Home Opinioni COMMERZBANK E UNICREDIT, UN MATRIMONIO DISCUSSO

COMMERZBANK E UNICREDIT, UN MATRIMONIO DISCUSSO

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di Marco Sarli

Perché hanno ragione i sindacati tedeschi ad opporsi, dal loro punto di vista ovviamente, ad un’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit
Seguendo da diversi decenni i processi di concentrazione e ristrutturazione nel settore bancario italiano e in quello europeo, penso proprio che ci siano molte e valide ragioni dietro il fuoco di fila di dichiarazioni contrarie dei vertici del Consiglio di Sorveglianza di Commerzbank rispetto all’ipotesi che UniCredit, dopo la fulminea acquisizione del nove per cento delle azioni della banca tedesca possa ambire ad acquisirne il controllo.
Ci sono almeno due ordini di ragioni per sostenere questa affermazione: la prima ha a che fare con il modello di cogestione imperante sin dal dopoguerra in Germania mentre la seconda ha a che fare con il modo di procedere della seconda banca italiana sia nelle convulse fasi del processo di concentrazione in Italia, sia e soprattutto per quanto ha concretamente fatto proprio in Germania con la acquisita banca Hypoverein, acquisizione che, secondo i sindacalisti tedeschi e’ stata poco meno che un “massacro”.
Il modello della Misbestimmung basato sulla coesistenza di un consiglio di gestione (assimilabile ad un consiglio di amministrazione) ed un consiglio di sorveglianza, formato da dirigenti e rappresentanti dei lavoratori vede il secondo avere titolarità sulle operazioni rilevanti e consultivo sulle strategie, anche se, in linea teorica, esiste sempre la possibilità per il management di operare qualche forzatura.
Dalla stampa apprendo inoltre che il presidente del consiglio di sorveglianza è un uomo proveniente dalla Bundesbank e che lo stesso e’ stato il primo a sparare alzo zero contro la ventilata acquisizione.
La storia della oramai consolidata acquisizione di HVB, peraltro, operazione che risale ai tempi in cui amministratore delegato di UniCredit era l’ex enfante prodige della finanza italiana, Alessandro Profumo, come accennavo di sopra costituisce più di una freccia all’arco dei tedeschi e, la lamentata radicale ristrutturazione presenta la pecca di non essere stata neppure una storia aziendale di successo.
Sempre sul fronte bancario italiano c’è poi un altro massacro aziendale ed è rappresentato dalla vicenda che vide coinvolta la Banca Commerciale Italiana, forse la più blasonata tra le banche italiane e che fu coinvolta nel processo di concentrazione che diede vita alla prima banca italiana, Intesa-San Paolo e della quale scomparve tutto: il nome e la stessa storica struttura centrale.
 
 
 

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  • Redazione

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