
di Ugo Busatti
Quella del Bangladesh é una situazione che dovrebbe far pensare tutti noi. Perché é una cartina tornasole di quanto accade nel Mondo, e di come la direzione presa sia sbagliata, per il semplice motivo che gli interessi sono contrastanti, invece di essere solidali.
170 milioni di abitanti in un territorio la metá dell’Italia. Giá questo indica una situazione di sovraffollamento insostenibile. Privo di particolari ricchezze di materie prime, puó contare solo sulla produttivitá dei suoi cittadini per far aumentare il PIL, cosa che sta succedendo. Ma questo, amici cari, non é indice di ricchezza e prosperitá. Anzi.
Grazie al Sistema che le grandi potenze del Mondo hanno messo in atto, come al solito per salvaguardare i propri interessi e sfruttare meglio chi non puó che cedere ai ricatti, il Bangladesh si trova di fronte alla possibilitá di uscire dalla categoria di “Paese meno sviluppato” che consente di avere un accesso privilegiato ai mercati esteri. E se ció dovesse accadere, gli occidentali non avrebbero piú intreresse a sfruttare questi “aiuti” che si sono auto-dati, e porterebbero altrove i 46 miliardi di fatturato del tessile per poter sfruttare qualche altro Paese in difficoltá.
Come indicato dalla Banca mondiale, in Bangladesh la popolazione in condizione di povertà estrema si è più che dimezzata tra il 2000 e il 2016, precipitando dal 34 al 13,47%. Con un ulteriore calo successivo che l’ha portato al 10,44% nel 2020. Allora qualcuno potrebbe dire e sostenere che comunque qualche risultato c’é stato. Si, sulla carta. Quello che è andata emergendo, infatti, è una categoria di “nuovi poveri”, ovvero di quanti, soprattutto nelle città, si trovano appena sopra la linea di povertà definita internazionalmente a 2,15 dollari disponibili al giorno per un adulto. Con una inflazione al 9% e con lo spettro incombente di una disoccupazione possibile. Per non parlare dei problemi climatici, con una recrudescenza di tifoni e inondazioni.
In questo panorama, la Cina é la sola che costruisce strade e ferrovie, e che contribuisce alle infrastrutture necessarie per uno sviluppo coerente, mettendo il cappello su un possibile sfruttamento futuro delle risorse umane disponibili e fidelizzate.
Mentre Stoltenberg ci rassicura che la NATO é pronta a far scoppiare la terza guerra mondiale, e mentre si continua a non vedere che questa relazione politica-affari non solo é incestuosa, ma é divenuta addirittura un abbraccio mortale, la gente é sempre piú stressata da un ritmo di vita insostenibile.
Nel Mondo manca ordine e programmazione globale. Siamo al punto di svolta: da una parte la guerra e la rovina di tutti noi, dall’altra un ripensamento solidale e persino piú produttivo per tutti noi.
Mancano gli statisti. Manca una visione intelligente.





