
Lanciato il sasso, ora il Dottor Sottile, alias Giuliano Amato, ritira la mano. Ormai insistere non serve più. I messaggi sono stati lanciati. Chi li sa e li può intendere li ha ricevuti. Il danno con la Francia è fatto. Il danno con la Nato è fatto.
Missione compiuta. Ora il Dottor Sottile può anche ritirare la mano, dopo aver lanciato il sasso, trincerandosi dietro una nebbiolina che non riesce a nascondere quanto è accaduto, ossia che con una bomba a grappolo Giuliano Amato ha disseminato di trabocchetti, di messaggio e veleni il terreno politico italiano ed europeo in funzione anti centro destra e a difesa del solito blocco di potere che risponde alla finanza.
Inutile cercare chi c’è dietro le quinte, perché la finanza ormai è scopertamente sul palcoscenico a tentare di sostenere il caravanserraglio dei suoi lacchè che, in questi anni, con green, clima, gender, woke, cancel culture e via discorrend, hanno disastrato l’Europa, impoverendo le popolazioni a tutto vantaggio di una ristretta quota di ricchi, alcuni dei quali decisamente paranoici, in quanto convinti di poter manipolare l’intero mondo.
“Io ho solo rimesso sul tavolo un’ipotesi già fortemente ritenuta credibile, non perché avessi nuovi elementi, ma per sollecitare chi li ha a parlare, a dire la verità. Non altro”. E’ quanto ha spiegato a ‘La Verità’, l’ex presidente del consiglio Giuliano Amato rispondendo ad alcune domande che il quotidiano gli aveva inviato per avere chiarimenti rispetto alle parole sulla strage di Ustica rilasciate a ‘la Repubblica’. “Dei titoli con cui un articolo o un’intervista vengono presentati – lei lo sa quanto me – non risponde l’autore”, scrive Amato rivolgendosi al quotidiano aggiungendo di non aver raccontato “nulla di nuovo. Non era nelle mie possibilità, non era nelle mie intenzioni”.
Se non c’era nulla di nuovo, visto che Giuliano Amato è dotato di fine intelligenza e non può darcela a bere, per quale motivo ha fatto l’intervista a Repubblica che, al di là del titolo, è un insieme di macigni pesantissimi?
“Volevo riportare il tema all’attenzione, sollecitare chi potrebbe convalidare quell’ipotesi a parlare – prosegue Amato -Gli anni passano, le famiglie sono lì, convinte che la verità non sia ancora venuta fuori e i testimoni rimasti possono andarsene presto. Come può capitare a me, data la mia età”. Riguardo alle affermazioni su Bettino Craxi e alle repliche dei figli secondo i quali fece avvisare Gheddafi del bombardamento che si preparava sul suo quartier generale di Tripoli nel 1986, Amato replica: “Purtroppo non ricordo chi mi disse che era stato Craxi a informare Gheddafi anche se il ricordo è rimasto”.
Insomma, Giuliano Amato è diventato un sostenitore dell’arte della memoria, un sostenitore della storia, anche se su alcuni passaggi la memoria gli viene meno.
“Su chi informò Gheddafi è ben possibile che ci sia stata confusione di date – sottolinea – fra l’86 e l’80, quando secondo Luigi Zanda (ex portavoce di Cossiga ndr) oggi, furono i servizi. Onestamente non riesco a dire se la confusione l’ho fatta io o se l’ha fatta chi mi parlò di Craxi come informatore di Gheddafi”. Infine alla domanda della ‘Verità’, Amato replica che con le sue parole non aveva “nessuna intenzione di creare difficoltà al governo. Perché mai?”.
Del tutto condivisibile il commento di Carlo Calenda, leader di Azione, il quale sulle nuove dichiarazioni di Giuliano Amato sulla strage di Ustica, in cui ha spiegato di non avere elementi nuovi, ha affermato: “Se un ex presidente del Consiglio fa un’intervista e chiede le scuse al presidente francese per Ustica, dando per scontata una tesi smentita da una sentenza definitiva, non può poi dire ‘hanno sbagliato il titolo’ e ‘non ho nuovi elementi’, dopo aver creato aspettative nelle famiglie delle vittime e un incidente diplomatico con la Francia e la Nato”.
Ebbene sì, non si può giocare a fare melina sui titoli quando si sono sparate bombe a grappolo.
Amato, comunque si giustifichi, ha compiuto una missione politica che rimane quella che è: una destabilizzazione del Paese e un attacco a chi sta fermamente nella Nato e potrebbe fra un anno governare l’Unione Europea.
Se la logica è quella di chiedersi: “Cui prodest?”, la risposta è: “Fa gioco al blocco di potere italiano ed europeo che ha venduto l’anima alla finanza e che è in gravi difficoltà e, proprio per questo, sta usando tutte le armi per impedire che ci sia chi, finalmente, lo scioglie e manda a casa chi lo ha composto in questi anni”.







