Home Opinioni THE MELONI-SUNAK PAIRING AND ‘THE TELEGRAPH’

THE MELONI-SUNAK PAIRING AND ‘THE TELEGRAPH’

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di Silverio Allocca

La notizia è di qualche giorno fa: il quotidiano britannico conservatore The Telegraph il 7 Ottobre 2023 ha ritenuto di pubblicare un editoriale dal significativo titolo “Meloni and Sunak are the power couple that could save Europe from oblivion” in quanto andrebbe loro riconosciuto il merito di “aver saputo cogliere la minaccia rappresentata dall’immigrazione clandestina per le nazioni Occidentali” grazie ad una visione delle cose tale da aver indotto l’editorialista del The Telegraph a ritenere che i due Premier potrebbero perfino “formare una squadra internazionale formidabile” i cui recenti sforzi programmatici avrebbero già fatto intravedere risultati definiti “impressionanti”.

Quello dell’immigrazione sarebbe solo uno dei temi sui quali i due Premier, a detta del The Telegraph, parrebbero avere punti di vista significativamente similari al punto da farci intravedere la possibilità che la Premier italiana sia prossima a replicare, o quanto meno intenzionata a valutare la possibilità di replicare con alcuni Stati africani il “modello Ruanda” introdotto da Sunak, consistente del considerare quel Paese uno Stato sicuro in cui far attendere i migranti in attesa di una risposta alla loro domanda di protezione internazionale: una scelta strategica volta a far sì che chi non ha diritto d’asilo sia indotto ad evitare di lasciare i propri luoghi d’origine.

Scorrendo l’articolo giungiamo alla presa in esame della dichiarazione congiunta affidata ad una lettera aperta che Giorgia Meloni e Rishi Sunak hanno pubblicato il 5 Ottobre 2023 sul Corriere della Sera, in Italia e sul The Times, in Inghilterra, con il titolo “We must stand together against criminal people smugglers” ed il cui testo rende ampia testimonianza delle reali motivazioni di cotanta investitura dei due nani politici che solo i raggi di un Sole alquanto basso sull’orizzonte europeo dei nostri giorni fanno apparire dei giganti.

Una pochezza politica ampiamente testimoniata dall’ipocrisia congiunta di cui è intrisa l’intera dichiarazione finale  in cui tanto il Premier italiano che quello britannico hanno sì ritenuto di descrivere l’emergenza migranti come una crisi “morale e umanitaria”, ma ben guardandosi dal formulare il benché minimo accenno alle cause di questo esodo biblico, preferendo limitarsi a ribadire il consueto principio vetero populista, di facile presa sul proprio elettorato, consistente della consueta sottolineatura del fatto che “È compito degli stati nazionali decidere chi entra in Europa, non dei trafficanti” in quanto “solo così possiamo ricostruire la fiducia dei cittadini italiani e britannici non solo nei confini domestici, ma anche nella cooperazione europea”: un principio sicuramente sacrosanto che avrebbe meritato una maggiore considerazione se fosse stato sposato, come detto, ad una analisi delle cause, o almeno alla promozione di un dibattito su tale aspetto nella sede forse più opportuna, ossia l’Assemblea delle Nazioni Unite.

Comunque sia è la chiosa finale dell’articolo del The Telegraph, ovverosia quella che più di ogni altra cosa merita attenzione per tutto quanto ci riguarda più da vicino come Europei: intendo riferirmi al punto in cui si sottolinea come quanto espresso dai due Capi di Governo indichi una possibile nuova strada per l’Europa, un concetto esplicitato con le seguenti sferzanti parole:  “Non si tratta solo di una dimostrazione di diplomazia compiuta da parte di Sunak e Meloni; mostra anche il potenziale per l’Europa di essere guidata in un modo diverso. Poiché il matrimonio franco-tedesco sembra sull’orlo del collasso, con entrambi i Paesi che devono affrontare il rischio di rivolte populiste, questa potrebbe essere l’occasione perfetta per questa coppia di centro-destra per mostrare ulteriormente i muscoli”, parole cui l’editorialista fa seguire una considerazione a dir poco fuori luogo allorché sottolinea come “L’abissale incapacità dell’UE di forgiare una politica efficace in materia di migrazione e asilo è servita solo a minare l’integrazione europea e a mettere gli Stati membri ai ferri corti. L’Italia e la Germania hanno già litigato sulla questione, mentre la Polonia ha minacciato di porre il veto alla nuova politica di Bruxelles”.

