
Segue da CARBONARI E MASSONI, LA PIETRA E IL LEGNO – 3
Dioniso, il pane e il vino
Nei riti forestali sul tavolo sono posti il pane e il vino, custoditi dal Cugin del Sorbo e dal Cugin del Carpine. Il pane e il vino sono connessi con Dioniso e con i Riti Eleusini.
A tale proposito, Paul Foucart[i] scrive di una connessione tra Grecia ed Egitto, per quanto riguarda le ritualità misteriche sin dalla XII dinastia. Connessioni intensificatesi al tempo della XVIII. Nel IV secolo a.C. era attivo al Pireo un tempio dedicato a Iside e Osiride. Paul Foucart, con il suo puntuale studio sulle corrispondenze greche ed egizie, giunge alla conclusione che Demetra e Dioniso sono le stesse divinità di Iside e Osiride. Le tombe di Iside e Osiride si trovano a Nysa, nella valle del Giordano e gli inni omerici affermano che Dioniso è nato a Nysa.
“Nei periodi più antichi – scrive Plutarco – Dioniso era adorato con Demetra”. [ii]
Concludendo la sua analisi Foucard scrive: “Nello svolgere dal loro apparato mitologico le leggende che abbiamo esaminato e controllandole in base alle scoperte moderne, ci troviamo in presenza di un certo numero di fatti che hanno valore storico. A un’epoca contemporanea dei Faraoni della XXII dinastia [VIII sec. a.C.], dei coloni egizi si stabilirono nel golfo di Atene, a Eleusi, che era il punto di migliore approdo della costa e l’intersezione della strada della Grecia del Nord e del Peloponneso. Con essi portarono le colture della vigna e dei cereali, fino ad allora conosciute, e il culto di Iside e Osiride, ai quali essi attribuirono quelle due arti e che erano gli dèi nazionali dell’intero Egitto. Senza enfasi, così come senza resistenza, gli indigeni fecero buona accoglienza alla coppia divina che apportò loro tali benefici; essi adorarono Osiride e Iside con il nome di Dio e Dea e, più tardi, con quello di Dioniso e Demetra”. [iii]
Anche la Thesmoforia, festa il cui oggetto era glorificare l’unione di Dioniso e Demetra e la fecondità della terra, secondo Erodoto, era di origine egiziana, poiché furono le figlie dei Danai che le fecero conoscere ai Pelasgi.
Interessante sottolineare che “un carattere rimarcabile dei culti di Demetra – scrive Foucart – è l’esclusione degli uomini; solo le donne maritate prendevano parte alle feste, quantomeno a quelle che comportavano un’iniziazione…”. [iv]
I riti della celtica Ceridwen e di Gwyddon, sono assimilati ai Riti Eleusini, che dalla notizie storiche risulta fossero però riservati sia agli uomini, sia alle donne, con quelli greci di Demetra e Dioniso e, conseguentemente, con quelli egizi di Iside e Osiride.
Jean Raimond ricorda come i Misteri di Ceridwen, segnalati da Artemidoro, siano simili a quelli di Cerere, i quali, trasformati dal bardismo, “conservano ancora i loro fedeli nel periodo di Taliesin (VI secolo). “Il re, esso stesso, come si vede nei canti di Hoël o Hywell, re del Galles, morto nel 1171 era onorato di esservi ammesso. Esiste una sua preghiera curiosa, nella quale, ammesso già ai gradi inferiori dell’iniziazione, sollecita il collegio di Ceridwen con espressioni di fervente pietà, il favore dell’iniziazione superiore”. [v]
In ambito celtico è il Rito di Karidwen (Ceridwen) che fa del nano Gwyon Bach il Grande Iniziato Taliesin, “fronte luminosa”, bardo primordiale. Karidwen è la Minerva gallica, ed è colei che dà la sapienza. Karidwen riassume in sé anche Cibele, Diana e Proserpina e può essere considerata come simile a Iside; è, in buona sostanza, la Dèa Madre ed è legata a Gwyon (Gwyddyon o Gwyddon), il dio dello Spirito che ha insegnato agli uomini l’arte divina della poesia.
