Home Cronaca CATTURATO MADURO. WASHINGTON: “È UNA NUOVA ALBA”

CATTURATO MADURO. WASHINGTON: “È UNA NUOVA ALBA”

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La cronaca nuda e cruda è che Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Maduro e la moglie e li hanno tradotti in un luogo sicuro negli States, dove sono incriminati a New York.

A dare l’annuncio è stato Donald Trump, il quale ha detto: “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi”.

Per Marco Rubio, segretario di Stato Usa, ha affermato che “Maduro non è presidente legittimo”. Rubio ha ricondiviso su X un post risalente allo scorso luglio nel quale affermava che Nicolas Maduro “non è il presidente del Venezuela e il suo regime non è il governo legittimo”. “Maduro è il capo del cartello di Los Soles, un’organizzazione narcoterrorista che ha preso possesso di un Paese – aveva scritto Rubio – ed è incriminato per aver fatto arrivare droghe negli Stati Uniti”. 

Il Cartello de los Soles (o Cártel de los Soles) è il nome dato a una rete di corruzione e narcotraffico all’interno dei vertici delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) del Venezuela, e tra alcuni alti funzionari politici del governo chavista. A partire da luglio 2025 il Dipartimento del Tesoro USA lo ha sanzionato come “gruppo criminale” e “terrorista globale speciale” (SDGT). Il 24 novembre 2025 il Dipartimento di Stato lo ha designato ufficialmente come Organizzazione Terroristica Straniera (FTO).

Immediata la condanna di Mosca che parla di un’”aggressione armata” che “suscita profonda preoccupazione e condanna”.

Il ministero degli Esteri russo ritiene che l’espulsione forzata di Maduro e sua moglie dal Venezuela, nel caso in cui le informazioni risultassero veritiere, costituirebbe “un’inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente”.

“Siamo estremamente allarmati – continua il ministero degli Esteri russo – dalle notizie secondo cui il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie sarebbero stati espulsi con la forza dal Paese a seguito delle azioni aggressive degli Stati Uniti di oggi. Chiediamo un chiarimento immediato della situazione. Tali azioni, se realmente accadute, costituiscono un’inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio fondamentale del diritto internazionale”. 

Tra i primi a condannare l’attacco americano, anche, e non a caso, l’Iran, così come Cuba che si è schierata apertamente a fianco del Venezuela.

Washington ha invece così commentato: “È una nuova alba”.

Donald Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti hanno effettuato un “attacco su larga scala” al Venezuela. E ha precisato su Truth: “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi”. 

Secondo la Cbs Maduro è stato catturato da una divisione della Delta Force, unità anti-terrorismo e per le missioni speciali e poco prima di essere catturato era a bordo di un’auto e rispondeva alle domande dei giornalisti. Ad affermarlo è anche l’ex del pentagono Brent Sadler su Fox, sottolineando che non ci sarebbe stata quasi nessuna resistenza da parte dei venezuelani. 

Pam Bondi, ministro della Giustizia Usa, ha affermato a sua volta che Maduro e la moglie sono stati incriminati a New York.

Secondo quanto ha dichiarato il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino Lopez, gli elicotteri statunitensi hanno attaccato aree urbane di Caracas e ucciso o ferito un numero di civili che non è stato ancora stabilito. Sono state almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale venezuelana, Caracas, alle due di notte.

Sarebbe stata colpita una grande base militare, nella parte meridionale della città (rimasta senza elettricità), dove è stata visibile una colonna di fumo.

Diverse le reazioni dei Paesi latino americani.

La Colombia ha schierato l’esercito alla frontiera col Venezuela. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela, affermando che “se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati”. Petro ha aggiunto che “l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani in Venezuela”. 

La governatrice di Porto Rico, Jenniffer Gonzalez, ha espresso il suo sostegno all’operazione militare di Donald Trump contro il Venezuela e alla “cattura” di Nicolas Maduro. Secondo la governatrice l’azione “riafferma l’impegno a porre fine al narcoterrorismo nelle Americhe e a difendere lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani”. “E’ un nuovo giorno per il Venezuela. Le informazioni confermate oggi dal presidente Donald J. Trump rappresentano un evento di grande importanza”, ha dichiarato Gonzalez in un comunicato stampa diffuso da La Fortaleza, sede del potere esecutivo portoricano. Ha inoltre affermato che “l’azione decisa degli Stati Uniti, guidata dal presidente Trump, riafferma l’impegno a porre fine al narcoterrorismo nelle Americhe e a difendere lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani”. “Ribadisco – ha aggiunto Jenniffer Gonzalez – la mia solidarietà al popolo venezuelano e la mia speranza che questo processo apra la strada a una transizione ordinata, pacifica e democratica che permetta al Venezuela di riscoprire libertà e prosperità”.

A quanto pare nessun problema per gli impianti di produzione del petrolio.

La produzione e la raffinazione di petrolio della compagnia energetica statale venezuelana PDVSA erano regolari ieri e, secondo una prima valutazione, i suoi impianti più importanti non avrebbero riportato danni a seguito degli attacchi statunitensi. Il porto di La Guaira, vicino a Caracas, uno dei maggiori del Paese ma non utilizzato per le operazioni petrolifere, avrebbe invece subito gravi danni.