Ovviamente il The Telegraph ha evitato, sprecando l’ennesima buona occasione per poterlo fare, di porre l’accento su come e quando il progetto europeista promosso dalla Francia e dalla Germania si è arenato ed in particolar modo su chi abbia, a tale scopo, cavalcato la tigre dei populismi locali in Italia, in Francia ed in Germania per sabotare quel processo di integrazione che avrebbe regalato al Vecchio Continente, pur tra mille difficoltà, il rango ed il ruolo di una Stato federale finalmente stabilmente coeso in grado di dotarsi di una politica unitaria – soprattutto non etero-dipendente– sia interna che estera, quest’ultima supportata da un esercito federale in grado di godere pure di un potenziale offensivo nucleare (ereditato dalla Francia) e forte di un seggio permanente con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sempre derivato dalla Francia. Un tema questo che ho già ampiamente affrontato in un paio di articoli che con dovizia di particolari hanno stigmatizzato le pesanti pressioni e vere e proprie ingerenze degli Stati Uniti, come del resto testimoniato da tutto quanto avvenuto circa il Nord Stream a partire dalle fasi iniziali della sua progettazione e costruzione, fino alla sua distruzione che più fonti hanno messo in relazione ad una, nella migliore delle ipotesi, tacita connivenza con le forze armate ucraine che a quanto pare sarebbero state le dirette artefici dell’operazione che portato alla distruzione del gasdotto.

Tanto per non parlare della chiusura dell’articolo citato laddove, con un sarcasmo degno di miglior causa, si può leggere: “È ironico che sia la Gran Bretagna post-Brexit, insieme al primo ministro italiano euroscettico, ad aiutare l’UE a capire che la sua incapacità di agire sull’immigrazione illegale avrà conseguenze molto più dannose di qualsiasi risultato referendario”.

Come se tutto questo non bastasse per capire le ragioni della ben poca autorevolezza dell’investitura ufficiale del Premier italiano quale ‘statista del nuovo corso europeo’ da parte del citato quotidiano britannico, una investitura che, alla luce dei fatti, appare più che altro come la conferma di una subalternità totale agli interessi di Washington, si rammenti che il The Telegraph è stato una delle testate giornalistiche che hanno supportato più di altre la Brexit avallando con sicura incompetenza (e parlando di incompetenza gli faccio uno sconto perchè altrimenti dovrei parlare di connivente malafede) una campagna referendaria manipolativa dell’elettorato britannico (non meno affetto del nostro da analfabetismo funzionale) costruita dall’allora Premier inglese, Boris Johnson, con la complicità della Cambridge Analytica, spacciando per verità tutta una serie di menzogne circa i presunti costi per il contribuente britannico della permanenza nella UE, come del resto ha successivamente confermato lo stesso N°10 di Downing Street.

Una campagna promotrice di una Brexit, va doverosamente rammentato, auspicata e caldeggiata senza mezzi termini dalla Casa Bianca che, come detto,  ha sistematicamente puntato con ogni mezzo a mettere in crisi la stabilità di una UE di cui ben poco erano gradite le aspirazioni autonomiste promosse dal binomio fuori controllo Franco-Tedesco rivelatosi poco intenzionato a chinare ulteriormente il capo dinanzi agli Stati Uniti, desideroso come era di promuovere la nascita di una UE caratterizzata da propositi ampiamente deroganti dalle intenzioni che avevano spinto gli USA a promuoverne e supportarne a suo tempo il progetto al solo scopo di rendere più gestibile il dissenso dei singoli Paesi componenti in ambito NATO.

E già che ci siamo che dire dell’Euro, vissuto nel Vecchio Continente (in quanto così spacciato dalla politica locale) come come un momento foriero di quella maggiore integrazione fra i diversi Paesi europei, ma in realtà promosso dagli USA in primis al solo scopo di agevolare il proprio export verso una Europa che, dotata di una valuta unica forte, sarebbe risultata più permeabile alle esportazioni USA e meno favorita nelle sue esportazioni verso gli USA e non solo: in altri termini per limitarne la competitività sui mercati a proprio pressoché esclusivo vantaggio.

In questo senso la citata investitura è giunta da un The telegraph che, sia pure in nome di un incondizionato legittimo atlantismo, di fatto si è posto al servizio degli interessi USA a scapito degli stessi interessi dei cittadini Britannici nonché, in primo luogo, di quelli della Unione Europea.

In altri termini si è trattato di un qualcosa il cui significato è alquanto diverso da quello che si è volto fa credere agli elettori Italiani, non meno che a quelli britannici,  in quanto sta semplicemente a significare che allo stato attuale abbiamo al comando una coppia di perfetti servitori degli interessi USA, non certamente dei rispettivi Paesi e men che mai dell’Europa.

Detto per inciso, ecco che la conferma della beffa ci giunge proprio dalla stessa  ‘autorevole’ fonte allorché prendiamo in esame un altro articolo, questa volta del 3 Ottobre 2023, un articolo il cui titolo è a dir poco irrispettoso dei sacrifici affrontati e che ancora dovranno affrontare i cittadini del Regno Unito: “Abbiamo superato il picco della febbre anti Brexit: la sinistra si sta disamorando dell’Europa“: ci vuol poco a spacciare ora la Brexit per una scelta oculata, ora che dopo che gli States hanno trascinato la UE nel baratro economico che si apre progressivamente, mese dopo mese, dinanzi ai nostri occhi a causa di una strategia sanzionatoria assurda e totalmente fallimentare contro Mosca, in quanto allo stato attuale è giocoforza ben poco appetibile persino per l’europeista sinistra d’Oltremanica un rientro del Regno Unito nella UE dato  che la profonda crisi britannica è per certi versi nulla a confronto del disastro che incombe su tutti di noi.

I miei vivissimi complimenti a Giorgia Meloni!

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  • Redazione

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