
Se l’Occidente ha messo in circolazione, dopo la crisi del 2008, qualcosa come migliaia di miliardi di certificati apparentemente legati all’oro ma, di fatto, con un rapporto con il metallo prezioso diluito come i medicinali dell’omeopatia, significa che l’Occidente è seduto su un enorme cumulo di carta straccia. Si chiama finanza.
Non contento, l’Occidente, chiama a predisporre il futuro gli stessi ottimati e gli stessi competenti che ci hanno portato al disastro.
La cupola finanziaria è l’autrice del fallimento. Questo è il punto incontrovertibile.
Accade, nel frattempo, che la Russia abbia agganciato il rublo all’oro e del metallo prezioso abbia fatto incetta ovunque, anche tramite Wagner, che nei Paesi africani fa pagare i suoi servizi con il metallo giallo, il quale finisce ad Abu Dhabi, “dove viene convertito in dollari finanziari da usare soprattutto per traffici di armi e beni sanzionati”. (Virgilio Ilari, Domino 9/2023).
Accade che la Cina abbia fatto man bassa delle materie prime (penetrazione economica, vie della seta).
Accade, come scrive con sintetica brutalità Dario Frabbri su Domino (9/2023), che: “Abbiamo perso l’Africa. Meglio, gli abitanti del continente intendono fare a meno di noi. Senza pentimenti”.
In un decennio o poco più, gli strateghi occidentali hanno perso il dominio delle materie prime e delle risorse energetiche.
L’insipienza francese e inglese, accompagnata da quella Usa, in relazione alla Libia ha aperto un varco nel quale si sono infilati Russia (Cirenaica) e Turchia (Tripolitania).
Gli Usa di Obama e di Hillary Clinton hanno appoggiato le primavere arabe per stare, come disse Obama, “dalla parte giusta della storia”. Peccato fosse quella sbagliata. Anche per il fatto che appoggiare i Fratelli Musulmani odora sempre di residuo nazismo.
Se osserviamo la cartina dell’Africa tutto il Nord che si affaccia sul Mediterraneo ospita basi russe.
Nella fascia sub sahariana i russi sono presenti in Eritrea, Mali, Sudan e, tramite Wagner, in Niger e Burkina Fasu.
La Cina è praticamente presente quasi ovunque dalla fascia sub sahariana fino al Sudafrica.
La Turchia esercita una strategia di soft power, costruendo moschee e, in Libia e Somalia, garantisce forme di stato sociale (welfare, quello che viene massacrato in Europa): dalla sanità alla scuola, al sistema pensionistico, con migliaia di cittadini stipendiati. In Somalia la Turchia ha attivato la più grande base militare all’estero.
Abbiamo perso l’Africa? Per ora sicuramente sì. Possiamo recuperare? Forse sì, ma è necessario sgomberare il campo dalle leadership che in questi trent’anni ci hanno condotto al disastro.
Il pifferaio magico, il pupillo dei Rothschild, il Macron che si è fatto cacciare dal Sahel, suona la litania che vorrebbe ricondurre Giorgia Meloni e il suo partito dei Conservatori europei all’ovile dell’inciucio con Socialisti & Democratici e con il Ppe per dare vita ad un nuovo governo Ursula.
L’idea, davvero originale, avrebbe la conseguenza di lacerare la coalizione di centro destra che governa l’Italia, consegnando il Bel Paese ad un governo tecnico, possibilmente con una maggioranza con dentro Pd e M5S e ciuffetti vari.
E’ pur vero che ogni giorno nasce un cucco e che è beato chi lo cucca, ma questa volta il retrobottega di Macron dovrà accontentarsi di fare le nozze con i Fico, non secchi, ma slovacchi.
Da parte di Giorgia Meloni è giunta l’ora di mettere in campo il Piano Mattei e di evitare di farsi proteggere dagli scudi rossi.





