Home Opinioni CIVISMO E BUON GOVERNO, IL MODELLO DI CATENO DE LUCA

CIVISMO E BUON GOVERNO, IL MODELLO DI CATENO DE LUCA

0

di Maurizio Ballistreri

Nell’attuale scenario della politica italiana, in cui la cifra è costituita da scontri a colpi di dossier, senza alcun respiro programmatico all’altezza della gravità del contesto internazionale, l’unico elemento di novità è rappresentato dall’iniziativa fondata sul civismo e il buon governo del leader di “Sud chiama Nord” Cateno De Luca.

Si tratta di un modello politico e amministrativo che ha già prodotto significativi risultati in Sicilia, a favore della scelta strategica della perequazione tra le diverse aree del Paese in termini di investimenti e di dotazione di infrastrutture, materiali e immateriali, per il rilancio dello spirito comunitario quale punto di equilibrio tra globale e locale.

Tornano, così, di attualità, tra le altre, le esperienze civiche e comunitarie di Adriano Olivetti ad Ivrea e di Danilo Dolci in Sicilia, le tesi meridionaliste di Gaetano Salvemini e della rivista “Nord e Sud” di Francesco Compagna, il regionalismo di don Sturzo, il rigore morale e amministrativo di Piersanti Mattarella, la predicazione antimafia di don Pino Puglisi.

Il meridionalismo nella visione di Cateno De Luca assume, di conseguenza, una prospettiva alternativa a quella del vecchio rivendicazionismo sudista, in alcuni casi addirittura intriso di uno spirito sanfedista con nostalgie borboniche, per proporre una scelta chiara e moderna di un forte legame del Sud con il resto del Paese, attualizzando l’Autonomia dello Statuto siciliano con l’azione tutta politica denominata “Ti amo Sicilia”, per un’Europa che, accantonata l’austerity e il monetarismo, riscopra l’originaria vocazione sociale e il recupero della tematica dello “sviluppo armonioso” del territorio, che il fondatore della Svimez, Pasquale Saraceno, riuscì a far inserire nel codice genetico del Trattato di Roma del 1957 della Comunità Economica Europea, antenata della futura Unione Europea, il cui laboratorio fu la Conferenza di Messina dell’1-3 giugno 1955.

Un meridionalismo che assume la questione del lavoro per i giovani come strategica, riprendendo le tesi del prestigioso economista keynesiano Federico Caffè, il quale aveva indicato come il ritardato inserimento nel mercato del lavoro dei giovani, anche quando sono sostenuti dalle famiglie, provoca una distruzione di risorse umane, condannando intere generazioni ad acquisire tardivamente e spesso malamente le competenze ed esperienze della vita professionale. La lucida analisi secondo cui dove il mercato falliva, fosse compito specifico delle istituzioni pubbliche creare lavoro per i giovani, impedendo quella che oggi si definisce come la “fuga dei cervelli” e che per le giovani generazioni meridionali può avvenire in termini di valorizzazione produttiva delle conoscenze, soprattutto se il Mezzogiorno si trasforma nella piattaforma culturale, ambientale e logistica euromediterranea.

Civismo e moderno meridionalismo praticati attraverso il riformismo sociale sono gli elementi culturali e politici del “Modello De Luca” e costituiscono una proposta politica innovativa, valoriale e concreta, per contribuire a rispondere alle grandi sfide che stanno di fronte al  Sud e all’Italia: incertezza geopolitica planetaria tra l’isolazionismo degli Stati Uniti di Trump e le guerre regionali, la transizione energetica ed ambientale, l’economia digitale, i rischi di stagnazione, l’esigenza dell’Europa sociale.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui