
Nemesi, la dea che personifica la giustizia, modernamente intesa come fatale punitrice della tirannide e dell’egocentrismo attraverso le alterne vicende della storia, sta facendo fare i conti all’Occidente utilizzando gli schemi della guerra psicologica dello spionaggio sovietico.
In questi giorni la vicenda del conflitto tra Israele ed Hamas ha messo in luce come le élite occidentali siano state nel tempo conquistate da un veleno corrosivo che le ha indotte ad elaborare una sorta di senso di colpa storico e di disprezzo della propria identità storica e culturale e ad assumere schemi provenienti da altri contesti storici e culturali.
Il tutto è avvenuto nell’arco di qualche decina d’anni sulla base di una strategia precisa, quelle delle “Misure attive” raccontata in sintesi al giornalista G. Edward Griffin da Yuri Alexandrevich Bezmenov, esperto del Kgb in un’intervista riportata da Roberto Mazzoni.
https://mazzoninews.com/2021/01/24/tecniche-di-guerra-psicologica-mn-84/
Mazzoni riporta, in merito, anche che il generale in pensione Oleg Kalugin, precedente capo delle attività estere di controspionaggio per il KGB (dal 1973 al 1979) ha descritto le misure attive come “l’anima e il cuore delle attività di intelligence sovietiche”.
Queste le sue parole: “Non ci concentriamo sulla raccolta di informazioni, ma sulla sovversione: le misure attive hanno lo scopo d’indebolire l’Occidente, creare fratture in qualsiasi alleanza nella comunità occidentale, particolarmente la NATO, seminare discordia tra gli alleati, indebolire gli Stati Uniti agli occhi di Europa, Asia, Africa e America Latina, e quindi preparare il terreno nel caso che si arrivi davvero a una guerra”.
Bezmenov è sicuramente uno degli esperti primari al mondo in materia di propaganda sovietica, disinformazioni e misure attive.
Nato nel 1939 a Mosca, figlio di un alto ufficiale dell’esercito russo, educato nelle scuole di élite all’interno dell’Unione Sovietica, è diventato un esperto in cultura indiana e in lingue indiane ed ha condotto una carriera eccezionale con Novosti, che è stata l’agenzia stampa dell’Unione Sovietica e organizzazione di facciata per il KGB.
Bezmenov è fuggito in occidente nel 1970. L’intervista è di 14 anni dopo.
La sovversione ideologica – spiega Bezmenov – è procedura legittima, aperta e visibile, la puoi vedere con i tuoi occhi. Non c’è nessun mistero. Non ha nulla a che vedere con lo spionaggio. Solo circa il 15% del tempo, dei soldi spesi e delle risorse umane è dedicato alle attività di spionaggio e affini. “Il restante 85% – sottolinea Bezmenov – è una procedura lenta che chiamiamo ‘sovversione ideologica’ oppure ‘misure attive’ nel linguaggio del KGB, ossia guerra psicologica”.
“Ciò significa – dice Bezmenov – cambiare la percezione della realtà di ogni americano al punto che, nonostante l’abbondanza d’informazioni, nessuno è in grado di arrivare a conclusioni sensate nell’interesse di difendere se stessi, la propria famiglia, la propria comunità e la propria nazione”.
Quanto sta accadendo anche oggi grazie ai media è perfettamente in linea con questa logica.
Questa strategia è una grande procedura di lavaggio del cervello che procede molto lentamente e che viene divisa in quattro fasi fondamentali.
La prima di chiama ‘demoralizzazione’ e ci vogliono dai 15 ai 20 anni per demoralizzare una nazione. Perché ne servono così tanti? “Perché – dice Bezmenov – questo è il numero minimo di anni che è necessario per educare una generazione di studenti nella nazione del vostro nemico esponendola all’ideologia del nemico. In altre parole, l’ideologia marxista/leninista viene pompata nelle teste malleabili di almeno tre generazioni di studenti americani, senza che venga messa in discussione oppure controbilanciata dai valori fondamentali dell’America, del patriottismo americano”.
