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“CHIAGNI E FOTTI”, UNA PRATICA POLITICA DA ACCANTONARE

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C’è un detto napoletano, chiagni e fotti, che si adatta molto bene a una certa sinistra italiana e europea che è stata “la bussola “ dei “vari ottimati “ legati al mondo della finanza globalista ben rappresentata dai vari Mario Draghi e Giuseppe Conte, specialmente nel drammatico periodo della stagione del Covid 19, simbolo inseminato della cultura pianificata della paura e di una risposta burocraticamente pianificata “a manetta”,  senza un minimo di rispetto verso le persone e in sfregio a chi nel mondo della scienza poneva il diritto primario al principio del “dubbio e della doverosa costante verifica” .

Ne è conseguita la “militarizzazione della scienza” attraverso un’azione istituzionale e politica, sia in Italia che in Europa, che oggi pretenderebbe di costruire politicamente il cosiddetto “campo largo”.

Il “chiagni e fotti “basa la sua visione di prospettiva esclusivamente sulla mancanza di un orizzonte cui inserire un progetto che vada oltre un aggregato di improvvisazioni e di trasformismo. Un gioco visibilmente insensato e largamente logorato.

Oggi avanza sempre più pressante la richiesta di una politica basata sulla cultura della trasparenza che deve trovare un abitat politico in grado di inserirsi in un contesto geopolitico dove le istituzioni non siano solo luogo di potere di una burocrazia clientelare sullo schema della proiezione di un progetto fallimentare come è rappresentato attualmente dalla Ue.

Quello che emerge con forza oggi in Italia e nel mondo e che si intravede con sempre maggiore chiarezza è che c’è “luce “ e sviluppo oltre un mondo maniacale che vuol pianificare attraverso il green Deal e uno schema di guerre artificiose , che si basa esclusivamente sulle vecchie politiche di cooptazione e legittimazione di stampo coloniale ,vero e proprio nemico delle regole praticate dalla  democrazia.

La fiducia nella politica può tornare solo se si trovano leadership autorevoli che risquotano un consenso diretto dell’elettore.

La vera questione sulla rappresentanza dei valori del sistema democratico l’ha introdotta – piaccia o meno al mondo cosiddetto progressista europeo – il vice presidente USA J. D. Vance alla conferenza di Monaco del febbraio 2025. Affermazioni secche sincere e stimolanti che vanno in una giusta direzione quando sostiene: “La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta. Non c’è spazio per i cordoni sanitari. O si sostiene il principio o non lo si fa. Europei, il popolo ha una voce. I leader europei hanno una scelta. E sono fermamente convinto che non dobbiamo avere paura del futuro. Accogli ciò che la tua gente ti dice, anche quando è sorprendente, anche quando non sei d’accordo. E se lo fai, puoi affrontare il futuro con certezza e con fiducia, sapendo che la nazione è dietro a ciascuno di voi. E questa, per me, è la grande magia della democrazia. Dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici. Dobbiamo viverli.”

C’è quindi un ottimismo di fondo che va colto anche in Italia ,dove al “chiagni e fotti “ esistono esempi di significativa espressione di imprenditori che danno al lavoro un preciso valore di implementazione delle capacità creative in una moltitudine di settori dove il filo conduttore del azione che crea valore ,si colloca con linearità e costanza in una coniugazione culturale propria della tradizione italiana tanto al nord come al Sud. Vittorio Moretti il Patron del prestigioso Bellavista che oggi governa 2000 ettari di vigneto, il quale nell’intervista di oggi  a tutta pagina al giornale La Verità, dice in modo chiaro: “ Non temo i dazi, ma impegnato sul fronte della qualità dei prodotti prevedo in Italia un nuovo Risorgimento “.

Vittorio Moretti è un industriale bresciano -mio amico che conosco da molti decenni – con una caratteristica unica per capacità di visione ottimistica dell’intraprendere positivamente un percorso industriale in una moltitudine di settori sempre con una attenzione a coniugare speculari capacità culturali a tutte le sue iniziative imprenditoriali. Una persona che conosce molto bene e sa valorizzare la cultura del lavoro anche attraverso un approccio professionale e motivazionale dei propri dipendenti. L’intervista rilasciata alla Verità rappresenta bene una filosofia imprenditoriale italiana aperta al mondo e al mercato che sa ben valorizzare il modello del Made in Italy attraverso cultura e la creatività trasmessa attraverso prodotti e tutela reale dell’ambiente .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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