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C’è un’intesa tra Europa e Cina

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Intesa Cina - Europa

Soddisfazione espressa dal Commissario per il commercio dell’UE Šefčovič

Dopo la due giorni dell’8 e 9 ottobre, che ha visto il Commissario per il commercio dell’UE Maros Šefčovič in visita a Pechino, tenere colloqui con l’omologo cinese Wang Wentao, in Europa c’è soddisfazione per l’intesa raggiunta, siglata da una dichiarazione congiunta emessa al termine dei lavori.
Lo scopo del viaggiò di Šefčovič era chiaro: riequilibrare gli scambi commerciali tra Europa e Cina.

Il primo punto sul quale il Commissario Europeo si è detto soddisfatto durante la conferenza stampa tenuta a margine a margine del secondo incontro del Meccanismo di consultazione su commercio e investimenti (TIC) – il primo si era tenuto a giugno scorso – è quello relativo all’automotive.

“Abbiamo raggiunto un’intesa per moderare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e ibridi plug-in verso l’Unione europea”, ha detto Šefčovič, aggiungendo che vi è la “prospettiva di ridurre le esportazioni cinesi di oltre il 50 per cento”.

Per capire l’importanza dell’intesa su questo punto, bisogna pensare che, secondo quando riportato dal media Bloomberg, nel 2026, fino ad agosto, le nuove immatricolazioni di auto hanno riguardato, per il 12% veicoli di marchi cinesi.

Un livello mai raggiunto precedentemente.

Di converso, l’accordo ha riguardato le esportazioni di prodotti europei verso la Cina.

In merito Šefčovič ha dichiarato “Abbiamo raggiunto un’intesa per migliorare l’accesso al mercato cinese per una serie di prodotti dell’UE applicando le tariffe più favorevoli previste dalla clausola della “nazione più favorita” (NPF)” per poi aggiungere che i prodotti inclusi nell’accordo
“spaziano dalla componentistica automobilistica all’olio d’oliva e alle calzature, per un valore complessivo delle esportazioni attuali pari a quasi 4 miliardi di euro”.

La clausola NPS è prevista dall’organizzazione mondiale per il commercio (WTO) e tende a creare legami più stretti tra nazioni diverse, interessate a scambi più massicci.

Il terzo punto toccato dall’intesa è quello teso ad “agevolare ulteriormente il rilascio delle licenze di esportazione cinesi per le terre rare e i magneti permanenti”.

Finora questo è stato uno dei punti di maggiore attrito, in quanto la Cina ha usato questa sua modalità per stringere i rubinetti delle materie prime ogni volta che lo ha ritenuto necessario, tenendo l’Europa, che di quelle materia prime ha bisogno per l’industria tecnologica e quella avanzata, a rischio di interruzione della produzione.

L’accordo, così come strutturato non è certamente un punto di arrivo, ma segna un passo avanti quanto meno nella apertura di Pechino alla trattativa.

Lo stesso Commissario Europeo ha raffreddato gli animi dicendo che “Siamo ben lungi dalla conclusione’ e l’accordo è pura teoria e che ora “Ciò di cui abbiamo bisogno è un risultato tangibile da questa fase di negoziati molto intensa”.

Per questo i colloqui continueranno fino al riequilibrio effettivo tra le parti. Una prima data è già fissata per gennaio del prossimo anno, quando Sefcovic incontrerà nuovamente Wentao a livello ministeriale, mentre nel mese di marzo è prevista una terza sessione di consultazioni su commercio e investimenti.

Molto più prossima, addirittura il 15 e 16 ottobre, è la data in cui la questione sarà portata al vaglio del Consiglio Europeo che dovrà prendere le decisioni “esecutive”.

Šefčovič ha precisato infatti, che per bloccare le importazioni di auto ibride e ibride plug-in dalla Cina ci sono più sistemi, ma che questi potranno essere messi in campo solo dopo l’avallo dei leader europei.

Posso garantirvi” ha dichiarato ancora Šefčovič, “che una volta ottenuto quell’avallo, inizieremo a lavorare il prima possibile: sarà la prima cosa che faremo appena rientrati a Bruxelles”.

Nell’ottica del pragmatismo con cui il Commissario Europeo sta affrontando la vertenza, non ha fatto mancare un monito agli interlocutori, quando ha detto “Il dialogo richiede risultati e, laddove il dialogo non dovesse produrli, l’UE farà ricorso ai propri strumenti per garantire un riequilibrio”.

Sembrerebbe, quindi, che l’UE voglia finalmente rialzare la testa nei rapporti con il gigante cinese, che può, in qualunque momento mettere seriamente in pericolo l’esistenza stessa dell’Unione.

Autore

  • Elisabetta Capodilupo

    Elisabetta Capodilupo, laurea in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, master in "Giurista d'impresa". Libera professionista. Formatore in ambito giuridico.

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