sintesi, il Programma di Bad Godesberg ha rappresentato un punto di svolta non solo per la SPD, ma anche per l’evoluzione del socialismo democratico a livello internazionale, influenzando direttamente o indirettamente i membri dell’Internazionale Socialista.

Socialisti o laburisti?

Occorre, a questo punto, distinguere il riformismo socialdemocratico di Bad Godesberg dal laburismo inglese, perché questo è figlio della Fabian Society e delle sue teorie e ben poco ha a che fare con il socialismo riformista.

Se i socialisti che si ritengono eredi del socialismo democratico e riformista non prendono atto che il laburismo e il fabianesimo sono altro dal riformismo, saranno sempre succubi del marchio taroccato.

Fin dai primi giorni della sua esistenza, infatti, le idee politiche del Partito Laburista, furono fortemente influenzate dai Fabiani: Sidney Webb scrisse in gran parte sia la Costituzione del 1918 del partito (inclusa la clausola IV originale) sia il suo programma “Laburismo e il Nuovo Ordine Sociale“.

Quando il Partito Laburista conseguì la sua schiacciante vittoria nel 1945, così tanti Fabiani furono eletti (oltre 220) che il Partito Laburista parlamentare fu detto “sembrare proprio come una enorme scuola fabiana”.

Negli anni ’90, la Fabian Society ha avuto una grande influenza sulla modernizzazione del Partito Laburista.

Dal 1997, ci sono stati circa 200 deputati Fabian alla Camera dei Comuni, tra cui quasi tutto il gabinetto, inclusi Tony Blair, Gordon Brown, Robin Cook, Jack Straw, David Blunkett e Clare Short. La società ha perseguito il suo ruolo di “amico critico” del governo laburista.

All’inizio del XXI secolo, la società gioca un ruolo cruciale nella vita politica inglòese come sempre.

Alberto Castelli, nel suo saggio: “Il socialismo fabiano di Barbara Wootton”, scrive: “I fabiani condividono l’idea che il governo debba essere posto nelle mani di esperti selezionati in base alle loro abilità tecniche, perché solo così sarà possibile evitare gli sprechi e le ingiustizie tipiche della società capitalista”.[i]

“Accettare la democrazia rappresentativa, per i fabiani- continua Castelli – significa anche escludere radicalmente qualsiasi alternativa che preveda la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione dell’attività economica e politica. Le classi lavoratrici infatti, secondo i membri della Fabian So­ ciety, non possono avere la preparazione per dirigere strutture complesse; la loro funzione, quindi, in ambito democratico, non può che essere quella di respingere o approvare le proposte redatte da esperti. Il vero potere, insomma, deve essere nelle mani di tecnici selezionati da una apposita commissione in base alla loro abilità, senza alcun riguardo alla loro classe di appartenenza o ai loro interessi economici personali; mentre le istituzioni democratiche devono semplicemente svolgere funzioni di controllo”. [ii]

Le riflessioni dei fabiani daranno alimento alla nascita del Labour Party, che ne è la massima espressione politica.

Nel 1893, viene fondato, infatti, l’Independent Labour Party, le cui idee derivano in larga misura da quelle dei fabiani. Nel 1900, l’Independent Labour Party contribuisce alla formazione del Labour Representation Committee (Lrc) allo scopo di fare eleggere dei rappresentanti socialisti in parlamento. Nel 1906 il Labour Representation Committee cambia il proprio nome in Labour Party e, nella conferenza annuale del 1908, viene approvata una risoluzione che fissa la strategia politica (il gradualismo e il rifiuto della lotta di classe) e gli obiettivi di lotta (il controllo dei mezzi di produzione e distribuzione da parte dello Stato democratico) secondo un impianto tipicamente fabiano.

Qui giunti dobbiamo evidenziare come ci sia tra  il socialismo fabiano e quello di Bad Godesberg qualche concordanza, come l’abbandono della lotta di classe e la democrazia, ma come rimangano nel fabianesimo e, quindi nel socialismo fabiano laburista, dei tratti che lo differenziano radicalmente dal socialismo di Bad Godesberg.

In primo luogo, il laburismo, al di là delle parole, ha una vena totalitaria che è stata più volte dimostrata nell’ammirazione fabiana del bolscevismo, la qual cosa fa presumere che il marxismo non sia stato abbandonato, se non in superficie.

