
di Brino Chiavazzo
In questo titolo si riassume tutta l’opposizione al governo Meloni. Non passa giorno che non si tiri fuori qualche cosa sul passato fascista di un ministro, sottosegretario, deputato, senatore o qualche congiunto della Premier. Ha detto questo, ha fatto quello, tiene la testa del duce in soggiorno, ha un gagliardetto della X Mas nell’armadio, il manganello nello zaino, l’olio di ricino in confezione spray e via dicendo.
Come se gli italiani alle prese con tasse, ospedali che scoppiano, disoccupazione mascherata da contratti a termine e partite Iva per andare a consegnare le pizze, gliene fregasse di meno di qualche residuato nostalgico di “quando c’era Lui caro Lei”.
La segretaria multigender del Pd ogni giorno s’inventa una nuova parola d’ordine che viene ripresa solo sui giornali o qualche telegiornale di metà pomeriggio (la prima serata è tutta per Giorgia e i suoi cari), mentre nel chiuso delle stanze quelli che hanno fatto di tutto per farla eleggere (vedi Franceschini, Bersani, Zingaretti), affilano i coltelli per rimandarla in Svizzera a coccolare Heidi e a caricare gli orologi a cucù.
E’ anche vero che di fronte hanno personaggi che ce la mettano tutta per farsi ridere dietro: da quello che va alle feste con la pistola o quell’altro che ferma i treni, ma con le battute e le vignette non si vincono le elezioni. L’unica speranza di disarcionare Giorgia e i suoi coatti governativi è nella vena pazza di Salvini che dopo lo schiaffone rifilategli in Sardegna con l’estromissione del suo candidato alle regionali Solinas, a favore di tale Truzzo, sindaco di Cagliari e amico della Meloni che, ringalluzzita, si appresta a mettere le mani anche su Lombardia e Veneto, le regioni più ricche d’Italia.
Salvini sarebbe pronto a mettere in piedi il “Papeete” due, la vendetta. Far saltare il governo e andare alle elezioni anticipate, abbinate alle europee e regionali. Un sicuro massacro per lui e un quasi plebiscito per la Meloni. Ma dopo? Per quanto forte la “ducetta” non raggiungerebbe mai la maggioranza assoluta da sola e con chi farebbe il governo senza la Lega e Forza Italia seppur ridotti a percentuali telefoniche? E, come il gioco dell’oca, si ripartirebbe dalla casella iniziale. Praticamente uno stallo