Nel mito di Karidwen e di Gwyon Bach, che sottende un rito di iniziazione, il nano è messo a guardia di un calderone nel quale bolle una pozione che darà la Sapienza al figlio della Dèa. Il nano, nel cui nome è racchiuso quello del dio Gwyon, fa traballare il calderone dal quale escono tre gocce che si posano sul suo pollice. Il nano succhia il pollice (come farebbe un bambino) e acquisisce la Sapienza. Il resto della pozione diventa inutilizzabile. La Sapienza è stata ormai trasferita. La Dèa è infuriata e insegue il nano per punirlo e Gwyon Bach si trasforma in un uccello (aria), un un pesce (acqua) e in una lepre (terra), inseguito dalla Dèa che a sua volta si trasforma nel corrispondnete animale predatore. Infine il nano si trasforma in un chicco di grano (il colore dorato ricorda il sole e il fuoco) e la Dèa in una gallina nera che inghiotte il chicco e rimane gravida. Nascerà così Taliesin, “fronte luminosa”, il grande bardo primordiale, associato al Dio cervo, al Dio Cornuto.
Karidwen è la grande iniziatrice che dà la Sapienza.
Ceridwen o Karidwen legata a Gwyon o Gwyddon (Mercurio, Hermes, Thoth) che ha insegnato agli uomini l’arte divina della poesia ed è dio dello spirito.
Nel culto della Cerere di Samotracia (alla quale è assimilata Ceridwen), del quale testimonia Erodoto, gli dèi del santuario erano chiamati Cabiri o Kabeiroi. Il culto è anteriore all’arrivo dei Greci nell’isola (VII sec. a.C.) e legato alla figura della Grande Madre: una donna seduta con un leone a fianco, il cui nome originario era Axieros.
Cerere, figura prossima alla Cibele frigia o alla Dea Madre troiana del monte Ida, dai Greci è stata assimilata a Demetra.
E’ possibile a questo punto pensare che il pane e il vino sul tavolo dei riti forestali siano il simbolo di un collegamento con la tradizione che dai Riti egizi è transitata nei Riti Eleusini e in quelli di Ceridwen.
Bacco è il Verbo
Fanete è uno dei nomi della creatura originaria del sistema mistico orfico, ossia pitagorico e Bacco-Dioniso, in quanto divinità mistico-filosofica celebrata nei Misteri orfici, era chiamato Fanete, al quale erano dedicate le feste chiamate Farai.
Bacco è il verbo ed è stato il primo che ha brillato, all’inizio, nel cuore delle tenebre. [vi]
Bacco è dio anacto, ossia Signore; è liberatore, rendentore e iniziatore e come tutte le divinità iniziatrici, ossia che danno avvio all’inizio, è dilaniato e messo a morte.
Bacco è il sole della notte, il corego, colui che allestisce il coro e dirige le stelle; è il sole dei morti, come Osiride; è il sole che a mezzanotte incontrano i Fratelli nel Tempio la cui volta è il cielo stellato.
Dioniso è strettamente connesso con Apollo, figlio, come la gemella Artemide, di Leto, la Notte e il cui carattere originario è ctonio.
Secondo Carolina Lanzani[vii] il carattere originario di Apollo deve essere collegato con le tenebre e quindi egli è da considerarsi piuttosto come una divinità ctonia, che come una divinità solare. In seguiuto gli furono attribuite tutte le proprietà del dio sole tanto che fu possibile identificare Apollo con l’Helios-Zeus dei pitagorici (Zeus-Ournos/Varuna, ossia volta celeste).
Come divinità solare Apollo rappresenta il sole immutabile, eterno, indifferenziabile, principio attivo, causa prima, sole nel cielo. Come divinità ctonica è strettamente connesso con Dioniso, definito da Aristofane (Rane): “Stella splendente dell’iniziazione notturna”.
Non possiamo qui andare oltre nell’approfondimento delle caratteristiche di Dioniso-Apollo e possiamo concludere asserendo che il riferimento a Pitagora nei documenti della Massoneria operativa, oltre a condurci nel mondo della matematica, della geometria, dell’armonia e delle bellezza naturale, indica un collegamento radicale con la ritualità orfico-pitagorica e, conseguentemente, con i Riti eleusini e di Samotracia che, a loro volta, sono debitori dei Riti isiaci e osiriaci.
Va, a questo punto, ricordato che Ermete è un’altra delle forme di Dioniso e Ermete ci introduce ad un altro dei riferimenti essenziali della Massoneria operativa.
