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CARTOLINE DAL DANUBIO CON I COLORI DELL’INCLUSIVITA’

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di Giuseppe De Carli

Negli ultimi anni si parla tanto di inclusione, di dare un segnale forte per alimentare con continuità un movimento in piena evoluzione, che utilizza in particolare lo sport per offrire quella visibilità tanto auspicabile. La buona notizia dall’alto valore sociale che arriva da oltre confine, ha visto protagonisti atlete ed atleti con disabilità importanti accanto ad atleti Master di età media superiore ai 55 anni. L’iniziativa, giunta alla quinta edizione, è stata organizzata con l’usuale entusiasmo per la quinta volta dal Circolo Canottieri 3 Ponti (affiliato alla Federazione Italiana Canottaggio) con il contributo fondamentale della Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale e del suo Presidente, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, sempre attenta alla promozione dei valori più alti che lo sport sa esprimere.

Stiamo parlando di Canottaggio e di Pararowing, il canottaggio praticato da persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive.

Percorrere a remi 600 chilometri di uno dei fiumi più lunghi d’Europa tra Austria e Ungheria non rappresenta solo un “cimento” d’altri tempi, ma un chiaro ed inequivocabile messaggio di speranza per tutti quanti hanno nel limite fisico un ostacolo apparentemente insuperabile. Nell’attuale società, sempre attenta all’ottimizzazione, al “tutto perfetto”, alla ricerca del più forte che vince sempre, la grande avventura che ha avuto luogo dal 28 luglio al 2 agosto ha letteralmente abbattuto ogni ostacolo, linguistico (erano presenti anche atleti stranieri), anagrafico (si può essere giovani a qualsiasi età), fisico, al di là del proprio vissuto. Gli organizzatori – Riccardo Dezi e Giulia Benigni, Presidente e Vicepresidente del CC3Ponti e tecnici di canottaggio di IV livello europeo – puntavano in particolare a far sentire ognuno protagonista, con l’obiettivo di conoscersi nelle proprie differenze, di “fare squadra” nel vero senso della parola e di offrire la possibilità a tutti di dimostrare le proprie capacità. Farlo attraverso una via d’acqua ha reso tutto più “fluido”, ma nello stesso tempo ha messo ancora una volta alla prova i partecipanti, compresi i tanti accompagnatori che con la loro lodevole assistenza, hanno reso più facile superare ogni ostacolo paratosi innanzi in questi sei giorni straordinari. Che cos’è un fiume se non una sorta di metafora della vita, che scorre inesorabile verso il mare ma che nel suo percorso, ad ogni ansa, ad ogni chiusa, ad ogni “salto” ci presenta sorprese, sfide, ostacoli? Questo è quanto hanno potuto vivere questi atleti, alcuni di loro accomunati da un passato di dolore, ma anche da un presente pieno di speranze.

I visi stanchi ma felici di tutti i protagonisti hanno ripagato ampiamente gli organizzatori, sempre più impegnati nell’inclusività, non quella da salotto, ma quella che sa mettersi in gioco con eventi che davvero dimostrano quanto importante siano a livello sociale gli aspetti legati al volontariato. Purtroppo, ancora troppo poche appaiono le azioni, a livello istituzionale, che sostengono queste attività anche dal punto di vista delle risorse economiche e degli impianti. Ma le parole di Riccardo Dezi, Presidente del CC3Ponti vanno oltre gli ostacoli e ci raccontano in modo eloquente lo spirito vissuto: “All’orgoglio per quanto appena compiuto si accompagna la malinconia per la fine di uno splendido cammino fatto insieme a persone davvero speciali”.

Per questi atleti, non più giovani e arrivati da esperienze personali che li hanno segnati, sapere di poter contare su un coinvolgimento così premiante, è motivo di gioia e soprattutto, di speranza per un futuro che, ce lo hanno dimostrato con questa meravigliosa esperienza internazionale, può permettere di affrontare nuove sfide anche nella vita di ogni giorno.  

È essenziale che anche le giovani generazioni, assorbite troppo spesso dal “mondo virtuale”, vengano coinvolte per capire che la disabilità può colpire chiunque, e non per colpe proprie, e che la vicinanza, l’amicizia, la solidarietà possono essere un nuovo modo di vivere percorrendo parallelamente la strada e gli ostacoli che ogni giorno siamo tutti costretti ad affrontare.

Farlo con lo sport è un modo encomiabile ed è giunto il momento di “capitalizzare” queste energie buone del Paese per un nuovo scenario dalla valenza sociale inestimabile. Perché la disabilità non sia solo motivo di attenzione e di vanto nazionale (con le vittorie delle medaglie) ogni quattro anni con le Paralimpiadi, ma nel quotidiano scorrere del fiume della nostra vita.

Giuseppe De Carli

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