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GUARDARE IL MONDO OLTRE LA PROPAGANDA

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La vicenda dello “scherzo” di due comici russi a Giorgia Meloni merita un’analisi “complottista” e “dietologica”, giusto per fare un tentativo di guardare il mondo oltre la propaganda del cortile italiano che non merita, ormai, più nemmeno di essere considerata.

Vladimir Kuznetsov e Aleksei Stolyarov, due comici russi, che secondo molti osservatori sono in odore di servizi segreti russi, si sono finti leader africani e hanno parlato al telefono con Giorgia Meloni, dopo aver superato i filtri di Palazzo Chigi.

 Vladimir Kuznetsov e Aleksei Stolyarov avevano fatto cadere nella loro rete anche un esponente di primo piano del Pd, l’allora presidente del Parlamento europeo, David Sassoli e, anche in quel caso, i “filtri” di Bruxelles non erano riusciti a fiutare l’inganno.

Rimaniamo per un attimo con gli occhi che guardano la realtà, senza subire gli sconcerti di Elly Schlein, che ogni tanto esce dalle brume novembrine per ricomparire sulla scena del nulla.

Due agenti dell’Fsb, comici di professione, come molti altri comici ingaggiati da servizi e per rendere servizi, hanno fatto dire a Giorgia Meloni quello che ormai è sotto gli occhi di tutti.

Cosa ha detto Giorgia Meloni riguardo all’Ucraina? Ha detto: “Vedo molta stanchezza, devo dire la verità, da tutte le parti. Potremmo essere vicini al momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d’uscita”.

Che la guerra in Ucraina sia giunta “a un punto morto” e che le truppe di Kiev non riusciranno a sfondare il fronte è ormai un dato assodato.

Ad ammetterlo candidamente è il comandante in capo delle forze armate ucraine (Afu) Valeriy Zaluzhny in un’intervista all’Economist, che ha anche spiegato che “molto probabilmente, non ci sarà una svolta profonda e positiva”.

Dopo i primi tentativi falliti di controffensiva delle forze armate ucraine, Zaluzhny ha sostituito diversi comandanti e trasferito personale militare da alcune brigate in prima linea, ma ciò non ha portato a nulla. Per sbloccare la situazione al fronte – riferisce il comandante in capo dell’esercito ucraino – Kiev ha bisogno di “qualcosa di nuovo, come la polvere da sparo, che i cinesi hanno inventato e che usiamo ancora. Cioè serve l’uso attivo delle nuove tecnologie. Il rischio più grande di una guerra di logoramento di trincea è che potrebbe trascinarsi per anni ed esaurire lo Stato ucraino”.

Le parole sanno tanto di resa allo strapotere militare russo, con i soldati di Vladimir Putin che non sono stati scacciati come sperato dalle armi fornite dai paesi occidentali, ora concentrati sul conflitto in Medio Oriente per Gaza.

Eccoci al punto: Gaza.

Ben al di là delle parole roboanti di Joe Biden che gli Usa sono in grado di reggere guerre su più fronti, anche in America è in atto un cambio di marcia.

Il nuovo speaker repubblicano, Mike Johnson, ha detto che la Camera dei rappresentanti prenderà presto in considerazione un nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina, che dovrà però essere collegato ad un aumento della spesa per la sicurezza del confine col Messico, non appena saranno approvati i 14,5 miliardi di dollari di aiuti per Israele.

Johnson ha annunciato le sue intenzioni in un incontro privato con i senatori repubblicani, ai quali ha anche riferito che la Camera intende approvare una legge di spesa ponte per finanziare il governo federale fino al prossimo anno ed evitare lo shutdown del 17 novembre, quando scadranno gli attuali fondi.

Il nuovo speaker, secondo il resoconto dei presenti, si è mostrato favorevole agli aiuti all’Ucraina, ma non intende in alcun modo assecondare la richiesta della Casa Bianca, che ha collegato in un unico pacchetto da 106 miliardi di dollari i fondi per Kiev e quelli per Israele, insieme ad un aumento della spesa per la sicurezza al confine sud e per altre crisi internazionali.

Cosa ha detto la Meloni? “La controffensiva dell’Ucraina forse non sta andando come si aspettavano. Sta procedendo, ma non ha cambiato il destino del conflitto”.

Verità assoluta. Oserei dire ovvietà. Ma quello che non è ovvio è che a dirlo sia un leader europeo, sicuramente da sempre il più vicino all’Ucraina, con una presa d’atto che si distanzia dalle rodomontate dell’Alto rappresentante europeo, il socialista iberico Josep Borrell, il quale è in perfetta sintonia con un mondo di guerrafondai che non cessa di prendere atto della realtà.

Giorgia Meloni, che nessuno può accusare di non essere stata dalla parte di Kiev, ora lancia un messaggio trasversale, in quanto, dopo aver preso atto della realtà, afferma: “Se permettiamo alla Russia di ricattarci, sarà sempre peggio, ma se non troviamo altre soluzioni, diventerà un problema impossibile”.