“Ogni volta che sull’Egitto sorgeva il sole – scrive Tobias Churton – si celebrava la vittoria della luce: l’oscurità scompariva per lasciare spazio alla vita visibile. Per Ermes non faceva alcuna differenza: egli era dio della notte come del giorno, ugualmente a suo agio con la luna e i poteri dell’invisibile, così come con i commerci e le messi del mattino grondanti di sole”. [viii]
Il culto di Ermes megistos e la Gnosi
“Il culto di Ermes – ci ricorda Churton – era già diffuso prima che Alessandro Magno conquistasse l’Egitto e fondasse Alessandria (331 a.C.). Un secolo più tardi, i coloni greci di questa città iniziarono a chiamare Ermes megistos kai megistos, theos megas (più o meno «grande e grande il grande dio Ermes»)”.[ix]
In seguito, tra il I secolo a.C. e la fine del II d.C., compaiono gli scritti che sono attribuiti a Ermete Trismegisto e che costituiscono il paradigma dell’ermetismo, comprendente l’astrologia e l’alchimia. Le scuole ermetiche, che sembrano siano state presenti sin dalla fine del I secolo d.C. , conducevano gli allievi a un’esperienza diretta di gnosi. La conoscenza era accompagnata da mondi percepibili dall’occhio illuminato del nous, che in greco significa sia mente, sia spirito.
L’insegnamento principale dell’ermetismo era, ed è: “Conosci te stesso” e guarda al cosmo come ad un continuo miracolo da riprodurre sulla terra.
“Non lo sai, Asclepio, che l’Egitto è l’immagine del cielo? Inoltre è la dimora del cielo e di tutte le forze che stanno in cielo. Se è giusto che diciamo la verità, la nostra terra è il tempio del mondo”.
E’ questa anche l’idea dei massoni operativi: fase della terra il tempio del cielo.
La gnosi, la conoscenza, è volta a conoscere un dio incorporeo, che contiene tutte le cose dentro di sé e che si manifesta attraverso le cose.
“E tu dici: «Dio è invisibile?». Non parlare così. Chi è più manifesto di Dio? Proprio per questo motivo egli ha creato tutte le cose, in modo che tu lo veda attraverso le cose. Questa è la bontà di Dio, che egli si manifesta attraverso tutte le cose. Nulla è invisibile, nemmeno una luce incorporea; il nous viene visto nel proprio pensiero, e Dio nel proprio lavoro”.
L’ermetismo presenta una visione positiva del mondo, che non è altro che il divino manifestato nella natura, e una visione positiva del cosmo, del quale la terra è il tempio.
Euclide, la geometria e l’universo
Veniamo a Euclide (365-300 a.C.), le cui opere in Alessandria furono raccolte da Theon, padre della matematica e fisica Ipazia e custode della biblioteca alessandrina.
Scrive in proposito Barrow: “La geometria non era considerata come una semplice approssimazione alla vera natura delle cose; era parte della verità assoluta circa l’universo. Quasi fossero frammenti di una qualche sacra scrittura, i grandi teoremi di Euclide furono studiati per millenni nella loro lingua originale: erano veri, né più né meno, e consentivano agli esseri umani di dare uno sguardo alle verità assolute. Dio era molte cose, ma indubbiamente era anche un geometra. … La geometria euclidea non era soltanto un gioco di matematici, né una grossolana approssimazione alle cose e neppure un capitolo di matematica pura privo di un contatto con la realtà. Era il modo in cui era fatto il mondo”. [x]
La Massoneria operativa, in sintesi, incardina il proprio pensiero in quello della Grecia classica e dell’antico Egitto e, anche quando guarda all’ellenismo, prende come riferimento un’idea del divino che si manifesta nel mondo, essendo nel mondo, in modo armonico, cosicché l’essere umano è inserito in un ordine cosmico con il quale può collaborare. Gli architetti della Massoneria operativa riproducono sulla terra l’ordine celeste, fanno della terra un tempio e sono collaboratori del Grande Arché Tecton.
Diverso è l’orizzonte che ci si presenta quando prendiamo in considerazione la Massoneria cosiddetta speculativa, la quale comprende molteplici correnti di pensiero.
E’ il caso dello gnosticismo, combattuto da Plotino e dai neoplatonici, che concepisce il mondo come una prigione dello spirito, creata da un Demiurgo e dai suoi collaboratori (angeli, arconti, ecc. ) e il corpo come la sua tomba. L’heimarméne (fato universale), che per gli Stoici era l’aspetto pratico dell’armonia, per gli gnostici diventa la concreta costrizione dell’uomo nel suo essere prigioniero del mondo, che è tenebra.
La luce di un dio nascosto e inaccessibile non viene accolta dalla tenebra del mondo, cui fanno da scudo le sette sfere celesti. Il cosmo è la gabbia che imprigiona lo spirito e il regno del divino inizia dove finisce il cosmo, ossia all’ottava sfera.
L’identità spirituale viene conquistata attraverso una rottura con il mondo, conseguibile o con l’astensione da esso (ascetismo, come quello che ritroveremo nei Catari e nelle correnti mistiche) o con il libertinismo, come quello di Carpocrate e dei Cainiti.
