
di Gianvito Caldararo
Il leader Conte del M5S dopo aver sostenuto le ragioni dell’Ucraina per l’aggressione compiuta dalla Russia di Putin, senza una valida ragione e in maniera repentina, ha virato verso la pace negando in Parlamento il suo consenso al sostegno dell’Ucraina, concesso in precedenza. Ha puntato non più a sostenere e difendere le ragioni dell’Ucraina, cioè il paese che si è visto occupare brutalmente dalla Russia di Putin, ma ha di colpo virato a fiancheggiare il movimento pacifista, votando contro l’invio delle armi all’Ucraina.
A sostegno di tale cambiamento, così repentino, è stato forse il sondaggio che evidenziava che la maggioranza degli italiani era contro tale guerra. E da subito ha iniziato a vagheggiare e proporre il cosiddetto “tavolo negoziale”. Una soluzione così fumosa, che crollava e perdeva la sua efficacia, quando qualcuno gli faceva notare che Putin era indisposto a qualsiasi confronto diplomatico, a qualsiasi tregua e a qualunque cessazione temporanea del conflitto e quindi del negoziato.
Conte, ormai, è impegnato a lanciare la sua Opa a sinistra, cercando un sostegno trasversale in ogni direzione, dai sindacati confederali ai cobas, dall’Arci e ai vari movimenti pacifisti. L’appuntamento è per oggi a Roma, quando arriveranno i grillini da tutta Italia, con treni e pullman, per lanciare la sua forte campagna sul salario minimo. Conte, ormai, punta ad una equidistanza dal centrodestra e dal PD della Schlein, sia per la posizione assunta sull’Ucraina e sia per la questione sociale, che intende concretizzare con la manifestazione odierna a Roma.
Sulla questione dell’Ucraina, Conte non si preoccupa di apparire come il leader del PRI – Partito Repubblicano Italiano – Giovanni Spadolini, noto filo americano, in occasione del caso che impropriamente viene ricordato come “l’incidente di Sigonella” , quando il 14 ottobre 1985, lui ministro della difesa del Governo, scriveva al presidente Consiglio Craxi, che “il PRI non può aderire a nessun documento politico-parlamentare che in qualunque modo approvi la condotta seguita”. Quello che viene ricordato, in maniera impropria, “l’incidente di Sigonella”, fu un episodio che conferì grande dignità e prestigio al nostro Paese. Infatti, quale governo italiano prima di allora aveva mai rifiutato una richiesta avanzata dagli americani? Quale statista osava dire di no al Presidente degli Stati Uniti?
Infatti, in quella occasione, come ricorda Umberto Cicconi, nel suo libro “Segreti e Misfatti”, ci fu una grave crisi e cadde il primo Governo Craxi. Un giorno, è sempre Umberto Cicconi che lo riporta nel suo libro già citato, “Craxi incontrò Spadolini all’aeroporto di Ciampino e gli disse: “Io non sono meno filo americano di te, ma debbo pensare prima al mio Paese. E lo stesso dovresti fare tu. Se hai paura, dimettiti da ministro, ma non mettere in crisi il governo”.
Gli americani avevano già capito e apprezzato l’atteggiamento patriottico di Craxi. Bettino Craxi, ha dimostrato così, ancora una volta, di essere uno statista inflessibile davanti ai compromessi e intollerante alle ingiustizie. Il carattere che deve mostrare chi rappresenta un Paese sovrano, come in parte sta dimostrando la Meloni sulla vicenda dell’Ucraina e lo stesso Presidente Mattarella, che anche in occasione delle credenziali del nuovo ambasciatore russo in Italia, non ha avuto timore di ribadire “la brutale aggressione della Russia verso l’Ucraina”.
Il Paese ha bisogno di leader coerenti e non contraddittori, di leader coraggiosi e non pavidi, di leader rigorosi e non ambigui, di leader dalla parola data e non dalla parola tradita. I personaggi ” bifronte ” sono come le cicale, vivono solo una stagione e poi scompaiono. Ed è il rischio che corre Conte del M5S, con le sue continue giravolte e le tante peripezie, le sue ambiguità e le sue indecisioni. E a proposito del suo rapporto con Berlusconi, qualcuno gli ha ricordato quando parlando con Berlusconi disse: “Silvio le tue imprese sono scritte nella storia”. Proprio come fece il suo suggeritore D’Alema, che in visita a Mediaset, disse: “Non sono qui per rendere omaggio a Berlusconi, ma a un’aziende che è patrimonio per il Paese”.
Entrami hanno disertato i funerali di Silvio Berlusconi, nel mentre hanno partecipato Mattarella e la Schlein, che non hanno suggeritori ai quali dare ascolto.





