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BERLUSCONI, C’E’ CHI VUOLE PROCESSARLO ANCHE DOPO MORTO

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di Giovanni Bernardini

I PM ricorrono in cassazione contro la sentenza di assoluzione del processo Ruby ter. A parte la anomalia di un ricorso in cassazione che avviene non dopo l’appello, ma dopo la sentenza di primo grado (da ignorante non so quanto una cosa simile sia giuridicamente possibile) a parte questo, ciò che lascia senza parole è l’insistenza dei PM che intendono di fatto proseguire, utilizzando qualche genere di cavillo o di paravento formale, le cause giudiziarie contro Berlusconi anche dopo la sua morte.
C’è in questo accanimento post mortem qualcosa di terrificante. Ricorda, fatte le debite proporzioni, l’URSS post staliniana. Come tutti, o quasi, sanno dopo il ventesimo congresso del PCUS e la parziale denuncia fatta da Kruschev dei crimini di Stalin iniziarono in URSS limitati processi di riabilitazione di alcune delle vittime del tiranno georgiano, per lo più alti dirigenti di partito che spesso erano stati complici a loro volta di Stalin.
Personaggi che in vita erano stati imprigionati, torturati, presentati alla pubblica opinione come traditori, spie, terroristi ed infine fucilati, vennero riabilitati: erano brave persone, buoni comunisti. Si ebbero numerose assoluzioni post mortem. Ora i PM di Milano vorrebbero le condanne post mortem. Nel “Ruby ter” Berlusconi viene assolto perché il fatto non sussiste. Poco tempo dopo la assoluzione Berlusconi muore. Il caso sembra chiuso, sarebbe chiuso in qualsiasi paese occidentale degno di questo nome. Invece no, Il caso si deve riaprire. Ci vuole un nuovo processo… col banco dell’imputato tragicamente vuoto.
Non credo che Silvio Berlusconi fosse un angioletto, avrà probabilmente commesso qualche illegalità, di certo non più grave di quelle che può aver commesso qualche altro capitano d’industri, residente magari in Svizzera. L’accanimento addirittura post mortem dei PM nei suoi confronti dimostra però che alla base degli innumerevoli processi che ha dovuto subire c’erano motivazioni che con la legalità avevano poco a che fare. La richiesta di un processo post mortem lo conferma. I processi servono non per dare ragione o torto a qualcuno, ma per condannare i colpevoli ed assolvere gli innocenti. Oggi i PM vogliono una condanna post mortem o quanto meno la sconfessione di una assoluzione, per dimostrare che avevano ragione loro, una sorta di ripicca a forte contenuto politico. Non si tratta più di punire un presunto colpevole ma di far trionfare un teorema politico.
Con buona pace della legalità.

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  • Redazione

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