Ora, poniamo che i comici siano dei serissimi agenti del Cremlino e che i servizi russi non siano alieni da contatti con quelli Usa. Poniamo che la telefonata, poi diffusa in Russia e così resa nota, sia un modo per lanciare messaggi trasversali, allora potrebbe, facendo i “complottisti” e i “dietrologi”, essere stata messa in atto una sonda per vedere le reazioni europee ad una presa d’atto che viene da una parte, quella italiana, che nessuno può accusare di essere filorussa.

Guarda caso, Giorgia Meloni, dopo aver detto che c’è bisogno di una via d’uscita ha affermato: “Il problema è trovare una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti, senza violare il diritto internazionale. Ho alcune idee su come gestire questa situazione, ma sto aspettando il momento giusto per provare a presentare queste idee”.

Dopo un anno da leader internazionale, legata al mondo conservatore inglese e americano e a quello europeo, dopo quelle due ore di colloqui con Henry Kissinger all’ambasciata italiana in America, dopo averla vista ormai in più occasioni agire sul teatro internazionale con accortezza, è difficile pensare che le parole dette siano semplicemente una confidenza ad un leader africano fasullo dietro al quale si nascondevano due agenti dell’Fsb (

Federal’naja služba bezopasnosti).

Ovviamente non sapremo mai se i filtri hanno funzionato male o hanno funzionato benissimo. Rimane il fatto che dietro il paravento del “dolcetto scherzetto” in tempo di buffonate si sono lanciati messaggi molto seri, in un momento nel quale tutti stanno cercando di trovare il modo di uscire da una situazione caotica non più sostenibile.

La Meloni ha semplicemente detto la verità, ben sapendo che le sue parole dette per telefono, che le avesse dette a due comici agenti del Fsb o a un leader africano, non sarebbero rimaste private.

L’intervento della Meloni si inscrive in un quadro che vede Israele bombardare Gaza e, al contempo, mandare i suoi uomini dei servizi in Qatar a cercare una soluzione. In un momento che vede il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che vola in Medio Oriente per discutere nel dettaglio del futuro della striscia di Gaza in occasione degli incontri che avrà nei prossimi giorni in Israele e in Giordania.

Lo riferiva ieri il “Wall Street Journal”, citando fonti a conoscenza del dossier. La questione è stata già discussa nei giorni scorsi dall’assistente segretaria di Stato per gli affari del Vicino oriente, Barbara Leaf, la cui visita ha anticipato quella di Blinken. Al momento, assicurano le fonti, non vi è ancora un piano sostenuto da Washington, ma tra le opzioni sul tavolo vi è anche quella di una forza multinazionale costituita da Paesi della regione incaricata di controllare l’exclave palestinese. Questo perché, come evidenzia il vicepresidente del Middle East Institute di Washington, è “importante avere qualche forma di appoggio da parte dei Paesi arabi”.

Nel quadro del quale si discute entra a pieno titolo la questione egiziana, dopo che è stata avanzata l’ipotesi di allestire campi profughi nel Sinai in cambio di riduzione o azzeramento del debito internazionale dell’Egitto.

Nel quadro si inserisce anche il Piano Mattei, che va oggi, salvi rinvii dell’ultima ora, in Consiglio dei ministri.

Perché il Piano Mattei? Per il semplice fatto che Egitto in primo luogo, tutto il Nord Africa in secondo luogo e Sahel e Africa su sahariana in terzo luogo, sono aree geostrategiche dove la Russia (e la Cina) sono presenti massicciamente e pertanto con Russia e Cina è necessario fare i conti.

Chiudere la vicenda Ucraina, aprire nuovi rapporti con l’Africa, significa anche lavorare per trovare una soluzione equilibrata alla questione palestinese, atteso che dietro le quinte ci sono interessi fondamentali riguardanti materie prime, energia e la nuova via dei commerci, chiamata Via del Cotone.

Difficile ipotizzare che Giorgia Meloni, quando dice di avere “alcune idee su come gestire questa situazione” se le sia elaborate da sola nella notte di Halloween.

Con buona pace per Elly Schlein, essendo oggi “complottisti” e “dietrologi”, pensiamo che Giorgia Meloni le sue idee se le sia fatte sentendo anche qualche amico di qua e di là dell’Oceano Atlantico.

Considerazione finale. Pedro Sanchez, il socialista spagnolo che sta tentando di governare la Spagna non avendo vinto le elezioni, va allo scontro con l’ambasciata di Gerusalemme e tenta l’inciucio con ultraprogressisti e simpatizzanti di Hamas, come Ione Belarra di Podemos che gli ha suggerito di portare Bibi Netanyahu davanti alla Corte penale internazionale per processarlo per crimini di guerra. Idem dicasi per Sumar.

Andrebbe ricordato che la Spagna oggi, e fino al 31 dicembre, guida l’Unione Europea.

Ma che importa. Lasciamo Ely Schlein nel suo sconcerto e facciamo i “complottisti” e i “dietrologi”.

Può darsi che così facendo ci approssimiamo alla realtà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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