Insulti da trivio, sguaiataggini, radicalismo salottiero e massimalismo d’accatto
Ieri ho ascoltato – con attenzione ma non senza fatica – il dibattito parlamentare sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio.
Dall’opposizione non mi attendevo nulla di elevato, sia chiaro.
Ma nemmeno questa discesa senza freni nel peggio: insulti da trivio, sguaiataggini, menzogne dette senza arrossire, e soprattutto quel capolavoro di candida e insieme oscena ingenuità ascrivibile alla rappresentante d’istituto prestata ai misteri della politica, che oggi guida il Partito Democratico: la studentessa Schlein.
La quale, con disarmante, candida semplicità, ha ammesso ciò che altri della sua parte, più scafati, si ostinano ancora a mascherare: che nella recente vicenda referendaria la giustizia non
c’entrava nulla. L’obiettivo era politico, abbattere la Meloni.
Non mi aspettavo nulla da Conte — uomo che ha già dato prova di ciò che vale, e soprattutto di ciò che è costato all’erario — né da Bonelli, che vedrei più a far altro che tra i banchi del
Parlamento.
Ma da Calenda, lo confesso, mi attendevo almeno un barlume di senso. Nulla. Anche lì: parole vuote, dette con la sicumera pariolina di chi confonde il il proprio ego con il pensiero.
A quel punto ho capito. Il gioco è scoperto. Si sta preparando, per il 2027, la solita ammucchiata: una “union sacrée” che va dal radicalismo salottiero al massimalismo d’accatto, pur di abbattere il centrodestra. Il modello è sempre quello: Prodi 1996, versione aggiornata e peggiorata.
E allora ho cambiato idea. Cinicamente, se si vuole. Ma con chiarezza.
Il generale Vannacci, per me, resta ciò che è: un signore che rappresenta una destra greve, elementare, che non mi appartiene né come cattolico né come liberale. Fino a ieri avrei preferito perdere le elezioni piuttosto che avere a che fare con lui.
Da oggi no.
Da oggi penso che sia mille volte meglio un centrodestra imperfetto, persino rozzo, ma vincente — anche con Vannacci e i suoi quattro seguaci — che un centrodestra puro e perdente.
Perché, di fronte allo spettacolo indecoroso offerto ieri in Parlamento, la questione cambia natura. Non è più una scelta tra il meglio e il peggio. È una scelta tra il governabile e l’ingovernabile, tra chi ha almeno il senso della realtà e chi vive su un palcoscenico da avanspettacolo.
E allora sì: di fronte a questo circo, ci si allea con chiunque pur di evitare il peggio.
Del resto, la storia insegna. Churchill, conservatore fino al midollo, si alleò con Stalin – lo stesso Stalin che fino al giorno prima si spartiva l’Europa con Hitler – perché aveva ben chiaro chi fosse il nemico principale.
Non vedo perché il centrodestra dovrebbe avere meno lucidità.
Se la posta è impedire che questa sinistra – confusa, urlante, moralista a parole e con un’anima che non crede in ciò che si dice – torni al governo, allora ogni alleanza diventa, se non nobile, almeno necessaria.
E la necessità, in politica, vale più della purezza. Molto di più.