Il disprezzo del mondo, che è tenebra e tiene prigioniero lo spirito, consente, nella interpretazione del libertinismo gnostico, l’utilizzo indiscriminato del mondo, anche nei modi più crudeli.
Nella divisione degli esseri umani tra ilici (corporei), psichici (mentali) e pneumatici (spirituali), l’interpretazione estremistica assegna agli pneumatici la condizione di esseri salvati per la loro stessa natura. “La conseguenza pratica di ciò – scrive Hans Jonas, il maggior studioso dello gnosticismo – è la massima dissolutezza, che permette al pneumatico l’uso indiscriminato del regno naturale”. [xi]
“Secondo i loro scritti – scrive degli gnostici Ireneo -, le anime prima di partire del corpo devono aver provato ogni modo di vita e non devono aver lasciato residuo di sorte da compiere….”. [xii]
Da qui anche l’idea che nel peccare si conduce a termine una specie di programma. Si ha così “il peccato come via di salvezza” – commenta Jonas – è “l’inversione teologica di peccato stesso: uno degli antecedenti del satanismo medievale, e, anche, un archetipo del mito di Faust”. [xiii]
Cosmici e a-cosmici
Così come Pitagora, Euclide, Hermes il filosofo sono “cosmici”, ossia concepiscono il cosmo come ordine e armonia, gli gnostici sono “a-cosmici”, perché il cosmo per loro è di per se stesso demoniaco. (Per approfondimenti dello gnosticismo rinvio allo studio di Hans Jonas).
Vorrei, avviandomi alla conclusione di questa riflessione, ricordare come la frase del Vangelo di Giovanni: “ma le tenebre non l’hanno ricevuta”, riferita alla luce, potrebbe, nell’ottica gnostica, acquistare un significato ben diverso da quello che, a mio modesto parere, ha, in coerenza con il testo precedente.
Traendo le somme da quanto sin qui detto, credo si possa affermare: 1) che il tema della luce e delle tenebre costituisca uno spartiacque tra il pensiero cosmico al quale si riferivano i liberi muratori operativi e quello a-cosmico al quale si riferiscono correnti di pensiero che sono presenti nella cosiddetta Massoneria speculativa; 2) che la Massoneria operativa rappresenti la radice limpida della tradizione latomistica; 3) che le correnti di pensiero che innervano la Massoneria cosiddetta speculativa vanno frequentate “cum grano salis”, per non dire con sospettoso spirito critico.
Infatti, e per concludere davvero, l’estremismo gnostico libertino può condurre all’idea che una “fratellanza” di sedicenti pneumatici, nel più totale disprezzo del mondo in quanto ritenuto tenebra prigione e convinti che del mondo, così come del corpo, si possa fare strazio, stenda sul mondo la tracotante violenza dei controiniziati, che l’umanità, purtroppo, ha già conosciuto nei secoli e continua a conoscere. Non va dimenticato che allo gnosticismo radicale si accompagnano le teorie apocalittiche, con la conseguente idea della battaglia finale tra il bene e il male. E in questo orizzonte apocalittico i contro iniziati sanno ben camuffarsi da “guerrieri delle luce”.
Torniamo, pertanto, alle cattedrali, alle grandi strutture megalitiche, alle piramidi, al tempio del cosmo sulla terra, all’armonia del divino nel mondo e ad essere collaboratori dell’Arché Tecton. Torniamo alla Massoneria operativa e ai suoi limpidi paradigmi iniziatici. Torniamo alla Natura e alle sue regole.
segue
Per chi volesse approfondire: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/269539/riti-forestali/
[i] Paul Foucart, Les Mystères d’Eléusis, Pardès.
[ii] Plutarco, Frammenti, citato in Paul Foucart, Les Mystères d’Eléusis, Pardès
[iii] Paul Foucart, Les Mystères d’Eléusis, Pardès
[iv] Paul Foucart, Les Mystères d’Eléusis, Pardès
[v] Jean Raimond, L’ésprite de la Gaule, Firne, Paris, 1864
[vi] Vedi Paul Vulliaud, Il pensiero esoterico di Leonardo, Mediterranee
[vii] Carolina Lanzani, Religione dionisiaca, Melita
[viii] Tobias Churton, Le origini esoteriche della massoneria, Fabbri
[ix] Tobias Churton, Le origini esoteriche della massoneria, Fabbri
[x] John D.Barrow, Da zero a infinito, Mondadori
[xi] Hans Jonas, Lo gnosticismo, Sei
[xii] Hans Jonas, Lo gnosticismo, Sei
[xiii] Hans Jonas, Lo gnosticismo, Sei





