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BRICS E DOPO BRICS ALLARGATO

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Dei 23 candidati formali per l’adesione ai Brics, ne sono stati accettati sei. In base a non meglio identificati, almeno per il momento, criteri di adesione. La profonda diversitá di governance politica degli undici Paesi aderenti ( cinque democrazie, tre stati autoritari, due monarchie autocratiche e una teocrazia tra cui Arabia Saudita e Iran, nemici giurati fino a pochi mesi fa.) rende per il momento non chiaro il possibile risultato che tale gruppo potrá raggiungere.
Come riportato da the Conversation, “Oggi, i BRICS sono un gruppo formidabile: rappresentano il 41% della popolazione mondiale, il 31,5% del prodotto interno lordo globale e il 16% del commercio globale. In quanto tale, ha molto potere contrattuale se i paesi agiscono insieme – cosa che fanno sempre di più. Durante la guerra in Ucraina, i partner BRICS di Mosca hanno assicurato la sopravvivenza economica e diplomatica della Russia di fronte ai tentativi occidentali di isolare Mosca. Brasile, India, Cina e Sud Africa si sono impegnati con la Russia in 166 eventi BRICS nel 2022. E alcuni membri sono diventati mercati di esportazione cruciali per la Russia.”
Leggendo i vari commenti sulla stampa internazionale, visto lo stadio nei nostri media, sembra che la trasformazione di questa alleanza “geoeconomica” in ” geopolitica” non sará poi cosí automatica. In realtá sembrerebbe piú un tentativo di ridisegnare gli equilibri del Mondo che la ricerca di una coalizione forte abbastanza da sfidare il potere occidentale, per ora ancora dominante.
Come sostengo da dieci anni, serve aumentare il benessere degli Stati in via di sviluppo per poter continuare a crescere. Non per motivi di umanitá o solidarietá. Semplicemente perché se si vuole continuare a vendere, si devono trovare clienti. E servono clienti con i soldi. Dunque il Sud del Mondo deve crescere e si deve sviluppare. E questo passa anche per i programmi avviati dalla banca di sviluppo Brics con sede a Shangai, (98 programmi giá avviati) e per la gestione delle materie prime delle quali il mondo intero ha bisogno.
I nostri coriferi parlano di “fallimento” del tentativo di creare una alternativa al dollaro negli scambi, ma evidentemente non puó essere questo il fine ultimo di tale Organizzazione. Per una moneta unica, servirebbe una banca emittente unica, e per evitare gli errori fatti con l’euro, anche una politica comune, obiettivo al momento neanche immaginabile. Tutt’al piú potranno utilizzare le singole valute locali con criteri magari di cambio piú controllati (una sorta di SME) ma il risultato per il momento é opaco.
Se lo é nel pratico, non lo é nel teorico. Almeno ufficialmente hanno espressamente dichiarato di essere alla ricerca di un modello di sviluppo del mondo piú inclusivo, senza una guida spirituale come altri (gli USA) pretendono di essere, ma non si pongono in modo alternativo. Sono aperti al dialogo ed alla cooperazione.
Non so quanto tutto ció sia vero, visto che la politica in genere si occupa dei propri interessi che nel caso specifico sono molto divergenti, ma forse questo tentativo di mettere attorno ad un tavolo democrazie, regimi dittatoriali e teocrazie, forse potrebbe essere un tentativo di rivedere un modello che oggi si basa sull’egoismo piú becero, mentre domani potrebbe ricercare un egoismo piú controllato.
L’organizzazione é aperta, come dichiarato. Forse i membri del G7 potrebbero chiedere di farne parte?

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  • Redazione

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