
Stando alle sensazioni di chi vive in Russia, gli attentati condotti da Kiev in territorio russo, più che infliggere danni concreti, avevano come scopo quello di attivare una propaganda interna ed una esterna tese a far proseguire la guerra e a mettere in discussione la leadership di Putin.
In Russia sarebbe in atto un confronto tra i falchi, dietro i quali si muovono gli oligarchi, ossia gli stessi che appoggiarono il tentato golpe del capo della Wagner. Oligarchi che sarebbero in collegamento con chi, in Occidente, vorrebbe un cambio della guardia al Cremlino. Così era stato anche al tempo della sommossa guidata da Evgenij Viktorovič Prigožin. Subito dopo il blocco della sommossa ci furono fughe all’estero di oligarchi.
Che l’obiettivo sia quello di creare una destabilizzazione del potere di Putin è indice eclatante l’immediata attivazione della vedova di Nalvalny.
Yulia Navalnaya, dissidente russa e vedova dell’oppositore al regime di Putin, Aleksej Navalny, con un tempismo che parla da solo, ha aperto il suo intervento all’Eurocamera di Bruxelles sostenendo che “milioni di russi sono contro Putin e contro la guerra, pronti ad agire per rovesciare il regime”.
L’occasione è stata la riunione della Commissione affari esteri del Parlamento europeo (altro esempio di tempismo eclatante), a cui hanno partecipato anche i politici e attivisti Vladimir Kara-Murza e Ilya Yashin. “Da 25 anni Vladimir Putin reprime il suo popolo: uccide e tortura i giornalisti, invade altri paesi e minaccia il mondo di attacchi nucleari e in tutto questo tempo non siamo riusciti a fermarlo” ha detto Navalnaya. “Perché? Dove abbiamo fallito? Dobbiamo essere molto più uniti nel sostenere la società civile russa; sotto questo punto di vista è necessario fare molto di più”.
Guarda caso, la visita al Parlamento europeo degli oppositori russi arriva all’indomani delle telefonate di Vladimir Putin a Donald Trump e a Papa Leone XIV. Telefonate che hanno l’obiettivo di raggiungere una tregua.
“Trent’anni fa milioni di persone una accanto all’altra sono riuscite a rovesciare la dittatura comunista – ha aggiunto Navalnaya – sono certa che una cosa del genere accadrà di nuovo in Russia. É un tema che l’Unione europea capisce bene, visto che almeno la metà dei nuovi Stati membri fino a pochi anni fa era dietro alla Cortina di ferro”.
In Commissione è anche intervenuto l’oppositore Kara-Murza che ha ricordato come non sia debba definire Putin un presidente, ma un “usurpatore”, dal momento che l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) dal 2000 non ha “mai riconosciuto nessuna delle elezioni russe come libera, giusta e democratica”. Più duro il commento di Ilya Yashin, che ha sottolineato come sia “una vergogna essere putinisti nel 2025. L’Europa ha risorse sufficienti per fermare il Cremlino, manca solo la volontà. Se volete aiutare la democrazia nel nostro Paese, salvate l’Ucraina da Putin”.
L’idea di fondo è che quello che pensa l’Europa sia il “Criterio”. A questi signori non passa nemmeno per l’unico neurone che hanno che in altri mondi delle regole dell’Occidente non se ne fanno una pippa. Cosa vogliamo fare? Spiegare all’Arabia Saudita che non rispetta le regole europee. Andare in Cina, comunista, confuciana e taoista a dire che le signorine delle zone Aztl non sono d’accordo?
Forse è ora di chiudere la baracca delle idiozie del circo Barnum della politica. Il mondo non è il salotto di Nonna Speranza.
A margine dell’incontro, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola su X ha commentato: “Ieri Alexei Navalny avrebbe dovuto celebrare il suo 49esimo compleanno assieme alla moglie e ai figli, avrebbe dovuto essere per le strade della Russia a battersi per la democrazia e la libertà. Ringrazio sua moglie Yulia per aver portato avanti la sua missione, ha il pieno sostegno dell’Eurocamera”.