“La procedura di demoralizzazione degli Stati Uniti – aggiunge Bezmenov – è già sostanzialmente completata nel corso degli ultimi 35 anni. Di fatto siamo andati oltre al semplice completamento perché oggi la ‘demoralizzazione’ raggiunge aree dove in precedenza nemmeno il compagno Andropov e tutti i suoi esperti avrebbe nemmeno sognato di poter raggiungere un successo tanto straordinario. Molto di questo viene fatto dagli americani ad altri americani, grazie alla mancanza di standard morali. Come ho detto prima, non importa più se la persona viene esposta ad informazione vera. Una persona che è ‘demoralizzata’ è incapace di valutare l’informazione. I fatti non le dicono niente. Se anche la inondassimo d’informazione, di prove autentiche, di documenti, di immagini, se anche la portassi a forza nell’Unione Sovietica e le mostrassi campi di concentramento, lei rifiuterà di crederci”.
Se guardiamo quanto è davanti ai nostri occhi c’è da dire che Bezmenov ha perfettamente descritto le modalità di penetrazione che hanno prodotto negli Usa e, successivamente in Europa, l’ideologia woke, la cancel culture, il fenomeno black lives matter (direttamente dipendente dal mondo comunista). Gli occidentali sono stati convinti di essere la rovina del pianeta, di essere colpevoli in quanto bianchi, suprematisti e razzisti. Si sono messe in discussione tutte le idee che hanno fatto dell’Occidente quello che è, fino a mettere in discussione lo stesso concetto di umanità.
Se guardiamo quanto accade nelle università, in certi ambienti intellettuali della cosiddetta sinistra radical chic, nelle centrali del progressismo, ci si rende conto che la strategia ha funzionato e ha funzionato soprattutto grazie alla penetrazione cinese e ai petrodollari degli Stati arabi.
Certe esternazioni di questi giorni sono l’evidente dimostrazione che le “misure attive” hanno funzionato.
La fase successiva, ci dice Bezmenov, è ‘destabilizzazione’: “A questo punto il sovvertitore non è più interessato alle tue idee e al tuo modello di consumo. Non gli importa che tu mangi cibo spazzatura e diventi grasso e flaccido. Non importa più. Questa volta bastano dai 2 ai 5 anni per destabilizzare una nazione. Quel che conta sono gli elementi essenziali: economia, relazioni internazionali, sistema di difesa. E potete vedere molto chiaramente che in alcune aree delicate, come quella della difesa e dell’economia l’influenza dell’ideologia marxista/leninista negli Stati Uniti è assolutamente fantastica. Non ci avrei mai potuto credere 14 anni fa quando sono atterrato in questa parte del mondo che fossimo andati così veloci”.
Ci siamo vicini o, addirittura, ci siamo dentro fino al collo. Vale per lo schema cinese di governo della società e vale per l’accondiscendenza all’islamismo radicale.
La fase successiva è quella della crisi, alla quale segue un periodo di normalizzazione.
Queste due fasi sono state tentate, e sono ancora in corso, con esperimenti sociali come quello relativo alla pandemia o quello di mettere in discussione il welfare e la proprietà privata (nullatenenti e felici, parola di Davos).
Bezmenov avverte che l’obiettivo è mettere un governo in stile Grande Fratello con dittatori benevolenti che prometteranno un sacco di cose e non importa se le promesse verranno soddisfatte o meno.
“Le forze di sinistra negli Stati Uniti, tutti questi professori e tutti questi bellissimi difensori dei diritti civili – sostiene Bezmenov – sono essenziali, nel percorso di sovversione, solo per destabilizzare una nazione. Quando il lavoro è completato, non c’è più bisogno di loro. Sanno troppo”.
L’intervista è del 1984. Nel frattempo le “misure attive” sono state applicate a profusione. Oggi ne paghiamo le conseguenze, con élite che inneggiano al metodo cinese, con uomini politici e di Stato che stanno dalla parte di Hamas, con intere classi dirigenti che hanno accolto le ideologie della disfatta dell’Occidente.
Quando i francesi governavano mezza Africa nei libri di storia dei Paesi africani conquistati i bambini leggevano: “Nos ancêtres les gaulois”. Nemesi sta facendo il suo mestiere.





