
di Pasquale Marzocca
Personalmente mi piace pensarlo come una sintesi di due elementi.
Il primo è il Lògos così come lo intesero Eraclito e Platone. Per loro era un Fuoco, una realtà sempre dinamica (dynamis) preesistente il Tempo. L’esplicazione manifesta dell’In-telletto dell’Uno (Nous), un principio di razionalità universale, legge di Armonia e evidenza del Divenire.
Lògos deriva dalla parola greca lègo che significa scegliere, raccontare e quindi manifestare/creare le forme con la parola (un po come un innamorato che sussurra dolci parole all’orecchio dell’amata e il suono di queste si concretizzano in elettricità nel suo corpo e in immagini nella sua mente).
A questo, mi collego con il secondo elemento di sintesi ovvero l’insegnamento cristiano-primitivo.
Il Christo è Dio in autorivelazione (luce) e redenzione (vita);
è detto: “I cieli furono fatti dalla parola dell’Eterno,
e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca” Salmi- 33,6.
E ancora: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” Giovanni- 1,5
Da qui possiamo, a mio parere, osservare che il Christo è la manifestazione “sonora” della Saggezza e della Sapienza dell’intelletto di Dio che in-forma quel Chaos magmatico che è l’Abisso primordiale.
Esso è l’atto eterno e atemporale del vivere di Dio che prende coscienza di se (Colui che è e insieme il Dio Vivente) ed è quindi tutte le cose e in tutte le cose, per Christo con Christo e in Christo.
Molti sono gli esempi da poter addurre: il passaggio nella Kabbalah da Ain ad Ain Sof, l’Uovo galleggiante nelle acque primordiali da cui fuoriesce il Phanes gnostico.
Nelle tradizioni del mondo come quella indiana, un suono viene a nascere dal Vuoto e mettendo in vibrazione il Nulla crea il Tempi e lo Spazio.
Crediamo di poter quindi affermare che il Pensiero di Dio è anche un urlo, nella forma -ad esempio- di un lampo che genera il tuono (Thor figlio di Odino).
Dalle labbra di Bhrama nasce il Bhraman che è sia forza magica (si veda la radice indoeuropea Mag=fare) che parola sacra, il famoso AUM oppure l’Alpha privativo del Buddha come le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, emanazioni sonore e creatrici di Dio.
In questa esistenza dinamica si esplicano, coesistenso in nuce e poi polarizzandosi il maschile/forma creatrice/luce/suono armonico/aria e il femminile/protoplasma/oscurità/suono puro/caverna.
Possiamo allora dire che l’Amore sia il Sacrificio istintivo, sotto le forme più varie dell’Io assoluto nella unità sintetica della Natura. Amore senza sacrificio (sacrum facere) di se stesso o di una parte di se non è tale. A vari livelli, non vi è nulla che non esprima e non riceva l’impressione del sacrificio della unità per l’Unità universo.
L’Amore è la sintesi sostanziale (sub-stantia) di quelle forze primigenie (impulso Christico) che vennero a manifestare e quindi creare l’universo e lo illuminarono ordinandolo secondo Verità e Giustizia (Dharma/Maat) e di Gesù Christo si scrive sia Verità e Re di Giustizia.
Quelle forze sono le materie eteriche che compongono i quattro fiumi che sgorgano dalle radici dell’albero della Vita nell’Eden e che personalmente individuo come le forze: elettrica, magnetica-gravitazionale, nucleare debole e nucleare forte.
Il Christo, Suono/Soffio e Luce si riveste della carne (le 4 forze menzionate, l’Amore fiammeggiante) per creare e amare l’universo.
Come fece quando si rivestì del Maestro Gesù per insegnare ad amarci e “far nuove tutte le cose”.
Ecco perché Eros, ai tempi del Mito, era raffigurato non imbracciante un arco ma portante una torcia fiammeggiante.
Innamorarsi, amare, dire a qualcuno: “ti amo” vuol dire anzitutto svelarsi a se stessi nella propria natura e dopo divenire consapevoli della propria potenza di ascesi prima verso la propria natura originale (Atman) e poi verso la casa del Padre (Bhrama).
In secondo luogo, pur(pyr)ificarsi e sacrificarsi (sacrum facere, sottilizzarsi) anche per aiutare la propria controparte nella coppia a compiere questa operazione.
Molti yogi cultuatori di Agni -il dio del fuoco- offrono alle fiamme, prima della ascesa finale, un biglietto con propositi o dubbi o ambizioni. Le fiamme bruciano tutto, bruciano quelle che rimangono comunque le ultime scorie prima della liberazione (qui sta anche il senso della jihad del Mahdi e il Fuoco del Messia, non guerra al mondo ma guerra interiore, alle catene che ci trattengono lontani dal Padre, atto d’amore si ferreo ma non di violenza).
Si fa tutto questo, non imponendo qualcosa o possedendo l’altra ma comunicando il Silenzio con l’esempio, il silenzio o il sussurro (quando siamo vicino all’amata o all’amato la voce si abbassa dolcemente e il Silenzio dello sguardo e del gesto si fa linguaggio) quando non addirittura con la rinuncia ad ella/egli, per permetter di far la sua strada.
Due dei più grandi gesti d’amore sono la rinuncia e il distacco quando dettati dal senso del Sacro perché sono espressione del centramento del Se nella sede del Cuore dopo aver dominato Mente e Sangue (la Cappella S.Severo insegna molto in proposito).
Qui sta la reticenza dei Maestri verso il potere della Siddhi o perché Harry Potter “guardandosi allo specchio” riesce a prendere possesso della pietra filosofale.
Ciò offre Grazia del gesto e chiara visione agli amanti “reali” che anzi partecipano più profondamente del loro Amore giacché nulla hanno a chiedere l’uno all’altra ma solo da offrire e possono vedere “cioè che è vivente” dietro gli occhi ei nomi l’uno dell’altra.
Per questo Shakespeare sull’onda della mediocritas ciceroniana ebbe a dire “ama moderatamente” per formare la “bestia a due schiene”, quell’Androgine graalico che si offre come coppa per far si che la Sposa (Anima) degnamente preparata incontri lo Sposo (Christo)e si abbia la visione beata e beatifica di Dio.
Quanto è bello poter dire alla propria amata: “sei bella come il sorriso di Dio”.
Dante e Beatrice sono a mio avviso la storia d’amore più bella del mondo giacché Beatrice, in primis, è sia la Sapienza che la consapevolezza del momento (auto)conoscitivo e in secundis la Luce Solare che illumina e indica la celestialità della presenza di Dio (nella Commedia appare avvolta in tre colori che a mio parere significano anche la famosa tripartizione del Sat-Chit-Ananda).





