Prendono in giro Meloni e Giorgetti che si vantano di promozioni del rating dopo anni di bocciature e di spread ai minimi storici mentre ci sono file di persone presso la Caritas e istituzioni similari; e la sanità privata sostituisce quella pubblica che annaspa, taglia risparmi e stronca chi non può permetterselo.
Non vi è dubbio che le contestazioni mosse siano di grande impatto popolare. Perché vere e sentite. Ma quando si lavora solo per fare demagogia su esse, questo sommerge, sotto un diluvio di domande retoriche e risposte stizzose, un’analisi che invece andrebbe fatta più seriamente. Perché quelli denunciate sono fenomeni economici in conseguenza di movimenti più ampi che finiscono per essere sottovalutati e sono invece la chiave di volta per ogni politica di miglioramento.
Nel mondo le economie viaggiano a due velocità: quella dei ricchi in avanti, quella dei bisognosi a ritroso. Vero: ma è solo un aspetto. E’ il commercio che oggi viene curato a scapito del welfare: anche questo vero ma ancora un pezzo di qualcosa di più ampio. E’ solo un problema di governi a guida conservatrice e politiche conseguenti o c’è dell’altro?
Panetta e la CGIA di Mestre segnalano un mondo in cui le variabili economiche tradizionali contano sempre meno rispetto a fattori politici e geopolitici. Il ciclone Trump ha solo mostrato chiaro qualcosa che già “bolliva in pentola”. Ed era – ed è – di dimensioni eccezionalmente pericolose: non solo per gli USA. Ma la capacità di sostanziale adattamento del sistema globale alle novità è caratterizzata dalla ricerca di elementi di credibilità della tenuta delle economie. E ciò ha reso determinante il ruolo delle politiche nazionali solo se improntate a stabilità, credibilità e capacità di accompagnare i processi in atto. Che essendo incerti chiedono prudenza. La valutazione dell’economia italiana non può prescindere da questa analisi. Che non cancella le storture: ma ne posiziona la soluzione in ambiti e tempi che non possono essere inventati con colpi di mano o di testa. Gli avvisi – certo positivi – del rating e dello spread non possono ignorarsi. In Italia vi è un problema di consumi che languono, di welfare e salari da recuperare dopo un decennio di abbandono, una dinamica dei risparmi che va studiata a fondo, senza demagogie. La domanda da porre è: sono solo conseguenze di politiche economiche nazionali?
In verità la situazione italiana è simile a quella di altri Paesi. Anche i più grandi. Al di la delle semplificazioni pro-contro Trump, in USA le situazioni economiche globali sono in fase di sviluppo, l’occupazione in crescita, ma la middle class in sostanziale crisi. Si conferma che la colpa è delle politiche di destra? Può darsi: ma all’opposto politico, in Cina, si ha uno surplus commerciale che raggiunge il record di 1.200 miliardi (dunque una economia ancora in grande sviluppo) e però centri commerciali semideserti e acquisti che languono, segnale chiaro di un aumento dei consumi asfittico. Anche qui è questione di “disattenzione” nella distribuzione della ricchezza prodotta?
Cosa stia succedendo forse ce lo dice la corsa dell’oro e le prevedibili mareggiate della sua valutazione: oro tornato protagonista non per caso né per una moda passeggera alimentata dalla speculazione. Il valore di oro (e argento) non aumenta perché l’economia va male, ma perché l’incertezza è diventata strutturale. Quando un segnale diventa così persistente, ignorarlo non è prudenza. È distrazione. E l’incertezza riguarda la situazione internazionale: la debolezza del dollaro rispetto all’attacco dei BRICS++, la criticità del debito USA, le indeterminazioni di un multilateralismo che, nel migliore dei casi, se si riesce a sconfiggere il duopolio che si va creando, non sarà certamente quello che abbiamo vissuto. Con i suoi parametri, le sue prevedibilità, gli strumenti per affrontare crisi ricorrenti e vita quotidiana.
Ho posto molte domande: non conosco le risposte. Vedo solo un fattore comune ad esse: c’è bisogno che i consumatori, ad ogni livello di classe sociale, abbiano fiducia nel futuro. Perché si conferma che l’economia è soprattutto sensazioni, aspettative, speranze, senso di sicurezza. Restituire fiducia: minare uno qualsiasi di questi elementi, peggio se molti di essi, è un colpo allo sviluppo.
La politica deve capirlo e finora non l’ha fatto.
Non chi governa e non chi fa opposizione.




