
Dopo anni di appiattimento totale, a tappetino, sulle più disastrose politiche europee, finalmente Confindustria si sveglia.
Il neo presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione della conclusione del Festival dell’Economia a Trento, ha detto che “è fondamentale che chi ci rappresenterà abbia un approccio diverso da quello di prima. Non possiamo accettare una politica anti-industriale. Il vero tema è che al centro dobbiamo mettere le politiche industriali europee”.
Il risveglio di Confindustria è un fatto che interviene a pochi giorni dalle elezioni europee e vede finalmente la maggiore organizzazione di rappresentanza degli industriali disallinearsi dalle posizioni precedenti, prone alla logica di socialisti e verdi che hanno imposto, con ideologie malate, come il green e l’emergenza climatica, la destrutturazione dell’apparato manifatturiero europeo.
Lo stop al 2035 al motore endotermico, secondo il presidente di Confindustria “non può esistere perché dietro c’è una filiera che ha una capacità importantissima ed è eccezionale. La parte della transizione e della decarbonizzazione è un tema competitivo: bisogna avere una Commissione Ue pro industriale con politiche che siano a sostegno delle industrie”.
Parole chiare, che determinano una sterzata decisiva nei confronti della gestione precedente.
“L’energia – ha aggiunto Orsini – è un tema di sicurezza nazionale. Abbiamo capito che l’incremento della produzione è fondamentale così come il mix energetico, ma dobbiamo avere un’energia a sostegno per eliminare quella grande competitività che c’è in Europa. Ci siamo esposti sul tema del nucleare, quello di ultima generazione, sicuro e che sia a sostegno delle imprese con una rete elettrica nazionale perché vuol dire sicurezza”.
Anche qui, finalmente, si riparla di nucleare sicuro, unica vera alternativa al carbone, al netto della fuffa green dei “gretini” di ogni specie.
Sterzata anche sulla questione del salario minimo. “Con i contratti che abbiamo in essere e con quelli che andremo a firmare, il salario minimo non è un problema di Confindustria – ha dichiarato Orsini – Il tema di cui dovremo parlare è piuttosto quello del lavoro nero e dei contratti, che devono essere sani, con una rappresentanza riconosciuta”.
Risveglio non pervenuto da parte di sindacati che, con Maurizio Landini ed Elly Schlein, sono in piazza “contro il progetto di Lega e FdI di dividere l’Italia».
Le allucinazioni ormai sono appannaggio della sinistra.
Il corteo napoletano, con in testa lo stesso Landini, ha visto la partecipazione del sindaco di Bari e presidente nazionale Anci, Antonio Decaro, il quale ha detto: «Da Napoli mi sento di dire all’Italia non ci disuniamo. L’autonomia differenziata rischia di dividere il Paese, di fratturarlo e di abbandonare il Sud verso da un destino che sembrava ineluttabile invece anche come amministratori locali stiamo cercando di reagire da tanto tempo. Non abbiamo mai superato la spesa storica e non abbiamo gli stessi diritti e gli stessi servizi».
Mentre Confindustria, finalmente risvegliata dal torpore, pone il tema centrale di una svolta decisiva in Europa tra una politica di deindustrializzazione e una di reindustrializzazione, Landini &Co. si occupano di fare chiacchiere sulla questione dell’autonomia regionale.
L’inesistenza del sindacato, come si può ben capire, è nella sua trasformazione in un partito politico che surroga l’altra inesistenza, quella di una linea politica della sinistra, che ormai si avvolge in una montagna di chiacchiere di difficile comprensione.