Memoria corta.
Come si può ben vedere il tempismo dell’Eurocamera fa capire che l’azione di Kiev va ben oltre il danneggiamento di qualche aereo, ma punta a mettere in discussione la leadership di Putin e a spingere la Russia in un confronto diretto con la Nato. E fa capire che dietro le quinte si muove una regia occulta (si fa per dire).
Vogliamo identificare il regista? Neocon, inglesi affetti da cesaropapismo, tecno finanza, pensatoi di idioti che pensano che il mondo sia il loro feudo.
Non sono Putiniano. Che senso ha essere liberi e poi dire che si è putiniani, pincoipalloiani? Non vivrei per un secondo in Russia (che rispetto). Penso al generale Kutuzov. Amo la Russia per la sua cultura, per la sua letteratura, per i suoi grandi artisti. Solo degli idioti Aztl possono pensare di cancellare Marc Chagall, il cui nome ebraico era Moishe Segal e quello russo Mark Zacharovič Šagal, trascritto poi in francese come Chagall, pittore russo naturalizzato francese, d’origine ebraica chassidica.
Lo cito non a caso.

Fatemi sognare.
Le signorine Aztl ne sanno qualcosa? Sto benissimo in Italia, patria di tutte le contraddizioni e radice del meglio che il pensiero occidentale abbia prodotto. Pensate solo a Machiavelli, Giordano Bruno, Marsilio Ficino e Leonardo Da Vinci. Se non ne avete abbastanza guardate Michelangelo.

Ma gli idioti sono idioti. E gli idioti riescono persino a farsi del male, essendo tronfi, megalomani, psicopatici.
Come al solito la propaganda occidentale ha la memoria corta, in quanto Navalny sicuramente aveva tutto il diritto di dire la sua e di non finire in Siberia, ma non era certamente un democratico liberale.
Alexey Navalny, figura di spicco dell’opposizione russa e noto per le sue indagini sulla corruzione del governo di Vladimir Putin, è stato un personaggio complesso e controverso, ed è stato un estremista e un razzista.
Negli anni 2000, Navalny ha avuto posizioni che si avvicinavano al nazionalismo russo. Partecipò alla “Marcia Russa”, un evento annuale che riuniva gruppi nazionalisti, incluse frange di estrema destra, monarchici e suprematisti bianchi. Nel 2007, fondò il movimento “Narod” (Il Popolo), che si alleava con gruppi nazionalisti come il Movimento contro l’Immigrazione Illegale e Grande Russia. In un video dello stesso anno, Navalny si definì un “nazionalista certificato” e usò un linguaggio xenofobo, paragonando gli immigrati a “scarafaggi” e promuovendo la loro espulsione come soluzione a problemi sociali, con immagini che includevano stereotipi razzisti (ad esempio, un attore con un keffiyeh rappresentato come una minaccia). Questo video portò Amnesty International a revocargli temporaneamente lo status di “prigioniero di coscienza” nel 2021, citando discorsi d’odio, anche se successivamente l’organizzazione tornò sui suoi passi, riconoscendo che le opinioni di una persona possono evolversi nel tempo.
Durante la guerra russo-georgiana del 2008, Navalny usò un termine dispregiativo (“roditori”) per riferirsi ai georgiani, sostenendo la loro espulsione dalla Russia. In seguito si scusò per questo termine, ma non ritrattò del tutto le sue posizioni nazionaliste dell’epoca. Inoltre, ha espresso posizioni anti-immigrazione, come l’introduzione di un regime di visti per i migranti dell’Asia Centrale e critiche alle popolazioni del Caucaso, che alcuni hanno interpretato come xenofobe.
A partire dagli anni 2010, Navalny ha progressivamente abbandonato la partecipazione alle Marce Russe e ha attenuato la sua retorica nazionalista, concentrandosi invece sulla lotta alla corruzione e sulla promozione di riforme democratiche.
