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SOTTO ATTACCO IL PONTE DAVOS PALO ALTO

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Scrive George Friedman (Domino 10/2023) che “il mondo è in procinto di riordinarsi, movimento che si verifica ogni qualche generazione”.

Alle nostre (la mia è quella più vicina all’ultimo miglio) capita di vivere questo momento, non facile, ma, tutto sommato, avvincente, in quanto i cambiamenti sono la parte più interessante della continua trasformazione alla quale soggiace l’intero universo, in tutte le sue manifestazioni, non ultime quelle sociali e politiche.

Spesso sentiamo parlare dei cambiamenti come progresso, che non vuol dire altro che camminare avanti e che, come dice ancora George Friedman, “non è affatto una marcia trionfale verso la felicità, ma piuttosto una dolorosa lotta con la realtà”.

Di questi tempi siamo in piena lotta. Lo dice quanto avviene sui fronti di guerra, ma anche quanto avviene in una fase di distruzione di una logica dal sottofondo totalitario e in gran parte nazista che accomuna le teorie elaborate a Palo Alto con quelle elaborate da Davos, figlie di una logica maltusiana, che considera le élite, evidenziate dal successo e dal denaro, secondo la logica weberiana dell’etica protestante e dello spirito del capitalismo, come la parte dell’umanità destinata a comandare su quella parte dell’umanità che è massa, più o meno gregge, ossia insieme di pecore, animali in forma umana, in attesa di essere stransumanati dalle tecniche alleate del capitale finanziario.

Il ponte tra Palo Alto e Davos è oggi bombardato e il quartier generale della distopia totalitaria nazista, travestita da progressimo (andare avanti, ma verso dove e verso cosa?) è messa in profonda discussione.

Ne sono segni evidenti alcuni accadimenti che, messi assieme, danno il senso di un percorso di profonda contestazione di una follia contro natura, messa in atto da logiche manicomiali.

L’elezione dello speaker della Camera Usa Johnson ha come conseguenza immediata il come si deciderà, in America, di affrontare la guerra tra Russia e Ucraina, poiché il sostegno tra gli elettori per aiutare l’Ucraina continua a diminuire.

Gli americani non credono più alla narrazione dello scontro di civiltà, dove gli Usa sono destinati da Dio a esportare la democrazia, mentre di fatto esportano le logiche della finanza.

Un rapporto di The Hill afferma che un sondaggio pubblicato mercoledì dall’Economist e YouGov mostra che il 38% degli elettori repubblicani vorrebbe ridurre gli aiuti ucraini, rispetto all’11% dei democratici che hanno questa opinione. Lo stesso sondaggio ha rilevato che il 34% dei repubblicani vuole mantenere gli attuali livelli di aiuti e il 15% vuole che vengano aumentati.

Johnson ha fatto chiaramente capire che gli aiuti all’Ucraina dovranno essere sottoposti ad attento vaglio.

Johnson, inoltre, come primo atto, ha fatto approvare una risoluzione che sostiene Israele e condanna Hamas, mettendo in crisi l’ala estremista democratica.

In Europa a mettere il dito nella piaga ci ha pensato Viktor Orban, il quale ha rotto il fronte della narrazione della guerra ucraina come scontro tra democrazia e autarchia.

“Non sosteniamo – ha detto Orban – questo tipo di politica migratoria e non vogliamo fornire denaro ai migranti. Né vogliamo stanziare fondi per l’Ucraina a meno che non riceviamo una proposta molto valida”.

Viktor Orban, arrivando al Consiglio europeo, in merito alla proposta di revisione di bilancio della Commissione europea ha messo in crisi una realtà, come l’Unione Europea, che è un ectoplasma nelle mani della burocrazia, prona ai disegni di Davos. La proposta della Commissione, secondo il primo ministro magiaro, “non ha alcuna seria argomentazione professionale o politica a sostegno: è improbabile che funzioni, quindi – ha detto Orban – per il momento la respingeremo e vedremo cosa riusciremo a inventarci”.

Bombe sul ponte arrivano anche dal deputato Mike Waltz, il quale ha invitato Bill Gates a vietare ai militanti di Hamas di soggiornare in qualsiasi hotel Four Seasons, in particolare in uno situato in Qatar, sottolineando che il cofondatore di Microsoft ha una posizione di maggioranza nella catena alberghiera attraverso la sua attività di investimento.

Secondo il New York Post, Waltz, repubblicano della Florida e membro della commissione per gli affari esteri della Camera, ha minacciato il magnate della tecnologia che potrebbe essere esposto a sanzioni antiterrorismo se si rifiuta di collaborare, compreso l’ergastolo.

