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QATAR, A CHE GIOCO GIOCHIAMO

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di Sergio Restelli
Il Qatar fa leva sui suoi vantaggi economici e sulla sua immagine di modernità per interagire con l’Occidente mentre continua a suscitare inquietanti interrogativi nel panorama geopolitico internazionale, avendo affinato la sua abilità nel sedurlo attraverso un mix di vantaggi economici e una sofisticata immagine internazionale, lì il denaro sembra essere la chiave di tutto, una moneta che compra tolleranza e influenza, almeno apparentemente.
La sua gestione aziendale della politica internazionale è notevole. Con campagne pubblicitarie, immagine di modernità e promozione del libero mercato, il Qatar sembra essere un paradigma di progresso in un mondo islamico spesso caratterizzato da strutture feudali e retoriche radicali poiché dietro questa facciata di modernità e progresso, persistono diverse ambiguità. Anche se le elezioni sono organizzate e le donne possono candidarsi, le decisioni finali sono nelle mani dell’emiro. Un sistema che ricorda il modello della Singapore dei minareti, che sembra promuovere un’immagine di apertura, ma al tempo stesso mantiene un controllo autoritario. Ecco qua il lievito con cui l’astuto emiro ci avvolge e travolge.
Con le telecamere e le troupe il Qatar ha guidato le primavere arabe e la guerra civile siriana. E oggi ci racconta, la sola in diretta, il dramma di Gaza. Gli enti benefici, i pii donatori, i fondi caritativi: il jihadismo rivoluzionario e terrorista si è riempito le tasche e l’arsenale attingendo a questa grande banca anonima che è servita a tenere nell’ombra gli Stati, gli emiri, i monarchi che si compravano così la tolleranza dei fanatici con il mitra o estendevano la loro influenza.
Molti sospetti sono caduti ad esempio su “qatar charity” che è stata accusata di essere il finanziatore di al Nusra, la versione siriana di al Qaeda. Chi ha agito da mediatore per la liberazione di ostaggi degli islamisti siriani? “Qatar charity”.
Il Qatar ha il segreto per sedurre noi occidentali: i vantaggi economici e la vernice, l’immagine. Per l’emiro il mondo è un universo acquistabile, un linguaggio che comprendiamo benissimo. Che cosa ci intenerisce, nel pestifero mondo islamico tra sopravvivenze feudali e profeti di palingenesi feroci, più di un Paese gestito paternamente come una azienda internazionale? Una ditta con pubblicità, comunicazione efficace, libero mercato, campagne pubblicitarie, che organizza elezioni dove sono candidate anche le donne; ma nessuna viene eletta e l’ultima parola spetta comunque all’emiro.
Una Singapore con i minareti. Dove perfino i terroristi di Allah sembrano degli innocui soci nel business. Piovono gli indizi. Ovunque ti volgi in questi tempi travagliati, dove c’è una crisi in corso, spunta Tamin ben Hamad al-Thani. In Libia non c’è rammendo ai cocci della guerra civile ? Il Qatar tiene in piedi lo sgangherato napoleone di Bengasi, il generale Haftar, dopo aver corroborato le milizie islamiste di Benhadi. Chi è in grado di parlare con i pestiferi talebani e far loro ritrovare le chiavi per riportare Kabul indietro di ventanni? A quanto pare l’emiro, che offre il cerimonialmente composto e discreto spazio di Doha.
La Palestina è in fiamme, si rischia una altro capitolo della Terza guerra mondiale: chi può parlar con tutti, terroristi israeliani ayatollah e la Casa Bianca, chi può telefonare ad Al Sisi, al principe saudita, a Khamenei, a Erdogan, a Biden e Abu Mazen? Sempre lui l’emiro, che sponsorizza il Paris Saint Germain e i Fratelli musulmani, al potere o in nerboruta opposizione! Scoppia la guerra in Ucraina, l’Europa manca di gas? Niente paura: il disponibile Qatar è pronto ad aiutarci, in cambio di influenza e di un piccolo sovrapprezzo. Chi altro è riuscito a portare al potere Hamas a Gaza con il consenso dello stesso Israele che credeva di indebolire gli altri palestinesi? Lo invocano guerriglieri e cancellerie, banche e arruffapopoli di mezzo pianeta. Lo scandalo che scuote il parlamento europeo si chiama “qatargate”. L’ex presidente francese Sarkozy finisce nei guai per i fondi neri della sua campagna elettorale? Dietro ovviamente spunta il Qatar. I mondiali di calcio: un successone! Eppure, dietro, immancabili, traffici, accuse, ombre, lavoratori schiavi… Ovviamente tutto finisce in niente. Soldi soldi sempre soldi…
Gli undicimila chilometri di superficie, nel tempo dell’impero delle immagini, sono diventati  grandi come l’intero pianeta.  E oggi ci racconta,  in diretta, il dramma di Gaza.
 

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  • Redazione

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