Le tante contraddizioni di una coalizione sempre più scollata dal Paese reale
La sinistra si prepara alle elezioni rispolverando il solito armamentario: woke, diritti, minoranze, accoglienza, femminismo, inclusione e Bella Ciao come colonna sonora ufficiale.
Peccato che, quando si parla dei diritti degli italiani, improvvisamente il volume della musica si abbassi.
Se un immigrato commette un reato, sarà la magistratura a stabilire responsabilità, misure cautelari e conseguenze.
E, proprio per questo, la giustizia deve essere indipendente e uguale per tutti, senza simpatie politiche, appartenenze culturali o narrazioni ideologiche.
Se davvero un minorenne è stato vittima di violenza, la priorità dovrebbe essere una sola: proteggere la vittima e garantire giustizia, senza trasformare il caso in una gara ideologica tra destra e sinistra.
E qui arriva la domanda che dà fastidio: quando cominciamo a parlare anche dei diritti degli italiani?
Perché un cittadino paga tasse, contributi, affitti, bollette e servizi pubblici.
E quando chiede sicurezza, sanità funzionante, case popolari, pensioni dignitose o semplicemente la possibilità di vivere tranquillo, non dovrebbe sentirsi rispondere che bisogna prima occuparsi di qualcun altro.
La solidarietà non dovrebbe essere una competizione.
Difendere i diritti delle minoranze non significa cancellare quelli della maggioranza.
E soprattutto: non esistono diritti di serie A per chi appartiene alla categoria politicamente preferita e diritti di serie B per tutti gli altri.
Quanto al magistrato che eventualmente dovesse trasformare le proprie convinzioni personali in una battaglia politica, il problema sarebbe ancora più semplice: la politica si fa in Parlamento, la giustizia nei tribunali.
Se ami così tanto una determinata parte politica, nessuno ti impedisce di candidarti.
Ma finché indossi la toga, i cittadini hanno diritto a pretendere una cosa elementare: non una giustizia di destra, non una giustizia di sinistra, non una giustizia woke.
Una giustizia uguale per tutti.
E alla sinistra dico: continuate pure con le conferenze sul mondo nuovo, le etichette, le campagne social e le guerre culturali.
Ma ogni tanto provate a ricordarvi di quello che una volta era il vostro elettore: quello che lavora, paga le tasse, aspetta mesi per una visita, cerca una casa, teme di perdere il lavoro e pretende soltanto di essere trattato con la stessa dignità che voi rivendicate per tutti gli altri.
Perché alle prossime elezioni potrebbe anche decidere di presentarvi il conto.
E stavolta, altro che Bella Ciao.
Potrebbe essere semplicemente: “Ciao, ciao, voto altrove”.





