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LA MANOVRA DI BILANCIO E I RIFLESSI RELATIVI AL RATING DEL PAESE

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di Giuseppe Augieri
 
Dice Ignazio Visco. “Le agenzie di rating e i mercati più che al debito guardano se questo sia sostenibile” e quindi “se ci sia un percorso di crescita, graduale ma continuo”. Dunque il vero giudizio sulla manovra di bilancio 2024, mi si perdoni la franchezza, non sarà sui tecnicismi delle proposte e non la darà il Parlamento né l’opposizione. La daranno la agenzie di rating e la BCE.
Le prime, in piena sintonia con i giudizi del mondo finanziario anticipato dai maggiori quotidiani del settore (E’ finita la luna di miele con Meloni), hanno già detto che ritengono inaffidabili le stime del NADEF: troppo ambiziose le previsioni. Tra il 20 ottobre e il 17 novembre le quattro maggiori società diranno se sono convinte di quanto Meloni propone. Un giudizio negativo – per motivi tecnici, soprattutto da parte di Moody’s – metterebbe in moto aumenti dei rendimenti dei titoli. Una batosta. La seconda ha nelle mani la bomba dello spread. Che, come batosta, è pesante come l’altra.
Non rischia il Governo: permettetemi di dire che anzi, politicamente, ne può trarre beneficio. Rischia l’Italia.
Ecco perché io sono d’accordo, per una volta, con Calenda. “Chiediamo un incontro alla presidente del Consiglio perché ci sembra una manovra estremamente pericolosa per il Paese…. Noi pensiamo che il lavoro dell’opposizione non è scendere in piazza ma fare proposte”. La strada per dare il ruolo che gli spetta al nostro Parlamento.
Le critiche riguardano il cuore stesso dei provvedimenti: il taglio delle tasse – 0,7% del PIL; mai così sostanzioso, inutile far finta del contrario – non sono strutturali (riguardano solo il 2024) e sono finanziate in deficit. Questo binomio è esplosivo. Contraddicono, conoscendo quanto vale la sensazione di improvvisazione che crea nevrosi fra i cittadini, incertezza, scetticismo e attendismo, le logiche keinesiane: le maggiori possibili spese di consumo consentite dagli aumenti, non si realizzeranno appieno perché non c’è certezza e neanche fiducia nel futuro. Il meccanismo spesa-reddito è compromesso. Dunque è compromessa anche la “speranza” di aumenti di PIL che, se realizzati, sarebbero la “copertura” del deficit. I provvedimenti a favore dunque potrebbero valere solo un anno. Il deficit e il debito invece saranno certamente in aumento.
Dunque proporre variazioni al bilancio sarebbe opportuno: ma variazioni che vadano nel senso di maggiore “prudenza” che ho appena accennato. L’assalto alla diligenza, anche relativamente a questioni giustissime – che sento chiaro nelle proposte dell’opposizione – non migliorerebbero la situazione: la affosserebbero. Quando sento dire che la manovra non è “espansiva”, mentre il mondo della finanza e dell’economia europea, ci chiede di lottare contro l’inflazione (il contrario di politiche economiche espansionistiche) capisco che non c’è alcuna intenzione di fare proposte, ma solo manifesti. L’elenco dei desideri: giusti e pii nello stesso tempo.
Finirà come al solito: voti di fiducia a gogò. Un’altra occasione che si perderà.

 

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  • Redazione

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