La seconda cosa è che il laburismo fabiano pensa ad una gestione statalista, e quindi ad una pianificazione statale dell’economia, molto simile ai piani quinquennali sovietici.

La terza cosa, ed è il tratto distintivo maggiore, è che il fabianesimo laburista vuole affidare la gestione dell’economia a tecnici di un’élite, escludendo i produttori, che, al contrario, sono i protagonisti della cogestione socialdemocratica tedesca.

Tutti tratti, quelli del fabianesimo laburista che possiamo riscontrare nelle logiche politiche dei cosiddetti socialisti europei, ossia dei socialisti taroccati da Soros e da Davos, con le conseguenti logiche di pianificazione (le auto elettriche entro il 35, il green delle case entro il 35, la lotta al climate change, la burocratizzazione di Bruxelles e l’affidamento della politica a tecnici, ottimati, competenti di varia natura e specie, possibilmente passati dalle parti della fabiana London school of economic).

Da quelle parti è passato, guarda caso, George Soros. Da quelle parti è passata Ursula von der Leyen. Da quelle parti è passato Romano Prodi.

E’ interessante vedere il panorama ampio degli italiani che hanno studiato alla prestigiosa università londinese dei fabiani.

Oltre a Prodi, ex Presidente del Consiglio italiano e Presidente della Commissione Europea, hanno studiato alla LSE:

Giorgio Napolitano, ex Presidente della Repubblica Italiana;

Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica Italiana;

Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle;  

Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio italiano;  

Franco Frattini, ex Ministro degli Esteri italiano;

Antonio Padellaro, Marco Travaglio ed Enrico Fierro, giornalisti italiani associati al Fatto Quotidiano;  

Lapo Elkann;  

Massimo D’Alema; ex Presidente del Consiglio italiano;  

Angelo Bagnasco, cardinale della Chiesa Cattolica.

Se allarghiamo il tiro vediamo che alla London School of Economics and Political Science hanno studiato, ad esempio, David Cameron, ex Primo Ministro del Regno Unito, George Osborne, ex Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Sadiq Khan, sindaco di Londra, Ed Miliband, ex leader del Partito Laburista del Regno Unito, Nick Clegg, ex Vice Primo Ministro del Regno Unito e leader dei Liberal Democratici.

L’elenco è lungo.

Interessante, sempre come esempio, che alla London School of Economics and Political Science (LSE), abbiano studiato Peter Rouse, Consigliere Speciale del Presidente Barack Obama e Paul Volcker, ex direttore della Federal Reserve e Capo del Consiglio per la Ricrescita Economica durante l’amministrazione Obama.

Niente di male ad aver frequentato la LSE, anzi, titolo di ottima educazione e formazione, ma tutti questi individui rappresentano una gamma di professioni e campi di lavoro che riflette l’impatto e la portata dell’educazione ricevuta, ossia l’influenza del socialismo fabiano

Da quelle parti è passato anche Carlo Rosselli.

“L’influsso del fabianesimo sul fenomeno socialista mondiale – scrive infatti in proposito lo storico Paolo Mazzeranghi – non è limitato allo scenario britannico, ma si proietta sul complesso di idee e di misure politiche ricorrente in quasi tutte le esperienze di socialdemocrazia – dichiarate e non – dei paesi occidentali nel secolo XX. Ciononostante, la conoscenza della realtà fabiana in quanto tale è stata piuttosto limitata, specialmente in Italia, dove l’interesse per il fabianesimo si coltiva soprattutto in ambienti socialisti “marginali” ed elitari. Per esempio, Carlo Rosselli (1899-1937), fuoriuscito politico durante il regime fascista e fondatore nel 1929 del movimento Giustizia e Libertà, nel 1923 incontra in Inghilterra i maggiori esponenti della Fabian Society, partecipa ai suoi dibattiti e frequenta la London School of Economics. Perciò è realistico ipotizzare che, proprio attraverso gli esponenti di Giustizia e Libertà e successivamente del Partito d’Azione, sia avvenuta un’impollinazione di fabianesimo del mondo politico italiano nel secondo dopoguerra”.[iii]

