
Se ancora c’era qualche dubbio sul fatto che Kaja Kallas avesse intenzione, con la scusa di difendere l’Ucraina, di mettere il naso nel Mar Nero per avere un hub, possibilmente in Georgia, al fine di controllare la rotta internazionale transcaspica (Corridoio di Mezzo), il dubbio ce lo leva l’azione opportuna, mirata, tempisticamente perfetta dell’Italia che, grazie alla capacità indubbia di Giorgia Meloni, è protagonista sulla scena internazionale.
Coglie nel segno il presidente Kassym-Jomart Tokayev quando, aprendo ad Astana il primo vertice Italia-Asia Centrale, ha definito Giorgia Meloni, “prima donna a guidare il governo italiano dal Dopoguerra, una figura politica straordinaria, probabilmente la più rilevante di questa epoca”.
E coglie nel segno anche quando dice, aprendo i lavori alla presenza dei leader delle cinque repubbliche presenti (lui stesso per il Kazakistan, il kazakho Tokayev, il kirghiso Sadyr Japarov, l’uzbeko Shavkat Mirziyoyev, il tagiko Emomali Rahmon e il turkmeno Serdar Berdimuhammedov), che il compito delle intese che si sviluppano sono volte anche a dare impulso alla Rotta internazionale Transcaspica (Corridoio di Mezzo) che, guarda caso, arrivato sul Mar Nero, può avere rotte diverse, complementari o alternative e, comunque, interessanti la Georgia.
E’, pertanto, la Georgia il vero interesse della Kaja Kallas, in quanto è un collo di bottiglia geopolitico fondamentale per riaprire il Corridoio direttamente sul Mar Nero senza passare dalla Turchia e dalla Russia.
Dietro alle quinte si muovono gli interessi della Cina ed è per questo motivo che è opportuno l’intenso lavoro diplomatico di Giorgia Meloni, che pone l’Italia come Paese protagonista sulle varie vie di traffico commerciale e in relazione ai vari nodi geopolitici.




Il Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico (TITR) o Corridoio di Mezzo attraversa Cina, Kazakistan, Mar Caspio, Azerbaigian e Georgia.
Ogni anno su questa rotta vengono trasportati fino a 10 milioni di tonnellate di merci di cui 200 mila container destinati all’Europa.
Il Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico è stato creato nel 1996 al fine di accelerare il trasporto tra i paesi intorno al Mar Caspio e la Cina ed ha avuto problemi vari, relativi a strade e ferrovie obsolete, alla mancanza di veicoli e attrezzature tecniche per il trasbordo ai valichi di frontiera che hanno portato a una bassa capacità di traffico. Nel tempo ci sono stati miglioramenti e attualmente il Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico ha un ruolo importante nello sviluppo economico della Cina. Cosa da tenere sempre ben presente.
Una serie di attuali “colli di bottiglia” non riguardano solamente questioni tecniche, ma anche questioni politiche. Il conflitto in zona azera è uno di questi. La guerra in Ucraina, ad esempio, ha fortemente compromesso la parte di approdo ai Paesi europei.
Per i paesi TITR il miglioramento delle capacità infrastrutturali è una priorità assoluta, ma anche la questione politica della pace in Ucraina è uno dei nodi più importanti da risolvere.
Il Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico (TITR), noto anche come “Middle Corridor”, attualmente è infatti poco competitivo.
I costi di spedizione sono significativamente più alti rispetto ad altre rotte. Ad esempio, il trasporto di un container FEU dal Kazakistan alla Polonia costa tra 10.000 e 12.000 dollari, con tempi di consegna di 50-60 giorni, contro i 6.000-7.000 dollari e 10-14 giorni del Northern Corridor via Russia.
La crisi del Mar Rosso ha aumentato le tariffe di trasporto marittimo (da 800-900 dollari a 5.400 dollari tra novembre 2023 e gennaio 2024), ma il TITR rimane meno competitivo rispetto alle rotte marittime tradizionali.
Le sanzioni occidentali contro la Russia, introdotte a seguito dell’invasione dell’Ucraina, hanno spinto il TITR come alternativa per evitare il territorio russo, ma la necessità di aggirare anche l’Iran per questioni di sanzioni complica le operazioni.
L’instabilità politica in alcuni paesi della rotta (ad esempio, in Asia Centrale e Caucaso) e la corruzione endemica possono scoraggiare gli investimenti e compromettere la fattibilità a lungo termine.
La gestione del corridoio richiede una cooperazione complessa tra molteplici paesi (Cina, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, ecc.)
Nonostante gli investimenti dell’UE (10 miliardi di euro annunciati per il 2024-2027) e il sostegno di paesi come il Giappone, il TITR compete con rotte più economiche e consolidate.
Progetti alternativi come il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) potrebbero attirare maggiore attenzione e risorse, riducendo ulteriormente l’interesse per il TITR.
Gli investimenti dell’UE, della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) e di paesi come Cina, Giappone e Kazakistan stanno cercando di affrontare i colli di bottiglia attraverso miglioramenti infrastrutturali e digitalizzazione delle procedure. La creazione di una Piattaforma di Coordinamento (giugno 2024) tra UE e Kazakistan mira a migliorare la sicurezza e la sostenibilità del corridoio, con l’obiettivo di ridurre i tempi di transito a 15 giorni o meno.
In sintesi, il TITR ha un grande potenziale per collegare Europa e Asia evitando la Russia, ma le sfide infrastrutturali, i costi elevati e la complessità geopolitica ne limitano attualmente l’efficacia.
Come si può ben vedere, dietro le dichiarazioni di difesa dell’Ucraina, della libertà e della democrazia, si cela, come al solito, una questione molto più prosaica di interessi. Se dalla Georgia, nel frattempo entrata nell’Unione Europea che nel Paese costruisce un hub, le merci del Corridoio, percorrendo il Mar Nero, approdassero ad Odessa o nel porto della Romania, l’Unione Europea avrebbe in mano la chiave della porta dei flussi di merci da e con la Cina.
Giorgia Meloni, che svolge davvero un ruolo da statista, ha portato l’Italia direttamente nel cuore del Corridoio.
Kaja canta e Meloni agisce.





