
L’attacco di Hamas contro Israele sta avendo l’effetto di mettere in chiaro tutti i legami e le connivenze, dirette e trasversali, che attraversano un mondo in ebollizione.
Un esempio più che evidente è la spaccatura verticale dell’alleanza che fino a pochi giorni fa teneva insieme, sia pure con la colla dei diktat della finanza e delle idiozie di Davos, il Partito socialista europeo con il Partito popolare europeo.
Ora Ursula Von der Leyen e Roberta Metsola, esponenti del Partito popolare europeo, recatesi in Israele, testimoniano la loro vicinanza a Tel Aviv, mentre il solito Josep Borrell, socialista argentino iberico, va in Cina, a dimostrazione di dove sono le sue alleanze e da lì parla di evacuazione di Gaza come crisi umanitaria, critica l’assedio della Striscia e si allinea a Xi, mentre stanno emergendo le logiche di chi, con lo strumento Hamas, ossia l’Iran, sta facendo un favore a Pechino, mettendo in discussione la Via del Cotone, che ha come presupposto un accordo tra Israele e l’Arabia Saudita.
La Cina, guarda caso, ha detto che le azioni di Israele sono andate “oltre l’ambito dell’autodifesa” e che il governo israeliano deve “cessare la punizione collettiva del popolo di Gaza” e ha chiesto a tutte le parti “una de-escalation e di tornare al tavolo del negoziato il prima possibile”. L’inviato cinese Zhai Jun sarà in Medio Oriente la prossima settimana per spingere per un cessate il fuoco nel conflitto tra Israele e Hamas e per colloqui di pace.
Non ha tutti i torti Carlo Pelanda quando si pone il problema di capire se quanto avviene nel Medio Oriente sia un conflitto locale o un tassello importante di un conflitto globale che vede la Cina contro il G7 e contro la Via del Cotone decisa al G20. Via che dovrebbe connettere l’India via penisola arabica per sfociare al porto di Haifa e da lì arrivare al Pireo.
Nell’occasione del G20 l’India ha invitato l’Unione dei Paesi africani a partecipare permanentemente al consesso trasformandolo di fatto in G21, con un evidente scopo di ridurre l’influenza cinese e russa in Africa.
Il Partito socialista europeo, sconfitto anche riguardo alla politica green, in questo quadro internazionale è, sempre più, in modo evidente, lo strumento del quale si sono serviti i propugnatori finanziari della politica verde per attuare in Europa le loro logiche finanziarie ed economiche; è sempre più, evidentemente, lo strumento del quale si sono serviti i Dem USA per mettere in atto le politiche che hanno portato al conflitto per procura con la Russia; è sempre più evidentemente la punta avanzata delle logiche cinesi nel Vecchio Continente e, guarda caso, è anche il partito che ha tra le sue file gli indagati per il Qatargate, per i rapporti avuti con il Qatar che, guarda caso, finanzia Hamas in compagnia con l’Iran.
Il Pse, ne scrivo alla fine di questo articolo, è tutt’altro che il socialismo europeo storico, del quale ha assunto il brand, dopo che il socialismo storico è stato distrutto pezzo per pezzo.
A proposito di strumenti, arriviamo al cuore del problema attuale. Ha ragione Paolo Raffone nel dire che usare la parola terrorismo è un modo per nascondere la realtà.
Ci sono parole come terrorismo, fascismo, antifascismo, emergenza, resilienza e via elencando che hanno perso il confine dei significati e sono diventate come gli unguenti che guariscono tutto o gli elisir che venivano offerti agli allocchì dai ciarlatani di un tempo.
Provate a fare un discorso in premessa eco compatibile, resiliente, antifascista, non binario e che affronta l’emergenza in modo responsabile e politicamente corretto e sarete santificati.
Veniamo al dunque.
Hamas, così come Hezbollah, non è un’organizzazione terrorista, ma uno strumento finanziato, addestrato, armato. Uno strumento di un gioco geopolitico più ampio che sta prendendo forma sotto i nostri occhi, anche se qualcuno, ossia i media, cercano di indurci a guardare solo gli orrori di quanto accade in Israele e nella Striscia di Gaza. Orrori veri, che destano riprovazione, ma che sono solo uno degli aspetti del problema.
Hamas e Hezbollah non sono terroristi, non sono rappresentanti del Popolo palestinese e di quello libanese, ma sono, ripeto, strumenti, finanziati, bene armati, militarmente addestrati.
Hamas e Hezbollah usano il Popolo palestinese e quello libanese come base asservita per svolgere le loro politiche, funzionali all’Iran e, oggi, anche alla Cina.