“Poiché il crollo del mito sovietico ha rimesso in gioco tutte le utopie socialiste – continua Paolo Mazzeranghi – , esse vengono ora veicolate proprio dai partiti che a tale mito facevano riferimento: quindi non è forse casuale che i Saggi fabiani vengano pubblicati per la prima volta in Italia nel 1990 dagli Editori Riuniti, da sempre legati al partito comunista. Quindi – ancora -, a fronte del reiterarsi di governi “tecnici” alla guida della Repubblica Italiana, è lecito evocare a suo proposito l’incubazione e l’incipiente realizzazione di un’ipotesi fabiana, “pragmatica” e di basso profilo ideologico, di Welfare State tecnocratico ad altissimo tasso di pressione fiscale e amministrativa, caratterizzato all’interno da una promossa e crescente atrofia del corpo sociale e all’esterno dalla riduzione a livello di sopravvivenza della sovranità statuale in un più ampio disegno mondialista”.[iv]

Dalle idee di Carlo Rosselli e di suo fratello Nello, uccisi dal fascismo, è nato il movimento Giustizia e Libertà, dal quale è poi sorto il Partito d’Azione, nato nell’estate del 1942 e costituito principalmente da militanti del movimento Giustizia e Libertà, molto attivo già a partire dal 1929, che si basava su presupposti liberal-socialisti, antifascisti, socialdemocratici e repubblicani.

All’atto della nascita del Partito d’Azione furono approvati sette punti della piattaforma politica che ne conteneva le rivendicazioni: repubblica; sviluppo delle autonomie periferiche; nazionalizzazione dei complessi monopolistici; riforma agraria; libertà di organizzazione sindacale; libertà religiose, politiche e civili; federazione europea.

Dal gennaio 1943 venne anche pubblicato, con alcune interruzioni, l’organo ufficiale del partito: “Italia Libera”. 

Il Partito d’Azione ebbe un ruolo fondamentale, sia qualitativo, sia quantitativo, nella Resistenza italiana con delle formazioni partigiane a esso legate (chiamate prima Italia Libera, poi Giustizia e Libertà) ed ebbe parte attiva all’interno del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale).

Nel dopoguerra, a seguito di risultati deludenti nelle elezioni del 1946, durante il secondo congresso nazionale del Partito (aprile 1947) fu deciso di confluire nel Partito Socialista Italiano, cosa che avvenne nell’ottobre successivo.

L’influenza della Fabian Society e, conseguentemente delle sue idee, è stata enorme.

Negli Stati Uniti, alcuni politici e intellettuali sono stati influenzati o associati con idee simili a quelle della Fabian Society, sebbene l’associazione diretta sia meno comune rispetto al contesto britannico. Alcune figure rilevanti sono invece esempio interessanti a livello mondiale:

Jawaharlal Nehru è stato influenzato dai principi fabiani durante il suo tempo in Inghilterra, e questo è rilevante perché mostra l’influenza globale delle idee fabiane. Nehru ha applicato questi principi nel suo ruolo di primo rimo ministro dell’India indipendente, che a sua volta ha avuto un impatto sulla politica mondiale, inclusa quella degli Stati Uniti durante il periodo della Guerra Fredda.

Obafemi Awolowo  è un altro esempio di come le idee fabiane si siano diffuse globalmente. Durante i suoi studi in Gran Bretagna, è stato influenzato dalla Fabian Society e ha applicato queste idee nel suo lavoro politico in Nigeria, che potrebbe avere influenzato politici e intellettuali americani interessati allo sviluppo africano e ai modelli di governance.

Lee Kuan Yew, primo Primo Ministro di Singapore, ha dichiarato che il suo pensiero politico iniziale era fortemente influenzato dalla Fabian Society. La sua trasformazione di Singapore in una città-stato modello è un esempio di applicazione dei principi fabiani.

Muhammad Ali Jinnah, fondatore del Pakistan, Jinnah è stato un membro della Fabian Society nel primo periodo della sua carriera politica. La sua visione politica ha influenzato i rapporti internazionali, inclusi quelli con gli Stati Uniti, durante la formazione del Pakistan.

Negli Stati Uniti, sebbene non ci siano politici che siano stati direttamente membri della Fabian Society, le idee e i principi fabiani, come il gradualismo e l’importanza della riforma sociale attraverso il processo democratico, hanno influenzato vari movimenti progressisti e alcuni politici democratici.

