La Banca d’Italia ha reso noto le proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel quadriennio 2023-26 elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, che di seguito si riportano non integralmente. Le proiezioni, come concordato nell’ambito dell’esercizio, sono basate sulle informazioni disponibili al 23 novembre per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 30 novembre per i dati congiunturali.
Lo scenario presuppone che le ripercussioni economiche dell’incerto contesto geo-politico rimangano contenute e non comportino particolari tensioni sui mercati delle materie prime e su quelli finanziari internazionali. Si ipotizza che gli scambi internazionali tornino a espandersi nel prossimo triennio, di circa il 3 per cento in media e, sulla base dei contratti futures, che i prezzi delle materie prime energetiche si riducano lievemente nell’orizzonte previsivo.
Il quadro macroeconomico risente dell’irrigidimento delle condizioni monetarie e creditizie per imprese e famiglie conseguente al forte rialzo dei tassi di interesse di politica monetaria. Lo scenario incorpora gli effetti della manovra di bilancio per il 2024-26 e l’utilizzo dei fondi europei nell’ambito del programma Next Generation EU, sulla base delle informazioni più aggiornate relative al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Dopo il leggero aumento nei mesi estivi, le informazioni congiunturali più recenti segnalano che il PIL avrebbe ristagnato nel trimestre in corso. Il prodotto tornerebbe a espandersi gradualmente dall’inizio del prossimo anno, sostenuto dalla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera.
In media d’anno il PIL aumenterebbe dello 0,7 per cento nel 2023, dello 0,6 nel 2024 e dell’1,1 nel 2025 e nel 20262 (Tav. 1 e fig. 1). Rispetto alle proiezioni pubblicate in ottobre, la crescita del PIL è rivista al ribasso nel 2024, in linea con i segnali di una più prolungata debolezza congiunturale, e al rialzo nel 2025, principalmente per effetto delle ipotesi desunte dai mercati finanziari di tassi di interesse lievemente più contenuti lungo l’orizzonte di previsione. I consumi delle famiglie si espanderebbero a tassi lievemente superiori a quelli del PIL nel corso del prossimo triennio, beneficiando del recupero del potere d’acquisto delle famiglie.
Gli investimenti rallenterebbero marcatamente, frenati nel settore privato dal rialzo dei costi di finanziamento, da condizioni più rigide di accesso al credito e dall’esaurirsi degli effetti legati agli incentivi al settore edilizio; per contro, aumenterebbe l’impulso derivante dagli interventi del PNRR. Le esportazioni si espanderebbero in linea con l’andamento della domanda estera. Le importazioni crescerebbero in misura lievemente inferiore, per via della debolezza della spesa per investimenti in beni strumentali, caratterizzati da un elevato contenuto di prodotti importati. L’occupazione, in forte aumento nel 2023, continuerebbe a crescere, sebbene a ritmi pari a circa la metà di quelli del prodotto. Il tasso di disoccupazione scenderebbe lentamente portandosi poco sotto il 7,5 per cento nel 2026.




