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DRAGHI E LO SPIRITO EUROPEO

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di Francesco Pontelli
Anche recentemente l’ex Presidente del Consiglio italiano e della BCE ha auspicato una maggiore incisività dell’azione dell’Unione Europea per non perdere lo “spirito unitario europeo”.
Qualsiasi Unione   trae la propria forza  dal principio di uguaglianza applicabile a  tutti i membri della stessa organizzazione politica ed economica.
Una uguale considerazione espressa e mantenuta  con l’obbiettivo di assicurare  medesimi vantaggi e così  rafforzare la stessa Istituzione: questo rappresenta il principio costitutivo di una qualsiasi istituzione unitaria.
Pur partendo dal presupposto di quanto possa essere difficile trovare una sintesi tra le aspettative di un’economia del Nord  rispetto a quelle del Sud Europa,  tuttavia le risorse economiche destinate ai diversi componenti dell’Unione stessa dovrebbero dimostrarsi proporzionate al peso economico e conseguentemente  risultare rispondenti allo stesso principio costitutivo.
Ed allora, proprio in considerazione di questi elementi costitutivi di una qualsiasi unione politica, viene da chiedersi se l’ex Presidente Draghi abbia mai valutato il diverso trattamento e soprattutto la differenza in valore dei supporti finanziari a sostegno delle industra che l’Unione Europea ha destinato alla Germania rispetto a quelli decisi a favore dell’Italia.
Anche tenendo nella dovuta  considerazione il diverso valore del PIL (in Germania raggiunge oltre due volte quello italiano) tuttavia risulta assolutamente ingiustificabile uno stanziamento di aiuti finanziari all’industria alemanna pari a 4,3 volte di quanto destinati all’Italia.
In altre parole, l’azione della UE tende a consolidare e rafforzare il diverso peso  economico delle due nazioni destinando molto più che proporzionalmente risorse finanziarie a sostegno della Germania e della Francia. Quest’ultima, tra l’altro, presenta un Pil superiore di circa +35% ma ottiene finanziamenti pari a 2,2 volte rispetto a quelli italiani.
Viene da chiedersi per quale motivo, di fronte alla evidenza di queste insostenibili discrasie europee politiche  ed economiche ad esclusivo danno per l’Italia, una figura istituzionale, la  quale dovrebbe dimostrare di avere a cuore il futuro del nostro paese, possa chiedere di sostenere ed addirittura rafforzare questa politica  europea  di ampliamento dei differenziali economici già espressi dalle diverse Nazioni all’interno della stessa Unione.
Andrebbe ricordato come  all’interno di una unione democratica gli organi istituzionali dovrebbero operare, non certo per annullare le specificità dei singoli stati, ma non certo  finanziare e  sostenere un qualsiasi consolidamento ed ampliamento delle stesse differenze.

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  • Redazione

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