
di Marforius
Fra le notizie di questi giorni, tra faccendieri e pistoleri, si è avuto modo di apprendere anche che l’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti deferirà il consigliere Marcello Degni al collegio dei probiviri, per le ragioni di seguito riportate “In merito alle esternazioni rese a titolo personale dal consigliere Marcello Degni, magistrato di nomina governativa, attraverso i social network e riportate dagli organi di stampa, rappresenta di avere deliberato, a norma dell’art. 5 dello Statuto, il deferimento al collegio dei probiviri per condotta che viola l’art. 6 comma 3 del Codice deontologico”.
Ciò in quanto con un tweet il magistrato in parola ha scritto: “Occasione persa. C’erano le condizioni per l’struzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo fatto citare invece Marinetti”.
Certo non si può dire che quanto scritto dal Degni sia del tutto degno e in linea con il cennato articolo del codice deontologico il quale prescrive che “fermo il diritto alla piena libertà di manifestazione del pensiero, il magistrato si ispira a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare dichiarazioni ed interviste ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione di massa”.
Il fatto in se non è che uno dei tanti accadimenti che testimoniano l’occupazione della cosa pubblica da parte di soggetti che ritengono il lavoro che svolgono come un qualcosa di personale, riguardo al quale non debbono rispondere a nessuno, ovvero di soggetti che lavorano per le consorterie di apparteneza, Il tutto alla faccia della neutralità della pubblica amministrazione.
Non è più possibile far finta di nulla, altrimenti il Paese non può salvarsi, se non si mette in atto una inversione rapida e certamente non indolore. Non si può continuare con questo feudalesimo partitocratico al quale si accompagna anche il feudalesimo burocratico, soprattutto riferito a caste togate.
Amen awomen, nel caso migliore siamo rovinati.


Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


