Home Opinioni IL REATO ABUSO D’UFFICIO

IL REATO ABUSO D’UFFICIO

0

di Gianvito Caldararo
E’ stata avviata la discussione in Commissione al Senato per l’abolizione del reato d’ufficio, di cui all’articolo 323 del codice penale. La storia di questo reato è stata da sempre tormentata, al punto che il legislatore è intervenuto numerose volte.
La formulazione originaria dell’art. 323 – Abuso d’ufficio  – era la seguente: “Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, commette, per recare ad altri un danno o per procurargli un vantaggio, qualsiasi fatto non preveduto come reato da una particolare disposizione di legge, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire cinquecento a diecimila”.
Si trattava per il legislatore di una formulazione così ampia e indeterminata da costituire un serio pericolo per i tanti amministratori e funzionari pubblici.
Il legislatore interviene per una prima modifica con la legge n. 86 del 1990, provvedendo alla seguente formulazione: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, al fine di procurare a sè o ad altro un ingiusto vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altro un danno ingiusto, abusa del suo ufficio, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione fino a due anni. Se il fatto è commesso per procurare a se o ad altro un ingiusto vantaggio patrimoniale, la pena è della reclusione da due a cinque anni”.
Anche tale formulazione non è stata mai pienamente condivisa e il legislatore interverrà a modificarla con la legge 234 del 1997, quando specificherà che il reato si commette allorquando “il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio, in violazione di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto… “.
Poi il legislatore interverrà con una ulteriore modifica nel 2020 ( D.L. n. 76/2020 ) quando specificherà che il reato è commesso quando “vi è violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e per le quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti…”.
Anche la Suprema Corte di Cassazione è più volte intervenuta con importanti decisioni, come nel 2021 con la decisione n. 42640, con la quale precisa che “nei casi di discrezionalità amministrativa permane la rilevanza penale nell’ipotesi in cui l’esercizio del potere discrezionale trasmoda in una vera e propria distorsione funzionale dai fini pubblici”.
Con decisione del 2022 n. 3160 la Cassazione farà presente che “in caso di abuso d’ufficio, l’elemento soggettivo è integrato dalla coscienza e volontà della condotta e dalla intenzionalità dell’evento, nel senso che il vantaggio patrimoniale od il danno ingiusto devono costituire l’obiettivo perseguito dall’agente pubblico e non soltanto genericamente incluso nella sua sfera di volontà”. Inoltre, specifica, altresì, che “il vantaggio rilevante deve essere effettivo, anche se non attuale ma destinato a concretizzarsi soltanto in futuro e/o nel concorso di altre condizioni”.
Nonostante i numerosi interventi del legislatore, le diverse decisioni della Suprema Corte di Cassazione, sulla base degli ultimi dati del ministero della giustizia, il reato continua ad essere contestato a numerosi amministratori e pubblici funzionari. Lo scontro tra coloro che chiedono l’abolizione e coloro che sono contro l’abolizione, avviene su argomenti diversi. Coloro che sono per l’abolizione, fanno presente che nel 2021, sono stati definiti 5.418 procedimenti di abuso d’ufficio davanti alle sezioni GIP/GUP dei tribunali e le condanne sono state nove, a cui vanno ad aggiungersi 35 condanne di patteggiamento.
Coloro che sono contro l’abolizione affermano che “la riforma del ministro Nordio è una riforma contro tutti e contro tutto”. Sostengono che “l’abrogazione del reato d’ufficio si porrebbe in contrasto con la proposta di direttiva europea sulla materia, rappresentando anche una grave criticità per l’intero sistema Paese, come rilevato dal rapporto sullo Stato di diritto del luglio 2023 della Commissione europea che, su questo punto, ha espresso delle riserve nei confronti proprio dell’Italia”. La battaglia parlamentare è iniziata e vedremo quale sarà il risultato finale, senza escludere anche un futuro intervento della Corte Costituzionale.    

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui