Ci informa il Grande Fratello, quello che emana condanne umanitarie solo e sempre unilaterali: le truppe russe – pur al prezzo di importanti perdite – stanno assediando Adviivka, cittadina fortificata alle porte di Donetsk. Resisteremo eroicamente, assicurano i difensori, tra i palazzi bombardati: i media li dipingono come intrepidi eroi. Si dimenticano di ricordare che sparando proprio da lì – da Adviivka – l’artigliera ucraina ha ininterrottamente martoriato la popolazione civile di Donetsk, fino a trasformare in un deserto di terrore e morte una città russofona che, nel 2014, era popolosa quanto Milano.
Per il nostro mainstream non contano più nulla, i corpi umani ridotti a brandelli nelle strade di Donetsk: inermi cittadini massacrati nelle piazze, da batterie missilistiche e potenti obici che hanno regolarmente diretto i loro colpi contro obiettivi civili. Abitazioni, mercati, bancarelle, scuole. Erano quelli, i gloriosi target degli eroi di Adviivka. Per sincerarsene, gli scettici possono dare un’occhiata al canale YouTube di Vittorio Nicola Rangeloni, testimone oculare di una strage a puntate, regolarmente documentata. Incluse le lacrime, le bare dei bambini, le cannonate sparate anche sulle ambulanze e sui pompieri al lavoro per spegnere le fiamme.
Al netto dell’orrore che si prova di fronte a qualsiasi guerra, sulla drammatica crisi nel Donbass si possono ovviamente avere le opinioni più disparate: a patto però che non si racconti il contrario di quello che accade realmente sul terreno. Quando i russi liberarono Mariupol al prezzo di aspri combattimenti, i reporter indipendenti fotografavano il vistoso sollievo di una popolazione che era stata martirizzata per anni. Anche lì, uno scontro asimmetrico: i miliziani “kantiani” dell’Azov, con tanto di svastiche, avevano installato nelle scuole e negli ospedali le loro postazioni fortificate, trasformando i civili in ostaggi (scudi umani).
Da scuole e ospedali, i “kantiani” sparavano sui reparti ceceni incaricati di espugnare la città e mettere fine al terrore, alle disumane vessazioni cui era stata sottoposta la popolazione russofona. Ora, pare, è venuto il turno di Adviivka. Immaginabile il sentimento degli abitanti di Donetsk: sperano che questo possa mettere fine al loro incubo quotidiano. Quanto invece al nostro incubo, assai meno cruento – essere prigionieri da lontano, psicologicamente, di qualche guerra – per vederlo archiviare occorrerà tempo: insieme alle cannonate, prima di tutto, dalle strade (non solo quelle del Donbass) dovranno sparire innanzitutto le menzogne. Sono proprio le bugie a spianare il terreno alle carneficine.