Interessante anche il rapporto tra Laburisti fabiani e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

L’Unione Sovietica, in un primo tempo, non è stata considerata un esempio da seguire e  durante il congresso del Labour Party del 1920, la proposta di aderire alla Terza Internazionale fu respinta con una maggioranza schiacciante.

Tuttavia presto, a seguito della crisi del 1929, si giunge ad un mutamento di prospettiva.

Sidney e Beatrice Webb, due dei fondatori della Fabian Society, dopo una visita in Unione Sovietica, si convincono della superiorità dell’assetto economico e politico realizzato dal governo dei bolscevichi. Nel 1935 i Webb pubblicano un volume dal titolo Soviet Communism: A New Civilisation?, “in cui sostengono che l’instaurazione di un regime simile a quello sovietico, organizzato e diretto”, secondo loro, “in funzione del bene comune, sia l’unica soluzione ai problemi creati dagli eventi sempre più drammatici che sconvolgono l’Europa degli anni trenta. Un altro esempio illustre di valutazione positiva dell’organizzazione sovietica è quello del dirigente laburista Hugh Dalton che, nel volume Twelve Studies in Soviet Russia, si dimostra profondamente impressionato dall’entusiasmo e dalla capacità dei dirigenti sovietici nei loro tentativi di evitare la disoccupazione, di impedire la nascita di forti ineguaglianze tra i cittadini, di mantenere un livello di benessere accettabile e di stimolare la produzione industriale”. [v]

C’è, dunque, un’ammirazione incontestabile per il bolscevismo.

Infine, e qui troviamo alcuni dei tratti di una vicenda attualissima del progressismo socialista, la Fabian Society e il laburismo suo diretto figlio hanno nel loro sottofondo ideologico il darwinismo sociale di Spencer, l’eugenetica degli Huxley.

Questioni, queste, da affrontare attentamente e approfonditamente per capire quanto è avvenuto e avviene in Europa, in Canada e negli Usa di sapore nazista.

Prima di chiudere una nota su Davos, uno dei laboratori del socialismo tarocco.

L’edizione 2025 del World Economic Forum (WEF) si terrà a Davos, in Svizzera, dal 20 al 24 gennaio sotto il tema “Collaboration for the Intelligent Age”. Tra i temi principali:

  • Investire nelle persone: Come i cambiamenti geoeconomici, la transizione verde e gli avanzamenti tecnologici impattano sull’occupazione, le competenze e la distribuzione della ricchezza, la sanità, l’istruzione e i servizi pubblici. Si discute come il settore pubblico e privato possano investire nello sviluppo del capitale umano per contribuire alla costruzione di una società moderna e resiliente.
  • Proteggere il pianeta: L’importanza di partnership innovative e dialoghi per investire e implementare tecnologie pulite e climatiche. Si esploreranno modalità per catalizzare azioni nell’energia, nel clima e nella natura attraverso partnership innovative, aumento del finanziamento e implementazione di tecnologie all’avanguardia.
  • Ricostruire la fiducia: In un mondo che si muove rapidamente e diventa sempre più complesso, le divisioni sociali si sono approfondite, la geopolitica è diventata multipolare e le politiche si orientano verso il protezionismo, ostacolando sia il commercio che l’investimento. Il tema è come ricostruire la fiducia in questo contesto.

Vedremo preso, seguendone i lavori, quanto ancora dovremo sentire che il nostro futuro sarà quello verde, nel senso di essere al verde, poveri e felici, perché la ricchezza è per pochi, gli altri dovrebbero essere poveri e, se ci riescono, felici.

Darwinismo sociale in purezza.

Il meccanismo della selezione naturale, ribattezzata da Spencer “sopravvivenza del più adatto” (survival of the fittest), divenne un principio con cui spiegare la causazione naturalistica delle istituzioni e individuarne il necessario percorso. Un adattamento della concezione di Darwin a quella di Spencer in cui è già del tutto delineato il modello del darwinismo sociale.

Argomento, anche questo, da approfondire, per non confondere il socialismo con le sue imitazioni taroccate ad arte.

 

[i] Alberto Castelli, Il socialismo fabiano di Barbara Wootton

[ii] Alberto Castelli, Il socialismo fabiano di Barbara Wootton

[iii] https://alleanzacattolica.org/il-fabianesimo/

[iv] https://alleanzacattolica.org/il-fabianesimo/

[v] Alberto Castelli, Il socialismo fabiano di Barbara Wootton

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