
di Giuseppe Augieri
Seguo con attenzione, per capire perché sono del tutto sprovveduto – anzi ignorante – in materia, il dibattito che si sta svolgendo tra i seguaci della la Chiesa come la intendeva Benedetto XVI e quelli che invece hanno seguito la Chiesa come l’ha intesa Francesco. Un dibattito che apre porte verso un infinito di considerazioni, nelle quali la fede entra, a mio parere, solo in piccola parte. Comunque un forte impulso ad aprire la mente.
Resto basito dai toni accesi nei quali sta scivolando la discussione. Resto turbato dal tentativo – esplicito – di colorare di politico l’uno e l’altro criterio di magistero: Benedetto il conservatore, Francesco il riformista. E poi: tutti in coro a parlare bene di Francesco ed è “Indietrista” l’etichetta, ancora una, appiccicata a chi solleva dubbi, perplessità, critiche. Indietrista ed ovviamente di destra.
Penso che guardare alla Chiesa assimilandola ad una entità di politica laica sia un errore. Mi ha lasciato perplesso, per esempio, il domandarsi perché al conclave non sarà presente un rappresentante di Milano – si dice la diocesi tra le più grandi – ed invece sarà presente quello di Mongolia: forse perché per Francesco vale più il confronto tra voci diverse, anche con quelle sinora inascoltate, che non il “potere” di rappresentanza? E poi: quasi tutti gli elettori sono stati nominato da Bergoglio e tuttavia non sono tutti bergoglioniani: nel nominarli Francesco non avrebbe guardato alla “fedeltà” ma alla fede nel dialogo. Questo è spiegabile nella logica laica dei “nominati”?
Se il fondamento del pensiero di Benedetto XVI è nel non accettare che la parola di Dio sia “piegata” al mondo ed è la Chiesa a doverla rappresentare fornendo un’ancora di certezze, mentre il fondamento del pensiero di Francesco è che la Chiesa è il popolo, la gente, le sue diversità, se questo è vero come si fa a cercare di spiegarsi l’opera di Francesco con la logica di Benedetto XVI?
Si dice che il risultato dell’opera di Papa Francesco sia l’aver lasciato macerie. Lo dicono in molti e tra essi Roberto Pecchioli sul Nuovo Giornale Nazionale. Rispetto questo parere, concordo sul no al mainframe che si è scatenato e ad ogni strumentalizzazione in materia, cose che giudico anche io vergognose. Ma non riesco ad andare oltre. Se vi siano state manipolazioni dei fondamenti del cristianesimo, e quali, e con quali conseguenze che andrebbero sino alla svendita della cultura occidentale io non so rispondere. Forse perchè resto legato a Benedetto Croce ed al suo «Perché non possiamo non dirci “cristiani”».
Ma sull’affermazione che vi sia stato un arretramento della fede posso, con tutta umiltà, testimoniare le tante mie perplessità sulle “aperture“ di Papa Francesco ma anche che non mi sento arretrato, nella mia debole e sfilacciata fede, neanche di un micron.
Se Francesco ha sbagliato, ne starà ora parlando con chi ha il potere per correggerlo. Io: domine non sum dignus. Come ho detto sono un ignorante.