Il Four Seasons Hotel di Doha è stato in precedenza sede di eventi organizzati dal ramo politico di Hamas, tra cui un ricevimento nel 2016 con Ahmet Davutoglu, l’ex primo ministro turco, e una conferenza stampa nel 2015 dell’importante figura di Hamas Khaled Mashal.

Anche Ismail Haniyeh, capo del Politburo di Hamas, ha soggiornato nello sfarzoso hotel ed è stato accusato di “oziare” lì mentre dirigeva i terribili attacchi terroristici contro cittadini israeliani il 7 ottobre e dirigeva il blocco dei palestinesi dall’uscita dalla Striscia di Gaza prima di un imminente invasione di terra da parte delle forze di difesa israeliane.

Nel 2021, Cascade Investment, LLC di Gates ha acquisito una posizione di controllo nel Four Seasons quando ha pagato al miliardario saudita Al Waleed bin Talal Al Saud il 23,75% della catena alberghiera.

Riguardo ai social, altro fronte caldo, il neoeletto presidente della Camera repubblicana Mike Johnson ha dichiarato che “Twitter era fondamentalmente una filiale dell’FBI prima che Elon Musk ne prendesse il controllo”.

Durante un’udienza su Twitter Files, a marzo, Johnson aveva denunciato la profonda influenza dell’FBI sulle pratiche di censura della piattaforma di social media. In qualità di presidente della Camera, Johnson sarà ora in grado di proporre misure volte a frenare la censura delle voci americane online.

Un’altra bomba riguarda il fatto che 41 Stati americani hanno fatto causa a Meta, accusando il gigante tech che fa capo a Mark Zuckerberg di adottare meccanismi che creano dipendenza negli utenti più giovani di Instagram e Facebook.

Le cause sono il risultato di un’indagine avviata nel 2021 sulle conseguenze per la salute dei minori delle politiche adottate da Meta per rendere i bambini dipendenti dalle sue piattaforme con tattiche pericolose e manipolative.

Nel rapporto federale di 233 pagine si afferma che la società adotta “schemi per sfruttare gli utenti più giovani con l’obiettivo di aumentare i profitti”, ingannandoli riguardo a misure di sicurezza e raccogliendo i loro dati in violazione della legge sulla privacy dei minori.

L’iniziativa delle decine di stati americani contro Meta costituisce un raro esempio di collaborazione bipartisan tra stati repubblicani e democratici: “in un momento che la nostra nazione non vede un livello di collaborazione bipartisan di cui abbiamo bisogno, ora la potete vedere in questo gruppo di procuratori generali”, ha detto l’attorney general del Colorado, il democratico Phil Weiser. “La nostra inchiesta bipartisan è arrivata ad un’importante conclusione: Meta sta mettendo in pericolo i nostri bambini e adolescenti, rendendoli dipendenti per aumentare i propri profitti”, gli ha fatto eco l’attorner general della California, Rob Bonta.

Uno stop arriva anche all’intelligenza artificiale. Fermare l’addestramento delle intelligenze artificiali, pena, andare incontro nel breve periodo a sconvolgimenti economici e politici di vaste proporzioni, è quanto hanno scritto in un appello Elon Musk e altri imprenditori e accademici da ogni angolo del mondo.

Falliscono anche le banche legate al progressimo. E’ infatti fallito un istituto bancario dal nome accattivante, la Silicon Valley Bank, la sedicesima banca per l’ammontare di depositi degli Stati Uniti, che gestiva oltre 200 miliardi di dollari ed era il primo istituto – come suggerisce il nome – della Silicon Valley.

Il mito californiano delle startup nate come funghi dagli anni Sessanta è in crisi, così come l’industria su cui si basava. Transistor e microchip, la Apple e Intel, Facebook e Google, racchiusi in quel lembo di terra tra Palo Alto e Mountain View è in profonda crisi, non solo economica, ma di identità.

Si contrae in maniera rilevante il mercato dei green bonds/loans classici (barre verdi), progettati intorno ad uno standard globale di certificazione (-20%). L’aumento dei prezzi dell’energia e la scarsità di energia rinnovabile, insieme alla continua incertezza geopolitica, hanno accresciuto i dubbi sugli obiettivi di sostenibilità a breve termine dei progetti finanziati.

Potremmo continuare con altri esempi, che si vanno assommando di giorno in giorno e che hanno, in questo momento drammatico, il loro completamento del conflitto tra Israele e Hamas, che è il sintomo di un mondo che sta crollando e che implica una sterzata decisa verso un nuovo ordine mondiale che non sia basato sulle follie manicomiali di élite debosciate che hanno immaginato di essere proprietarie del mondo e dell’umanità.

Scrive George Friedman, che il progresso “non è affatto una marcia trionfale verso la felicità, ma piuttosto una dolorosa lotta con la realtà”.

La realtà si impone sempre anche sulle ideologie più strutturate e sostenute da Mammona e questi sono i tempi della realtà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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