Mentre alcuni, come la giornalista Julia Davis, sottolineano che il nazionalismo e la retorica xenofoba sono comuni in Russia e non hanno necessariamente ostacolato la popolarità di Navalny, altri, come Engelina Tareyeva di Yabloko, lo hanno definito “l’uomo più pericoloso in Russia” per il rischio che il nazionalismo potesse prendere il potere.
Un vecchio proverbio della saggezza popolare dice che quando la gallina canta vuol dire che ha fatto l’uovo.
Il fatto è che i dissidenti russi, accolti dall’Eurocamera, con una tempistica perfetta (anche se, a dire il vero propagandisticamente ingenua) fanno capire che con tutta probabilità i servizi che hanno operato in Russia per gli attacchi hanno avuto un possibile sostegno dalla dissidenza, la qual cosa implicherà qualche provvedimento che non è detto sia visibile.
Molto visibile è invece la prima reazione dell’establishment russo.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, nel corso di un briefing con la stampa, ha detto che sarà l’esercito russo a decidere “quando e come” rispondere al maxi attacchi dell’Ucraina che lo scorso primo giugno hanno preso di mira aerei strategici con capacità nucleari che si trovavano all’interno di basi militari in Russia. “Quando e come i nostri militari lo riterranno opportuno”, ha aggiunto Peskov.
Furono i militari a bloccare Evgenij Viktorovič Prigožin e il messaggio che viene da Peskov è che il Cremlino ha l’appoggio dell’esercito e, pertanto, chi all’interno spera di un rivolgimento farà la fine della Wagner.
Molto chiaro anche il riferimento all’Inghilterra, ormai pubblicamente identificata come il vero nemico della Russia. In una nota, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha detto che la Russia sta mettendo in guardia i paesi amici dallo stringere legami più stretti con il Regno Unito e sta creando condizioni favorevoli per organizzazioni come il British Council (considerate indesiderate in Russia).
“Dato quanto sopra – ha affermato Maria Zakharova -, vorremmo mettere in guardia i nostri partner dei Paesi amici della Russia dal riavvicinamento e dal ‘flirt’ con gli inglesi. Creare condizioni favorevoli per organizzazioni come il British Council, offrendo loro l’opportunità di lavorare con i giovani e di realizzare progetti culturali ed educativi apparentemente innocui, comporta il rischio di perdere il controllo su importanti processi sociali e politici, poiché le posizioni di influenza che Londra acquisisce nel corso di tali attività vengono successivamente utilizzate per intromettersi negli affari interni di altri Paesi, minacciandone direttamente la sovranità e l’integrità territoriale”.
Più duro il procuratore capo Alexey Zhafyarov, il quale ha ricordato che il British Council si posiziona come un’organizzazione indipendente, ma le sue attività sono controllate dal Parlamento del Regno Unito e che le sue operazioni mirano a un cambio di regime in Russia.
“Le attività del British Council mirano a violare l’integrità territoriale della Russia, a destabilizzare la situazione socio-politica e a provocare un cambio di regime, che minaccia la sicurezza della Russia”, ha affermato Alexey Zhafyarov.
“Sotto la maschera di attività educative e culturali – ha aggiunto Alexey Zhafyarov-, l’organizzazione promuove i valori e gli interessi britannici nel nostro Paese. Realizza progetti che screditano la politica interna ed estera della Russia e corrodono il senso di identità russa della popolazione delle ex repubbliche sovietiche”.
All’attaco del British Council è andato anche l’FSB. “Il servizio di sicurezza – si legge in una nota – raccomanda ai partner delle nazioni amiche di seguire l’esempio di Mosca nel limitare il funzionamento del Consiglio sul loro territorio”.
“Il British Council, le cui attività sono state definite indesiderate in Russia, è stato coinvolto – sostiene l’FSB – in operazioni dei servizi segreti britannici volte a minare la sovranità di paesi indipendenti. Il British Council non solo estende l’influenza di Londra a livello globale gestendo programmi nel campo dell’istruzione, della cultura e dell’arte, ma è anche direttamente coinvolto dai servizi segreti britannici in progetti clandestini volti a minare la sovranità di nazioni indipendenti”.
l British Council, sostiene ancora l’FSB, “è stato scoperto a partecipare a operazioni clandestine dei servizi segreti britannici camuffate da assistenza nella risoluzione dei conflitti e nella promozione di giovani leader politici e valori occidentali non tradizionali”.
