
di Gianvito Caldararo
Da una attenta osservazione delle vicende dei diversi governi di questi ultimi anni, ma anche per quanto si verifica anche a livello di enti locali, cioè di Regioni e Comuni, l’anomali che si riscontra è quella di una vera e propria carenza di una classe dirigente. Assistiamo ad una classe politica sempre più modesta e improvvisata, che giunge ai vertici istituzionali senza una adeguata preparazione e con un bagaglio culturale inadeguato e davvero disarmante. Una carenza che investe le principali istituzioni e anche il sistema delle Autonomie locali, cioè le Regioni e i Comuni. La prova di tale carenza la si riscontra nei deludenti e carenti dibattiti parlamentari, nell’assenza di una visione, di idee innovative, di programmi concreti e fattibili.
Una classe politica che si caratterizza per l’incertezza nell’assumere decisioni importanti, come nel caso della ratifica di trattati internazionali ( MES e CETA ), sui ritardi nell’attuazione del PNRR, sulle difficoltà nella gestione dei migranti, nella carenza di una valida politica industriale ( caso Ilva), una politica sanitaria pubblica che precipita sempre di più, dove si registra la mancanza di medici, di infermieri e di assistere alle lunghissime liste di attesa per i diversi esami diagnostici. Come pure non si riesce a predisporre un piano per la sistemazione riguardante il dissesto idrogeologico del territorio nazionale. La incapacità ad utilizzare in maniera piena e appropriata i fondi strutturali europei. La politica, quella autorevole e di spessore, non si può assolutamente improvvisare, ma richiede studio, formazione, conoscenza e una sana attività gestionale e di una seria attività di programmazione.
Analoga situazione si riscontra a livello di entri territoriali, dove la carenza di una classe politica e la presenza di una burocrazia inadeguata, precaria e senza una formazione manageriale, concorrono ad una confusa e paralizzante gestione delle risorse e dei progetti. Sempre più si registrano ritardi nella gestione puntuale dei progetti, sotto l’aspetto della tempistica nella cantierizzazione, nelle fasi di avanzamento dei lavori, nella fase di collaudo e di consegna dei lavori. In molti casi si assiste ad una burocrazia non in grado di assicurare e conseguire i diversi obiettivi stabiliti in sede di approvazione dei DUP (Documento Unico di Programmazione), che rappresenta il principale strumento per la gestione strategica e operativa del Comune.
Difficoltà sorgono anche nella predisposizione armonica dei PEG (Piani Esecutivi di Gestione), che è lo strumento che, se applicato correttamente, consente di ottenere l’effettiva suddivisione tra l’attività politica di indirizzo e controllo e le attività amministrative di gestione economica dell’Ente, con il pieno conseguimento dei diversi obiettivi. Il problema che si pone a tutti i livelli è quella di avere una classe dirigente responsabile, ben preparata, dedita al serrato confronto e non alla sterile polemica e con elevato senso etico. Bisogna smetterla con una classe dirigente abituata a litigare e rinfacciarsi errori, omissioni, ritardi, contraddizioni e ipocrisie.
Continuando di questo passo rischiamo non solo il collasso e il declino economico, ma anche quello demografico e sociale. Accanto a tali rischi, vi è quello anche di subire una vera e propria irrilevanza politica dell’Italia in relazione ai partners mondiali. Sempre di più torniamo dai consessi e dalle istituzioni internazionali a mani vuote e nelle migliori delle ipotesi con delle promesse, che restano tali e mai attuate. Abbiamo bisogno di una classe dirigente che abbia la consapevolezza della gravità dei problemi che attanagliano l’Italia, comprendendo che bisogna cambiare profondamento i propri comportamenti e i propri atteggiamenti. Una classe dirigente di tale livello costituirebbe anche motivo di interesse per richiamare i giovani all’impegno diretto in politica, quali portatori di freschezza e forza creativa.





