L’incipit dell’ articolo potrebbe essere descritto dal principio ” dove ci sono le guerre ci sono i soldi, dove ci sono i soldi si fanno le guerre”.
Le leggende europee narrano che il vero vincitore della battaglia di Waterloo fu Nathan Rothschild e dovrebbe quindi preoccupare il fatto che a febbraio di quest’anno la famiglia di banchieri più importante del mondo abbia abbandonato la borsa di Parigi dopo circa 130 anni.
Ma, tralasciando la “guerra del Covid” che si sembra dimenticata, si invita il paziente lettore a voler seguire un “filo rosso” che parte, per economia temporale, il 4 agosto 2020 con l’esplosione che distrusse il porto di Beirut con il successivo e definitivo collasso del sistema socio economico del Paese dei Cedri.
Ma siamo sicuri che tutti noi conosciamo il Libano? Il Libano anche durante la guerra civile libanese godeva di un solido sistema bancario che garantiva i depositi delle famiglie regnanti del Medio Oriente e difatti, tranne per un episodio durante il conflitto, gli istituti di credito non subirono danni.
Solo per volerlo ricordare ai noti scienziati in Piazza dell’Orologio a Beirut sorge un bellissimo edificio con facciata in marmo con scritta “Assicurazioni Generali ” con evidente emblema del Leone di San Marco a dimostrazione della presenza italiana, oltre al fatto che sempre a voler scrivere di leggende, ma questa volta di spie, si narra che sempre durante la guerra civile abbia dato ospitalità a varie Agenzie Occidentali con a presidio delle strade adiacenti con container per impedire l’accesso alla piazza.
Ma l’articolo tratta di banche ed il sistema bancario libanese era, perché il verbo da utilizzare è al “passato”, di orientamento francofono. Ma il denaro non dorme mai e quindi si sposta. Il sistema bancario di Israele è il mondo intero con città di elezione come Londra e New York. Altresì chi va oggi a Dubai troverà una città di oltre 3,5 milioni di abitanti con almeno 10 mila italiani.
Il sistema bancario, con la presenza delle consuete banche islamiche, è di orientamento anglofono. Si giunga quindi in Arabia Saudita. Il 7 settembre c.a. poche agenzie di stampa, evidentemente altre interessate maggiormente a vicende locali di infedeltà coniugali o vicende calcistiche, hanno riportato la notizia dell’ apertura a Riad di una filiale della Bank of China, seguito temporale del dicembre 2022 di 35 accordi commerciali per un valore di 30 md di dollari stipulati tra il governo cinese ed il governo saudita, cui aggiungere il successivo accordo per il regolamento del pagamento, nell’ interscambio, dell’ utilizzo dello yuan al posto del dollaro.
In ultimo ma non ultimo l’accordo internazionale per la “Via del Cotone alternativa alla “Via della Seta “.
È materia questa per i nostri professionisti delle conferenze e convegni e non certamente per chi opera sulla frontiera del mondo finanziario da oltre 30 anni, e quindi si lascia il campo agli opinionisti del settore e poco inciderà il “vissuto” di chi quelle aree le conosce direttamente. Si conclude tornando all’ incipit di guerre e soldi”.
In un area geografica tra le più tormentate al mondo, ove gettare un cerino acceso in una polveriera provocherebbe minor danno di quello provocato dagli assassini e macellai su commissione di Hamas come successo il 7 ottobre c.a., e la presa di posizione a favore di Israele, è per chi scrive assoluta ed incondizionata. cosa chr deve indurre ad ampliare lo scenario geopolitico alla guerra in Ucraina a seguito della invasione russa ed alla non escludibile futura guerra per Taiwan ove si attendono gli esiti delle prossime elezioni politiche.
Geopolitica, economia, finanza ed in ultimo la guerra che è solo una questione di metodo.
Si auspicano interventi “ad acta” dei nostri decisori a tutela dei nostri interessi nazionali, sempre se si è capaci di individuarli perché sembra che l’ultimo italiano che ne fosse stato capace si chiamasse Enrico Mattei.
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