Uno degli aspetti di una politica di intrecci e di connivenze che sta venendo alla luce del sole è anche quello che si compendia nella politica estera fallimentare del Clan Clinton-Obama (oggi rappresentato, si fa per dire, da Joe Biden) e del Clan Bush, i due clan intercambiabili che hanno prodotto fallimenti a catena.
Gli USA hanno addestrato i Talebani in funzione anti russa, poi li hanno combattuti, poi si sono ritirati in modo vergognoso da Kabul, tradendo amici e alleati, lasciati sul campo ad essere massacrati e ora i Talebani vogliono entrare nella Via della Seta.
Bush junior si è inventato le armi chimiche di Saddam, ha fatto la guerra all’Iraq sunnita, ha distrutto l’esercito iracheno, dando così spazio all’Iran sciita e mettendo in moto l’Isis. Lo Stato islamico, con tutte le sue efferatezze, è nato dai quadri militari e di intelligence dell’esercito iracheno, che si sono sentiti braccati dalla folle logica di Bush junior & company.
Obama e la signora Hillary Clinton hanno sponsorizzato le Primavere arabe, promosse dai Fratelli Musulmani, con il risultato di devastare il Nord Africa e hanno distrutto, complici inglesi e francesi, la Libia.
La politica di Joe Biden nei confronti dell’Arabia Saudita e dell’Iran ha avuto come effetto quello di dare spazio alla Cina e alla Russia.
Un piano Trump per risolvere la questione israelo-palestinese è stato ignorato da Biden, mentre, se perfezionato, avrebbe potuto anche funzionare.
Aggiungiamo poi la questione della guerra per procure in Ucraina.
E’ del tutto evidente che l’appoggio dato da Biden a Israele, con l’invio di armi e di due portaerei davanti alle coste di Israele e di Gaza, ossia di una flotta di navigli davvero potente, indica che l’attenzione degli Usa è al conflitto che si apre nel Medio Oriente e che, oltre a mettere in discussione gli Accordi di Abramo, vede protagonisti Cina e Russia.
E proprio la Russia, che ha importanti accordi con Iran e Siria, può diventare un attore importante per mantenere l’attuale conflitto entro i limiti che siano tali da non dare avvio ad una guerra vasta e devastante.
Nei rapporti con la Russia si colloca la questione dell’Ucraina, la cui guerra viene di fatto congelata, dopo l’inutile controffensiva, dando luogo ad una tregua per esaurimento di mezzi e di interesse.
Con la Russia si dovrà trattare e questo apre una questione enorme, riguardante l’intero Occidente e le follie dei Democratici degli ultimi decenni: l’uso a fini politici della magistratura.
I primi a farne le spese sono stati i socialisti, in particolare quelli italiani, distrutti da Mani Pulite e con il loro segretario Bettino Craxi costretto ad andare in esilio.
Ai socialisti europei figli di Badgodesberg, ossia del socialismo democratico, si sono sostituiti i finti socialisti strumento della finanza, delle multinazionali e propugnatori dei rapporti con Iran e Cina.
Sono i socialisti come Borrell e Timmemrmans, avanguardie della guerra per procura in Ucraina, propugnatori della truffa green sulle case e sulle automobili, assertori delle emergenze (Covid, climatica), correi dell’esperimento di controllo sociale alla cinese in fase pandemica, amici del Qatar, proni all’ideologia woke della sinistra radicale americana.
Questa sostituzione è figlia diretta dell’uso della giustizia (tribunali, giudici), proveniente dalle logiche Dem Usa, Paese dove i giudici sono eletti e spesso la loro elezione è sponsorizzata dal Partito democratico o dai magnati della finanza, come è chiaro nell’esempio di Soros.
L’uso della magistratura a fini politici è chiaro ed eclatante anche in questa fase dove si vede Trump accusato di tutto e di più. E’ stato chiaro con la persecuzione giudiziaria di Berlsusconi in Italia. Prosegue con il conflitto italiano tra magistrati e Governo sui migranti.
L’uso della magistratura a fini politici è anche evidente nel mandato di cattura a Putin della Corte penale internazionale che ora, come sta accadendo ovunque, striderà con la necessità di trasformare quello che fino a ieri era il “mostro che siede al Cremlino” in un interlocutore capace di mediare.
Gli strumenti stanno venendo tutti a galla.
Non ci sono più coperture in una guerra mondiale che si sta sviluppando senza limiti e con modalità atipiche, ma che presuppone lucidità di analisi e di intervento, sapendo che ogni azione ha degli effetti, cosa che a quanto pare a Washington e a Bruxelles, da parecchi anni hanno dimenticato.





