Home Politica estera ISRAELE: la peggiore scelta nel momento peggiore

ISRAELE: la peggiore scelta nel momento peggiore

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di Silverio Allocca

L’esercito Israeliano (IDF) ha annunciato che sta chiedendo l’evacuazione di tutti i civili di Gaza City dalle loro case “verso sud”. L’IDF ha dichiarato che “opererà in modo significativo a Gaza City nei prossimi giorni” e che gli abitanti di Gaza “potranno tornare a Gaza City solo quando un altro annuncio lo permetterà” il che, cerchiamo di non prenderci in giro, non avverrà mai. La sfrontatezza di Israele e del suo Governo ha passato il Rubicone del buongusto nel momento in cui, stando ad una nota di agenzia, fa sapere che l’IDF ha dichiarato, rivolgendosi agli abitanti di Gaza, che “Questa evacuazione è per la vostra sicurezza” ammonendoli di “non avvicinarsi alla zona di recinzione con Israele”.

Apparentemente l’ordine di evacuazione sembrerebbe riguardare, contrariamente a quanto le Nazioni Unite hanno dichiarato di avere precedentemente appreso, solo gli abitanti della municipalità di Gaza (677.000 persone secondo la NBC) e non tutti gli abitanti dell’area settentrionale di Gaza, pari ad oltre 1.100.000 persone. Chi sa se per l’ONU l’eventuale “sconto” è tale, se confermato, per considerare la misura adottata dall’IDF possibile senza conseguenze umanitarie, tanto per parafrasare la sua reazione che si era limitata a considerare il tutto come “impossibile senza conseguenze umanitarie devastanti”.

Il tutto, se non vi saranno cambiamenti di “rotta” di cui sinceramente dubito, avverrà palesemente sotto la protezione della squadra d’attacco aeronavale della Marina degli Stati Uniti d’America stazionante al largo delle coste israeliane con in testa la portaerei USS Gerald R. Ford. (In foto)

Viene spontaneo domandarci se questo dispiegamento imponente di forse statunitensi sia casuale o sia stato prontamente attuato in previsione di una azione di questo genere da parte dell’IDF.

La domanda non è oziosa perchè se fosse confermata la seconda ipotesi bisognerebbe rivedere molte cose, a cominciare dal chi ha veramente spinto Hamas a fare ciò che ha fatto e come mai Israele ha dato poco peso alle ripetute segnalazioni ricevute da parte dell’Intelligence egiziana circa un qualcosa di molto grave che si sarebbe verificato ad opera di Hamas da lì a tre giorni: domante pesanti a cui sia Israele che gli Stati Uniti dovrebbero dare una risposta senza limitarsi ad un comodo, troppo comodo “No comment!”

Lo affermo anche alla luce di un’altra strana coincidenza: il luogo dove si è tenuto il Festival nel Negev, quello che ha fatto registrare 200 morti al primo attacco di Hamas, sarebbe stato cambiato all’ultimo momento senza una spiegazione facendolo avvenire in una area prossima al confine con la Striscia di Gaza invece che in una più interna prossima ad una base statunitense : viste le segnalazioni dell’intelligence egiziana è lecito domandarsi perché in quanto … Lusitania docet!

E per quanto riguarda il diritto di guerra: che dire del tempo concesso per l’esodo di centinaia di migliaia di civili consistente in 24 ore (che qualche genio dell’apparato militare ha valutato forse non sufficiente anche se non ancora modificato in base a quanto sappiamo)?

E tutto questo con l’appoggio degli Stati Uniti il cui Presidente ha comunicato attraverso Lloyd Austin “Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo. Saremo al fianco di Israele proprio come siamo al fianco dell’Ucraina!”.

Una frase che, alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina, suona più come una minaccia che come una promessa!

Che dire? La scelta peggiore nel momento peggiore!

Tutto questo non è uno sconto per Hamas, ma il frutto della volontà di capire a che gioco si sta giocando ad un passo da casa nostra.

 

Autore

  • Redazione

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