
di Massimiliano Marzano
L’ Italia è un Paese ricco di pregi, di virtù, di talenti, creatività, bellezza e tesori unici al mondo.
Ma è anche un Paese che per decenni è stato mal governato, con: € 225 mld di sprechi per cattiva burocrazia e inefficienze della PA; € 192 mld di economia sommersa, in nero e illegale; € 110 mld di evasione fiscale l’anno.
Queste tre negatività fungono da freno e ostacolo alla modernizzazione del Paese, dato che la loro somma (€ 527 mld) pesa il 28% del PIL (€ 1.909 mld al 31.12.2022).
Provate ad immaginare se questa enorme ricchezza (€ 527 mld) venisse recuperata ed entrasse nel circuito dell’economia legale del Paese.
E invece tutto questo, cioè la mala gestio e la cattiva politica hanno generato negli anni un alto debito pubblico, decrescita, minore produttività, salari più bassi, più povertà.
Una zavorra che ha pesato sulle scelte di tutti i governi e, in particolare, sul Governo in carica che deve fare i conti anche con le più sfrenate politiche assistenzialistiche dei superbonus e del ” tuttogratuitamente”, noncuranti dell’alto tasso di evasione fiscale e dei tanti finti poveri e furbi, resisi rei di truffe ai danni dell’Erario.
Una situazione insostenibile per il Paese, che si scarica soprattutto sugli onesti e su chi paga le tasse, sui lavoratori dipendenti e sui pensionati del ceto medio e sulla parte più sana del sistema produttivo del Paese, fatta di imprese piccole, medie e grandi oneste e operose.
Uno Stato assistenzialista è destinato alla decrescita, alla povertà e al fallimento.
E fa ingrassare la cattiva politica e la mala gestio, guidate solo dalla ricerca del facile consenso elettorale, senza guardare al futuro del Paese.
Bisogna perciò puntare di più sul lavoro e sulla occupazione piena delle risorse e sui punti di forza del Made in Italy, assicurando prospettive di crescita strutturale, stabilità, fiducia verso il nostro Paese e maggiore attrattivita’.
Quanto poi alla Nadef 2023, bene il rigore nei conti e l’ austerity nella spesa pubblica, ma serve fare di più sul fronte della crescita.
Bene anche le superdeduzioni del 130% per la crescita del lavoro giovanile, delle donne ed ex percettori di Rdc, nonché le misure per la produttività delle imprese e per favorire un quadro più stabile e produttivo.
La Nadef però avrebbe dovuto rassicurare di più sulla riduzione del rapporto Debito/Pil nei prossimi tre anni. Sebbene si debba riconoscere che, sul lato del rigore nella spesa pubblica, Giorgia Meloni ha fatto meglio persino di Draghi, avendo ridotto già nel 2023 detto rapporto al 140,1% rispetto alla Nadef Draghi che prevedeva valori intorno al 150%.
Una manovra perciò poco ambiziosa, ma prudente e realistica. Avanti così.




