di Gianvito Caldararo
Nella storica piazza San Giovanni, Landini più che da sindacalista si è espresso come costituzionalista e allievo prediletto del noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, contribuendo a rafforzare il movimento che qualcuno ha definito “dell’Immobilismo costituzionale”. Dopo una breve riflessione sul salario minimo e le difficoltà provocate dall’inflazione alle famiglie dei lavoratori, ha tuonato e lanciato il seguente grido di allarme: “chi vuole cambiare la Costituzione vuole ridurre gli spazi di democrazia”. E chiarisce che chi vuole tale modifica costituzionale sono coloro che pensano “che basti l’uomo della Provvidenza”.
La verità è che Landini, pur prendendo lezione da Gustavo Zagrebelsky, ignora che la nostra Costituzione ha subito modifiche a partire già dall’anno 1963, con la legge costituzionale 27/12/1963 n. 1 e n. 2 e poi, puntualmente il 1967, il 1989, il 1993 e poi fino ai nostri giorni. Il costituzionalista Landini, ignora che il Parlamento Italiano ha sempre sentito la esigenza di mettere mano alla Costituzione per adeguarla al mutar dei tempi. Infatti, nel corso degli anni ha dato vita a diverse Commissioni bicamerali per le riforme istituzionali istituzionali, quali : Commissione Bozzi (1983-1985) – Commissione De Mita -Iotti (1993-1994) ed infine la Commissione D’Alema (1997-1998) fatta naufragare da Silvio Berlusconi.
Da ultimo abbiamo registrato il tentativo della riforma costituzionale del Governo Renzi, che sottoposta al referendum fu bocciata. L’esigenza di procedere alla riforma costituzionale è stata avvertita da sempre. Si ricordano a tal proposito le iniziative del “picconatore” Cossiga e da ultimo il vibrante messaggio del presidente Napolitano, scomparso di recente, in occasione della sua rielezione a Presidente della Repubblica, quando disse testualmente: “Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti…non si sono date soluzioni soddisfacenti; hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi “. Evidenziava di come di fronte a pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, pur faticosamente concordate, poi venivano puntualmente affossate. Ribadiva , inoltre, di aver “speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale”. Tra gli applausi dei grandi elettori affermava, con tono minaccioso, quanto segue: “Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”.
Caro Landini, è assurdo pensare che politici autenticamente di sinistra come Napolitano, Salvi e D’Alema con le loro iniziative di riforma puntassero a ridurre gli spazi della democrazia. Landini, dovrà accontentarsi degli applausi della segretaria del PD, la Elly Schlein, tutta sorridente di fronte ad una piazza così gremita, piena ed entusiastica. Ma alla Schlein, qualcuno gli ha ricordato il vecchio leader socialista Nenni, il quale affermava: “dopo le piazze piene ci sono spesso le urne vuote”. Le prossime elezioni europee diranno la verità, sia per la Schlein ma anche per la Meloni e anche per tutti gli altri.




