Home Politica estera CONTINUIAMO A NON CAPIRE I CONFINI TRA NAZIONALISMO E EUROPEISMO

CONTINUIAMO A NON CAPIRE I CONFINI TRA NAZIONALISMO E EUROPEISMO

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di Giuseppe Augieri

Mi hanno colpito, nell’intervento di Renzi per il suo no al bilancio proposto dal Governo, questi due appunti sulla politica internazionale: 1) «noi comunque facciamo il tifo per il nostro Governo e la nostra Presidente quando va in Europa», (richiamo sottinteso alla campagna anti Meloni di questi mesi passati) 2) « io sono terrorizzato per il futuro dell’Europa. Secondo me noi stiamo sparendo politicamente» (gli esempi? essere stati terzi su tre – non medaglia di bronzo ma ultimi – nella corsa alla BCE; e i soli 16 voti, meno della Corea, ottenuti per l’assegnazione dell’Expo).
Italietta in vetrina. Tutta colpa di Meloni? Troppo facile, oltre che assolutamente sbagliato. E drammaticamente pericoloso cercare di non capire cosa c’è dietro.
L’uscita dell’Italia dal novero dei Paesi che contano in Europa data molti anni fa: da quando si era quarta potenza mondiale e, ancor prima, da quando alla lira veniva attribuito l’oscar della stabilità (1960 – Financial Times). E nel mondo, ma soprattutto nel bozzolo di Europa che si stava costruendo, l’Italia c’era e contava. Non perché il Presidente del Consiglio era “meno di destra”, ma perché l’Italia aveva situazioni politiche chiare, produceva risultati che erano il motore per tanti altri. Superando quanto di negativo avveniva nel mondo dell’economia. Per esempio lo shock petrolifero del 1970 e la politica OPEC del 1973.
Ma superando anche grandissimi “aggiustamenti” interni. Il periodo post divorzio Banca D’Italia e Tesoro fu caratterizzato dall’esplosione del debito pubblico dovuto quasi esclusivamente agli interessi passivi. Siamo sopravvissuti. E se, fino al 1960, si poteva attribuire la solidità economica italiana al corretto utilizzo dei fondi del piano Marchall (il miracolo economico fu propiziato da Einaudi ministro del Tesoro che – tra grandi polemiche dei Keynesiani azionisti e della sinistra (Piano del lavoro di Di Vittorio) – impose stretta monetaria e utilizzo dei soldi del piano Marshall per debellare l’inflazione postbellica), lo sviluppo economico degli anni ‘80 e ‘90 si scrive “investimenti” e si legge “produzione di ricchezza”. Che ci fu.
Ma è anche “sfida” ai Paesi egemoni – Francia e Inghilterra in testa con addentellati in Germania – che infatti si “mossero” fino a riportarsi velocemente in pool position. Con l’ Europa dunque si fanno i conti da molto tempo. E dalla metà degli anni 90 l’Italia ha subito attacchi – no, meglio dire è stata in competizione – di ogni genere. Con il macigno di alcune sue debolezze. Forse già a partire dalla fissazione della parità lira/Euro. Si è parlato di un errore di Ciampi: altro che errore! In Europa, anche allora, nessuno portava gli anelli al naso. E noi, distratti: avevamo Mani Pulite in corso…..
Quando nel 2008, anno del fallimento di Lehman Brothers, fummo investiti dal ciclone crisi – come quasi tutto il mondo – da noi ci fu una coda di sovrappiù: come ormai testimoniano atti ufficiali mai contestati, nel 2011-2012 avvenne quello che Jurgen Habermas, testa pensante della socialdemocrazia tedesca, definì «un dolce colpo di Stato». Le banche tedesche e francesi erano esposte per 200 miliardi di euro verso la Grecia e di ben 500 miliardi verso la Spagna e perciò l’utilizzo del Fondo Salva Stati, che si doveva trasformare in Fondo Salva Banche, era necessario. C’era chi faceva le bizze: L’Italia in particolare. Dunque giochi finanziari a gogò, spread a oltre 500, rischio di default, e infine 60 miliardi di finanziamento al “Fondo” da parte del nuovo Governo Monti: non c’erano quei 60 miliardi, ma furono trovati attraverso stragi fiscali. Noi intanto festeggiavamo: così è stato “fatto fuori” Berlusconi!.
Potrei fare altri esempi: ce ne sono e molti. Testimoniano di una antica incapacità di capire i confini tra nazionalismo ed europeismo. Con l’uno che non esclude l’altro. E dunque di non sapere quando dire un no, spalleggiati dalla politica interna. Se ne accorse Indro Montanelli. Scriveva “«quando si farà l’ Europa unita; i francesi ci entreranno da francesi, i tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei». Ma Montanelli era di destra. Lo ha ripetuto recentemente proprio Renzi. Ma Renzi è inaffidabile. Lo hanno detto molti altri anche nel PD: ma sono di una “corrente” poco affidabile. Ora si parla di MES: il giochetto del non andare in fondo per capire continua alla grande.
Bene, continuiamo così. Anzi, come sovrappiù, mettiamoci che se possiamo esportare in Europa tutto il nostro livore verso un avversario nemico, facciamolo con piacere. E se possiamo attaccare posizioni politiche delicatissime, senza approfondirne contorni e motivazioni, per fare un po’ di demagogia, facciamolo con grande piacere. Troveremo poi, dopo, a chi dare la colpa.
 

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  • Redazione

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