“Il servizio di sicurezza – sostiene ancora l’FSB – raccomanda ai partner delle nazioni amiche di seguire l’esempio di Mosca e di limitare il funzionamento del Consiglio sul loro territorio”.
L’ambasciatore russo a Londra, Andrei Kelin, ha puntato ieri il dito sul presunto coinvolgimento del Regno Unito nella recente operazione rivendicata dall’Ucraina nel territorio della Russia sfociata in un attacco con droni contro diversi bombardieri strategici di Mosca.
Intervistato da Sky News UK, Kelin ha detto che queste azioni portano “il conflitto a un livello diverso di escalation”, avvertendo che Kiev “non deve cercare di scatenare una Terza Guerra Mondiale” e che comunque la Russia in qualche modo dovrà “rispondere”.
L’Inghilterra, dunque, è entrata nel mirino di Mosca, mentre ben diverso è l’atteggiamento del Cremlino nei confronti degli Stati Uniti.
La situazione relativa alla crisi ucraina è stata, infatti, al centro di una telefonata tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il Segretario di Stato americano Marco Rubio, ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo, riferisce la Tass e Kirill Dmitriev, CEO del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), e nagoziatore per i rapporti con gli Usa ha detto che “la telefonata di mercoledì tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha prevedibilmente suscitato scalpore nello stato profondo occidentale e nei media da esso controllati”.
“La conversazione telefonica di ieri tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – ha scritto Kirill Dmitriev su Telegram – si è svolta in un clima costruttivo, scatenando prevedibilmente il panico nello Stato profondo occidentale e nei media da esso controllati”.
Secondo Dmitriev, sono proprio questi segnali di un possibile dialogo e di una de-escalation a interrompere “il loro consueto modo di operare, basato su bugie e confronti”.
Dmitriev ha sottolineato che l’Occidente e i media sotto il suo controllo considerano qualsiasi prospettiva di dialogo e cooperazione una minaccia diretta al sistema costruito su quella che ha definito “instabilità gestita”. Tuttavia, è la cooperazione, non il confronto, a servire i veri interessi della maggior parte dei paesi del mondo, contribuendo al rafforzamento della sicurezza globale, ha sottolineato il funzionario.
Il 4 giugno, i presidenti di Russia e Stati Uniti hanno tenuto la loro quarta telefonata dall’insediamento di Trump. I capi di Stato hanno discusso della situazione in Ucraina, con Puin che ha illustrato nel dettaglio l’esito dei colloqui di Istanbul con l’Ucraina e valutato gli attacchi terroristici del regime di Kiev.
Il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov ha dichiarato, in un briefing successivo alla chiamata, che i leader avevano anche toccato una serie di altre questioni.
La quarta conversazione telefonica tra i presidenti di Russia e Stati Uniti è durata un’ora e dieci minuti. Nella precedente chiamata, Putin e Trump hanno discusso delle relazioni bilaterali e delle modalità per risolvere il conflitto ucraino, inclusa l’idea di memorandum tra Mosca e Kiev, che avrebbero definito le opinioni delle parti su una potenziale tregua. In precedenza, i presidenti di Russia e Stati Uniti si erano parlati il 12 febbraio e il 18 marzo.
I due presidenti hanno affrontato gli sforzi per normalizzare le relazioni tra Mosca e Washington e vari aspetti della risoluzione del conflitto in Ucraina.
Cosa bolle in pentola nelle segrete stanze del Cremlino non è dato di sapere, ma alcuni avvenimenti fanno capire che le azioni di Kiev, ancora una volta, sono state condotte da chi, così come per la ribellione della Wagner, continua a sperare in un rivolgimento interno che elimini Putin e metta la Russia in una situazione di caos.