Maduro è nato a Caracas nel 1962, da madre colombiana e padre venezuelano. Ex autista di autobus, non è mai andato all’università e fin dal liceo ha militato negli organismi di sinistra. È poi diventato un dirigente sindacale di rilievo. Si avvicina al chavismo come militante e conosce Chavez negli anni Novanta attraverso la moglie, Cilia Flores, che era stata uno dei suoi avvocati. Flores ottenne nel 1994 la liberazione di Chavez due anni dopo il fallito golpe militare, al quale prese parte nel 1992.

Maduro sostiene la candidatura di Chavez quando diventa presidente del Venezuela nel 1998. Membro dell’Assemblea Costituente dal 1999, nel 2000 è eletto deputato all’Assemblea Nazionale. Passano cinque anni e ne diventa il presidente. Dopo appena un anno, però, nel 2006, lascia l’incarico per mettersi alla guida del ministero degli Affari Esteri. Nell’ottobre 2012, dopo essere stato eletto per un quarto mandato, Chavez nomina Maduro vicepresidente esecutivo, indicandolo nel dicembre dello stesso anno suo successore designato. Nel marzo 2013, dopo la morte di Chavez, Maduro gli subentra ed è eletto nuovo presidente del Paese con il 50,66% delle preferenze alle consultazioni dell’aprile successivo.

Quella che segue è per il Venezuela una fase di instabilità e di violenze, sia a causa dell’inasprimento delle misure repressive attuate dal governo contro le opposizioni antichaviste, sia per il peggioramento delle condizioni economiche del Paese. Maduro realizza alcuni rimpasti di governo, mirati a consolidare il suo potere e a eliminare le fronde interne ed esterne al partito. Per lui, tuttavia, l’erosione dei consensi è stata inarrestabile. Alle elezioni legislative del dicembre 2015, l’opposizione vince per la prima volta dopo 17 anni di chavismo.

Il Venezuela è stremato dalla crisi economica ed energetica. Nel gennaio del 2016 Maduro proclama lo stato di emergenza.

Nel marzo 2017 la crisi politica si aggrava. La maggioranza dei deputati vota la messa in stato d’accusa di Maduro, ritenuto responsabile della gravissima crisi umanitaria e della carestia che attraversa il Paese, e assegnando di fatto tutti i poteri al capo di Stato. Il Tribunale supremo di giustizia decide quindi di esautorare da ogni funzione il Parlamento, in gran parte in mano all’opposizione, accusando l’Assemblea nazionale di oltraggio e ribellione contro il presidente. Pochi giorni dopo, in seguito alle grandi manifestazioni di protesta e alla condanna della comunità internazionale la sentenza viene revocata e i poteri costituzionali restituiti al

Nei mesi successivi gli scontri tra popolazione civile e forze dell’ordine proseguono e provocano decine di morti, trascinando il Venezuela sull’orlo di una guerra civile.

Nell’agosto del 2017 si insedia una nuova Assemblea costituente, composta solo da rappresentanti vicini al governo: è la svolta autoritaria. La mossa viene duramente contestata dall’opposizione e dalla comunità internazionale. Nel maggio 2018, in un Paese stremato dalla crisi economica e lacerato dai contrasti politici, Maduro viene eletto con il 67,7% dei voti contro il 21,2% del chavista dissidente Henri Falcón. Ad agosto dello stesso anno il presidente è l’obiettivo di un attentato eseguito con droni, durante il suo discorso durante la parata militare per l’81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale.

Maduro resta illeso.

Il presidente incolpa dell’attacco l’estrema destra in collaborazione con i governi di Colombia e Stati Uniti, facendo il nome del presidente colombiano Juan Manuel Santos, tra i mandanti dell’attentato, il quale ha subito definito l’accusa infondata.

Maduro giura quindi per un altro mandato alla guida del Venezuela il 9 gennaio 2019, pronto a restare al potere per altri sei anni, fino al 2025, nonostante il gran numero di critiche che hanno bollato il suo nuovo mandato come “illegittimo”.

Poche settimane dopo, il 23 gennaio, c’è la svolta. Il leader dell’opposizione Juan Guaidó si autoproclama presidente del Paese.

Oltre agli Stati Uniti, diversi Paesi europei – eccetto l’Italia – hanno riconosciuto Guaidó come nuovo presidente.

Nel 2020 una commissione dell’Onu ha accusato Maduro di crimini contro l’umanità e ha chiesto il processo alla Corte penale internazionale dell’Aja. Nello stesso anno, il dipartimento di Stato Usa ha offerto una taglia da 15 milioni di dollari per la cattura di Maduro. Una cifra alzata a 25 milioni di dollari dall’amministrazione guidata da Joe Biden all’inizio del 2025 e incrementata a 50 milioni sotto la presidenza di Donald Trump.

Il finale è di ieri, con la cattura di Maduro.

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  • Redazione

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